Milano, 7 gennaio 2026 – Sono entrate nel vivo le trattative tra Pirelli e Sinochem, mentre il governo italiano sta pensando a nuove mosse per limitare l’influenza del socio cinese nella storica azienda milanese. Dopo le voci uscite sul Financial Times riguardo a un possibile blocco dei diritti di voto, nelle ultime ore Bloomberg ha rilanciato l’attenzione sulle varie opzioni sul tavolo. Tra queste, secondo fonti vicine alla vicenda, c’è anche l’ipotesi che Sinochem riduca la sua quota dal 34% attuale a circa il 10%. Una mossa che farebbe del gruppo cinese un semplice investitore passivo e potrebbe sbloccare l’impasse causato dalle restrizioni statunitensi sui componenti tecnologici di origine cinese.
Sinochem e Pirelli: una partecipazione che fa discutere
L’ingresso di Sinochem in Pirelli risale al 2015, quando il colosso cinese ha acquisito una fetta importante della società, diventandone il primo azionista. Oggi detiene il 34% del capitale e ha un peso decisivo sulle scelte del gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera. Ma le tensioni geopolitiche e le pressioni americane hanno complicato le cose. Washington ha imposto limiti sull’uso di componenti tecnologici legati alla Cina, una stretta che ha colpito direttamente anche Pirelli, soprattutto nelle sue linee di produzione più all’avanguardia.
Le strade possibili: meno quota o addio definitivo
Bloomberg riferisce che la pista più concreta è quella di una riduzione della partecipazione di Sinochem sotto la soglia del 10%. Così il gruppo cinese diventerebbe un investitore passivo secondo le regole italiane ed europee, perdendo il potere di influenzare le decisioni strategiche. Una soglia che, spiegano addetti ai lavori a Milano, permetterebbe a Pirelli di superare il blocco regolatorio e tranquillizzare sia il governo italiano sia i partner internazionali. L’ipotesi che Sinochem venda tutto il pacchetto azionario è invece vista come poco probabile: “Non è mai stata davvero presa in considerazione”, racconta una fonte che segue da vicino la questione.
Il governo italiano in prima linea tra politica e diplomazia
Il caso Pirelli è monitorato con attenzione da Palazzo Chigi e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha già fatto ricorso ai poteri speciali del golden power per limitare il ruolo cinese sulle tecnologie sensibili dell’azienda. “Proteggere gli asset strategici italiani è una priorità”, ha detto un funzionario del Mimit nei giorni scorsi. Il blocco dei diritti di voto di Sinochem, ipotesi che ha fatto discutere nelle ultime settimane, è solo uno degli strumenti a disposizione. Ridurre la quota sarebbe invece una soluzione più stabile e meno problematica sul piano diplomatico.
Mercati in fibrillazione, futuro di Pirelli in bilico
A Piazza Affari, il titolo Pirelli ha mostrato una certa instabilità nelle ultime sedute, con volumi in crescita e oscillazioni legate alle notizie sulle trattative. Gli investitori seguono con attenzione: “Serve chiarezza sulla governance per garantire il futuro industriale del gruppo”, spiega un analista milanese. Sullo sfondo resta il nodo delle forniture tecnologiche e della competitività internazionale. La presenza cinese ha portato risorse e accesso a nuovi mercati, ma oggi rischia di diventare un ostacolo per l’innovazione.
Cosa succederà: decisione attesa entro il primo trimestre
Fonti vicine al dossier dicono che una scelta sulla riduzione della quota di Sinochem potrebbe arrivare entro la fine del primo trimestre 2026. Le trattative vanno avanti serrate tra Milano, Pechino e Roma. Solo allora si capirà se Pirelli potrà mettere da parte le incertezze e rilanciare la sua strategia industriale senza i vincoli delle tensioni geopolitiche. Nel frattempo, tutti gli occhi restano puntati su via Bicocca e sulle mosse che farà il governo italiano.
