La crisi del Venezuela conquista i cinema italiani

La crisi del Venezuela conquista i cinema italiani

La crisi del Venezuela conquista i cinema italiani

Giada Liguori

Gennaio 7, 2026

Roma, 7 gennaio 2026 – Arriva nelle sale italiane dall’8 gennaio “Hambre”, il primo film della regista venezuelana Joanna Cristina Nelson, coprodotto con l’Italia e distribuito da LSPG Popcorn. Un’uscita che arriva in un momento particolare: proprio in questi giorni il Venezuela è di nuovo al centro dell’attenzione internazionale. Il presidente statunitense Donald Trump ha infatti portato davanti a un tribunale americano il leader di Caracas, Nicolás Maduro, scatenando nuove tensioni e riaccendendo i riflettori sulla crisi del paese sudamericano.

Due giovani, una crisi che non dà tregua

“Hambre” nasce da un progetto precedente di Nelson, il cortometraggio premiato “Harina” del 2018. Se allora si raccontavano cinque storie, questa volta la regista si concentra su due personaggi: Roberto e Selina, ex compagni di scuola che si ritrovano a una festa di Natale dopo anni di silenzio. Tra loro c’è ancora un’attrazione sospesa nel tempo, che si risveglia in mezzo a una realtà segnata da povertà crescente e delusione.

Selina, figlia di italiani di seconda generazione – come tanti tra i venezuelani più benestanti – non ce la fa più a sopportare la crisi economica che sta distruggendo il paese. “Sto pensando di cercare un matrimonio di convenienza in Italia, pur di andarmene”, confida in una scena chiave del film. Roberto, invece, lavora come ingegnere al ministero dei trasporti e resta fedele agli ideali della rivoluzione chavista. “Non voglio partire, credo ancora che qui si possa cambiare qualcosa”, dice agli amici, anche se un incarico all’estero lo stuzzica.

La fuga che divide e il peso della realtà

Il conflitto tra la frustrazione silenziosa di Selina e la lealtà testarda di Roberto è il cuore pulsante della storia. La regista evita facili sentimentalismi o melodrammi: preferisce una narrazione sobria, fatta di dialoghi misurati e sguardi che parlano più delle parole. Sullo sfondo, la crisi venezuelana si sente in ogni dettaglio – dalle lunghe file per il pane ai blackout improvvisi – senza mai diventare un comizio o un documento.

Secondo le Nazioni Unite, oltre due milioni di venezuelani hanno lasciato il paese negli ultimi anni. Un esodo silenzioso che “Hambre” racconta con realismo. “Non è solo fame di cibo, è fame di futuro”, ha spiegato Nelson alla presentazione romana del film. La scelta di concentrarsi su due personaggi permette di entrare più a fondo nei sentimenti, mostrando come la crisi abbia cambiato le vite e i rapporti delle persone.

Tra petrolio, violenza e politica: il Venezuela dietro le quinte

Anche se il film segue le vicende personali dei due giovani, il contesto politico e sociale resta sempre presente. Il dibattito tra Roberto e Selina tocca temi ideologici, mentre nelle pieghe del racconto emergono la dispersione delle ricchezze petrolifere e la presenza delle bande armate. “Non serve mostrare tutto – ha detto la regista – basta un dettaglio fuori posto per capire che qui la normalità è diventata un lusso”.

Il Venezuela che si vede in “Hambre” è un paese sospeso tra passato e futuro, dove le scelte personali si intrecciano con una storia piena di contraddizioni. Il film non dà risposte facili né giudizi netti: preferisce lasciare spazio alle domande, alle incertezze, alle speranze che resistono nonostante tutto.

Cinema indipendente in lotta contro i colossi

Nonostante il tema attuale e la forza della narrazione, “Hambre” rischia di restare un prodotto di cinema indipendente, schiacciato dalla concorrenza delle grandi produzioni internazionali. Eppure, come sottolineano diversi critici, è un film che vale la pena vedere: “Racconta il Venezuela meglio di tanti articoli o reportage televisivi”, ha scritto su X (ex Twitter) il giornalista Marco D’Amico dopo l’anteprima milanese.

La distribuzione LSPG Popcorn punta sul passaparola e sulla sensibilità del pubblico italiano verso le storie di migrazione e resistenza. Le prime proiezioni sono a Roma (Cinema Farnese), Milano (Anteo) e Torino (Greenwich Village), con incontri con la regista e dibattiti aperti.

Mentre il Venezuela torna sotto i riflettori per motivi politici e giudiziari, “Hambre” offre uno sguardo diverso: quello di una quotidianità ferita ma ancora capace di sperare. Un film che parla di fame – sì – ma anche di dignità e scelte difficili.