Padova, 7 gennaio 2026 – Una microalga che vive negli oceani, la Nannochloropsis gaditana, è stata osservata mentre usa la luce invisibile del “rosso lontano” per fare la fotosintesi. La scoperta, pubblicata oggi sulla rivista New Phytologist, arriva dal gruppo di Tomas Morosinotto e Nicoletta La Rocca del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova. Potrebbe cambiare il modo in cui pensiamo agli adattamenti degli organismi fotosintetici e aprire nuove strade per la produzione di biocarburanti.
Un’alga comune che nasconde un talento inatteso
Fino a poco tempo fa, si credeva che solo pochi microrganismi, quelli abituati a condizioni estreme come sorgenti termali o le profondità marine, potessero usare la radiazione far-red – una luce invisibile all’occhio umano, fatta di fotoni a bassa energia. “Si pensava che la luce oltre il visibile non avesse abbastanza energia per far scattare la fotosintesi,” spiega Nicoletta La Rocca, coautrice dello studio. Ma i dati raccolti nei laboratori di Padova raccontano un’altra storia.
La protagonista è la Nannochloropsis gaditana, una microalga minuscola, lunga appena 2-4 micrometri, con un colore che varia dal verde al giallo. È già nota per accumulare acidi grassi polinsaturi, carotenoidi e vitamine, caratteristiche che la rendono preziosa per l’industria dei biocarburanti e degli integratori alimentari. Ora però si scopre che ha un asso in più nella manica.
La scoperta che arriva da Padova
“Abbiamo dimostrato che questa microalga può usare i fotoni far-red, anche se hanno poca energia, senza dover produrre nuovi pigmenti o proteine specifiche come fanno di solito gli altri organismi,” racconta Elisabetta Liistro, prima autrice dello studio. Il trucco sta in una modifica delle membrane del cloroplasto – il “motore” della fotosintesi – e in una riorganizzazione degli organelli interni.
Un dettaglio sorprendente: la Nannochloropsis gaditana si adatta alla luce visibile debole senza dover ricorrere a complicate strategie biochimiche. “Questo fa capire che la varietà di modi in cui gli organismi fotosintetici si adattano all’ambiente è molto più ampia di quanto pensassimo,” aggiunge La Rocca.
Cosa cambia per la biodiversità e l’industria
Questa scoperta allarga la nostra visione sulle strategie evolutive che gli esseri viventi usano per sfruttare fonti di luce a bassa energia. Morosinotto spiega: “È importante per capire meglio il ciclo del carbonio e prevedere quanto possono rendere le colture, soprattutto in spazi chiusi come i fotobioreattori.” Qui, dove le microalghe spesso si fanno ombra a vicenda, riuscire a usare anche la luce più debole può fare la differenza.
Non è solo teoria. Le applicazioni pratiche sono già in vista: dalla produzione di biocarburanti alla coltivazione di microalghe ricche di omega 3 per integratori alimentari. “Questa ricerca mostra che anche le lunghezze d’onda con poca energia contribuiscono molto alla fotosintesi in vari organismi,” sottolinea La Rocca.
Nuove sfide per la ricerca
Il lavoro del team padovano apre nuove domande: se una microalga così comune riesce a sfruttare il rosso lontano, quante altre specie potrebbero fare lo stesso senza che nessuno se ne sia accorto? Per scoprirlo serviranno altri studi, in laboratorio e sul campo.
Per ora, il risultato pubblicato su New Phytologist segna un passo avanti nella conoscenza dei meccanismi della vita microscopica negli oceani e offre spunti concreti per innovare in campo energetico e ambientale. “Abbiamo ancora tanto da scoprire sulle potenzialità delle microalghe,” confida Morosinotto. E forse, proprio tra le onde invisibili del rosso lontano, si nasconde una chiave per il futuro della fotosintesi.
