Pezeshkian avverte la polizia: ‘Rispetto per i manifestanti pacifici’

Pezeshkian avverte la polizia: 'Rispetto per i manifestanti pacifici'

Pezeshkian avverte la polizia: 'Rispetto per i manifestanti pacifici'

Matteo Rigamonti

Gennaio 7, 2026

Teheran, 7 gennaio 2026 – Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha chiesto alle forze di sicurezza di non intervenire contro i manifestanti pacifici, facendo una chiara distinzione tra chi protesta e chi invece si rende responsabile di violenze. La decisione, annunciata ieri sera al termine della riunione di gabinetto, arriva in un momento di crescente tensione nelle principali città del Paese, dove nelle ultime settimane si sono susseguite numerose manifestazioni.

Pezeshkian ordina: “Nessun intervento contro i manifestanti pacifici”

L’agenzia Mehr riporta che il presidente Pezeshkian ha dato indicazioni precise: “Non devono essere prese misure di sicurezza contro chi partecipa alle manifestazioni”, ha spiegato il vicepresidente esecutivo Mohammad Jafar Ghaempanah. La dichiarazione è arrivata poco dopo le 19, al termine di una giornata segnata da cortei spontanei a Teheran e in città come Mashhad e Isfahan.

Questa posizione rappresenta un cambio di passo rispetto al passato. Finora, le autorità avevano spesso risposto con durezza anche alle proteste pacifiche. Adesso, invece, il messaggio è chiaro: prudenza e rispetto per chi manifesta senza violenza. “Dobbiamo distinguere tra chi protesta e chi compie atti violenti”, ha ribadito Ghaempanah davanti ai giornalisti.

Manifestanti e rivoltosi: dove passa il confine

Il governo, tramite il vicepresidente, ha voluto mettere nero su bianco il confine tra manifestanti e rivoltosi. “Chi usa armi da fuoco, coltelli o machete e attacca stazioni di polizia o siti militari è un rivoltoso”, ha detto Ghaempanah, sottolineando che solo contro questi ultimi saranno prese misure di sicurezza. L’idea è evitare che la situazione degeneri e garantire il diritto alla protesta.

Negli ultimi giorni, secondo fonti locali, si sono registrati episodi isolati di violenza durante alcune manifestazioni. In particolare, nella notte tra sabato e domenica, un gruppo ha tentato di forzare l’ingresso di una caserma a Shiraz. La polizia ha fermato cinque persone, senza riportare feriti gravi.

Clima teso ma controllato nelle città iraniane

La posizione di Pezeshkian è stata accolta con cautela dagli osservatori internazionali. Alcuni attivisti per i diritti umani temono che la distinzione tra manifestanti e rivoltosi possa essere usata in modo arbitrario dalle forze dell’ordine. “Si rischia che il termine ‘rivoltoso’ venga applicato a chiunque dia fastidio”, ha detto un portavoce del Centro per i Diritti Umani in Iran.

A Teheran, intanto, la tensione resta alta ma sotto controllo. Ieri pomeriggio, in piazza Enghelab, piccoli gruppi di studenti si sono radunati intorno alle 16 per chiedere riforme politiche e più libertà civili. La polizia era presente, ma in modo discreto: nessun intervento diretto, solo controlli ai varchi. “Siamo qui per far sentire la nostra voce, non per creare problemi”, ha raccontato Amir, 22 anni, studente universitario.

Un segnale politico in un momento delicato

La scelta di Pezeshkian arriva in un periodo particolarmente delicato per l’Iran. Il Paese sta vivendo una fase di transizione dopo le elezioni di giugno, che hanno visto la vittoria dello stesso presidente con un programma riformista. Le aspettative sono alte: molti chiedono più diritti civili e maggiore trasparenza nelle istituzioni.

Secondo alcuni analisti locali, la decisione di non reprimere le proteste pacifiche è un tentativo di calmare gli animi e mostrare un governo più disponibile al dialogo. Resta però da capire come questa linea verrà messa in pratica. “Il rischio è che la situazione sfugga di mano se tornano a verificarsi episodi di violenza”, avverte il politologo Reza Shafiei.

Il futuro della protesta in Iran: una linea sottile

Per ora, la parola d’ordine è prudenza. Le autorità vogliono evitare scontri con i manifestanti pacifici, ma non escludono interventi duri contro chi oltrepassa i limiti. Nei prossimi giorni sono attese nuove manifestazioni in diverse città. Il clima resta incerto, mentre la società civile osserva con attenzione ogni mossa del governo.

In questo quadro complesso, la distinzione tra manifestanti e rivoltosi diventa il vero banco di prova per la nuova amministrazione Pezeshkian. Solo il tempo dirà se il rispetto per il diritto alla protesta sarà davvero garantito o resterà solo una promessa.