Washington, 7 gennaio 2026 – Aldrich H. Ames, ex agente della CIA passato all’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda, è morto il 5 gennaio all’età di 84 anni nel Federal Correctional Institution di Cumberland, nel Maryland. La notizia, confermata dal portavoce del Federal Bureau of Prisons, è stata resa pubblica solo nelle ultime ore. Nei registri ufficiali non è stata specificata la causa del decesso.
Il più grave tradimento nella storia della CIA
Gli esperti lo considerano il responsabile della fuga di informazioni più devastante mai subita dall’intelligence americana. Ames entrò in CIA nel 1962 e per anni lavorò in ruoli importanti sia a Langley che all’estero. Alla fine degli anni Settanta, all’inizio degli Ottanta, iniziò a passare segreti ai servizi sovietici. Secondo l’FBI, le sue rivelazioni portarono all’arresto e all’esecuzione di almeno dieci agenti che lavoravano per gli Stati Uniti o per i loro alleati. “Un tradimento che ha lasciato un segno profondo”, ha detto ieri un ex funzionario dell’agenzia, che ha preferito restare anonimo.
La doppia vita e l’arresto sotto sorveglianza
Ames, originario del Wisconsin, conduceva una vita apparentemente normale. Ma dietro quell’immagine di impiegato modello si nascondeva un doppio gioco che mise in crisi la sicurezza nazionale. Tra il 1985 e il 1994, il periodo più critico, Ames ricevette dai sovietici oltre 2,7 milioni di dollari in contanti e beni di lusso. Il suo cambiamento di stile di vita insospettì i colleghi. “Improvvisamente viveva al di sopra delle sue possibilità”, ha raccontato un investigatore dell’epoca. Dopo mesi di pedinamenti e intercettazioni, l’FBI lo arrestò nel febbraio 1994 davanti a casa sua ad Arlington, Virginia, alle 8:30 del mattino.
Le conseguenze di uno spionaggio devastante
Le informazioni fornite da Ames permisero al KGB di smantellare intere reti di spie occidentali in Urss. Molti agenti finirono davanti ai plotoni d’esecuzione o sparirono nei gulag. “Abbiamo perso uomini e donne coraggiosi”, ha ammesso un portavoce della CIA. Il caso costrinse l’intelligence americana a rivedere le proprie regole: da allora furono introdotti controlli più severi sui conti bancari e sulle attività personali dei dipendenti. Il danno d’immagine fu enorme. Per mesi la stampa parlò di una vera e propria “falla di sistema”.
Il processo e la pena senza appello
Nel luglio 1994, Ames si dichiarò colpevole di spionaggio e cospirazione davanti al tribunale federale di Alexandria. Fu condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Durante il processo non mostrò alcun pentimento: “Ho fatto ciò che ritenevo giusto per me stesso”, disse ai giudici. La moglie, Rosario Casas Dupuy, coinvolta nell’inchiesta, fu condannata a cinque anni di carcere.
Gli ultimi anni dietro le sbarre
Negli ultimi trent’anni Ames è rimasto lontano dai riflettori. Detenuto nel carcere federale del Maryland, riceveva poche visite. Secondo fonti interne, passava le giornate leggendo e scrivendo lettere ai pochi amici rimasti. “Non parlava quasi mai del passato”, ha raccontato un ex compagno di cella. La sua morte segna la fine di una delle pagine più oscure della storia dei servizi segreti americani.
Un’eredità che divide
Ancora oggi, il nome di Aldrich Ames suscita reazioni contrastanti tra chi lavora nell’intelligence. Per molti è il simbolo del tradimento; per altri, un monito sui pericoli di fidarsi troppo all’interno delle agenzie. “La lezione è che nessuno è immune dal sospetto”, ha detto ieri un analista della RAND Corporation. A più di trent’anni dall’arresto, le ferite lasciate dal suo tradimento non si sono mai davvero rimarginate.
