Washington, 6 gennaio 2026 – Una svolta importante arriva dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sulle accuse contro il presidente venezuelano Nicolás Maduro. La vecchia storia che lo dipingeva come il capo di un presunto cartello della droga, il famoso Cartel de los Soles, cambia volto. La notizia, arrivata nelle prime ore di lunedì dal New York Times, segna un netto cambio di rotta rispetto alla linea dura adottata durante l’amministrazione Trump nel 2020, quando quella accusa era usata per giustificare sanzioni e pressioni contro Caracas.
Da cartello a sistema di corruzione: cosa cambia
I procuratori federali continuano a puntare il dito contro Maduro, accusandolo di un ruolo chiave in una vasta cospirazione di narcotraffico. Ma la versione del Cartel de los Soles come un’organizzazione rigida e strutturata è stata abbandonata. Nei documenti ufficiali ora si parla di un “sistema di patronato” e di una “cultura della corruzione” che avrebbe permesso a funzionari e militari venezuelani di fare affari con il traffico di droga.
Non è solo un cambio di parole. Solo pochi mesi fa, il Dipartimento di Giustizia descriveva il Cartel de los Soles come un “super-cartello” sudamericano, con Maduro al comando e una struttura simile ai grandi gruppi criminali messicani o colombiani. Oggi invece l’accusa si concentra su una rete informale di complicità e protezioni, senza più dire che Maduro guida direttamente un’organizzazione criminale.
Le origini dell’accusa e il contesto politico
L’idea del Cartel de los Soles era emersa nel marzo 2020, quando l’allora procuratore generale William Barr aveva annunciato una serie di capi d’imputazione contro Maduro e altri alti funzionari venezuelani. In quell’occasione, il Dipartimento di Giustizia aveva offerto una taglia da 15 milioni di dollari per chi avesse fornito informazioni utili alla cattura del presidente venezuelano. L’accusa era netta: Maduro avrebbe guidato per anni un’organizzazione dedita al traffico internazionale di cocaina, con l’appoggio delle forze armate.
La mossa aveva scatenato reazioni forti, sia a Caracas che nel resto del mondo. Maduro aveva respinto tutto, parlando di “una montatura politica” pensata da Washington per giustificare nuove sanzioni e tentativi di destabilizzazione. Nel frattempo, diversi osservatori avevano sottolineato quanto fosse difficile dimostrare l’esistenza stessa del Cartel de los Soles come un’entità a sé stante.
Cosa cambia ora per Maduro e i rapporti con gli Usa
La decisione di rivedere le accuse arriva in un momento delicato per i rapporti tra Stati Uniti e Venezuela. Negli ultimi mesi, l’amministrazione Biden ha mostrato qualche apertura verso Caracas, soprattutto sul tema della crisi migratoria e delle forniture di energia. Questo cambio di passo sul fronte giudiziario potrebbe essere anche un segnale politico per ridurre la tensione.
Fonti vicine all’inchiesta, citate dal New York Times, spiegano che la scelta di abbandonare la versione del cartello nasce anche da ragioni pratiche: “Non c’erano abbastanza prove per sostenere in tribunale l’esistenza di un’organizzazione criminale strutturata guidata direttamente da Maduro”, ha detto un funzionario federale, che ha chiesto di restare anonimo. Resta però l’accusa più ampia: Maduro avrebbe favorito un sistema diffuso di corruzione e traffici illeciti dentro lo Stato venezuelano.
Le reazioni a Caracas e le prospettive per il futuro
A Caracas la notizia è stata accolta con entusiasmo dai sostenitori del governo. Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, ha parlato in conferenza stampa stamattina: “Ancora una volta si dimostra che le accuse contro il nostro presidente erano infondate e mosse solo da interessi politici”. Più cauta la reazione dell’opposizione interna, che continua a denunciare la presenza di reti criminali nelle istituzioni, ma invita Washington a non abbassare la guardia.
A livello internazionale, questa revisione potrebbe influire sulle trattative in corso tra Caracas e alcuni paesi europei per allentare le sanzioni economiche. Solo il tempo dirà se questo passo indietro sarà un vero punto di svolta nei rapporti tra il Venezuela e la comunità internazionale o resterà un episodio isolato in una storia ancora tutta da scrivere.
