Roma, 7 gennaio 2026 – Nel terzo trimestre del 2025, i dati diffusi oggi dall’Istat raccontano di un’Italia dove il potere d’acquisto delle famiglie è in crescita. Ma c’è un dato che colpisce: la propensione al risparmio è salita ai livelli più alti dal 2009, escluso il periodo della pandemia. Eppure, la spesa per i consumi resta fiacca, segno di una prudenza che sembra ormai ben radicata nelle case degli italiani.
Reddito in crescita, consumi fermi: le famiglie fanno i conti
Nel dettaglio, il reddito disponibile delle famiglie è salito del 2% rispetto al trimestre precedente. Un segnale che fa pensare a una maggiore possibilità di spesa, confermata anche dall’aumento dell’1,8% del potere d’acquisto. Ma i consumi finali sono cresciuti solo dello 0,3%. “Le famiglie preferiscono mettere da parte una fetta più grande del proprio reddito”, spiegano dall’Istat. “Forse per paura del futuro o perché l’inflazione, seppur in calo, si sente ancora”.
La propensione al risparmio – cioè la parte di reddito che non viene spesa – ha toccato l’11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Un livello che non si vedeva da quindici anni, a parte la parentesi Covid. “È un segnale di prudenza”, commenta un analista di Nomisma, “ma anche un riflesso di un’economia che resta complicata”.
Tasse più leggere, ma deficit in salita
Sul fronte delle finanze pubbliche, la pressione fiscale nel terzo trimestre 2025 è scesa al 40%, meno di 0,8 punti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un risultato che arriva dopo le misure del governo per alleggerire il peso su famiglie e imprese.
Ma non è tutta rosa e fiori. Il deficit è salito al 3,4%, contro il 2,3% del terzo trimestre 2024. Questo aumento tiene conto sia delle maggiori spese dello Stato sia di entrate fiscali leggermente più basse. Il saldo primario – ovvero l’indebitamento al netto degli interessi – resta positivo, ma cala allo 0,4% del Pil, rispetto all’1,6% dello stesso periodo dell’anno prima.
Saldo corrente in calo, l’attenzione resta alta
Anche il saldo corrente – che indica la differenza tra entrate e uscite correnti – si mantiene positivo, ma scende all’1,3% del Pil rispetto al 2,2% dell’anno precedente. “La situazione dei conti pubblici resta sotto controllo, ma è un punto a cui guardare con attenzione”, ammette un funzionario del Ministero dell’Economia. “Soprattutto con le scadenze europee alle porte”.
Economisti divisi: tra speranza e prudenza
Gli esperti guardano con cautela ai dati. “Un aumento del risparmio è normale dopo anni difficili”, dice Carlo Bianchi, docente di Economia all’Università di Roma Tre. “Ma senza una ripresa dei consumi, rischiamo una crescita debole anche nei mesi a venire”. Concordano anche i rappresentanti delle associazioni dei consumatori. “Le famiglie hanno più soldi, ma preferiscono non spenderli”, osserva Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori.
In sostanza, il quadro tracciato dall’Istat mostra un Paese che cerca di mettere solide basi economiche, ma resta prudente nelle scelte quotidiane. Solo i prossimi mesi diranno se questo maggior risparmio si trasformerà in nuovi investimenti o continuerà a frenare la ripresa dei consumi.
