Roma, 7 gennaio 2026 – Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rilanciato oggi, durante la riunione dei Ministri degli Esteri del G7 dedicata a Venezuela e Ucraina, la richiesta di liberazione dei cittadini italiani detenuti nelle carceri venezuelane. L’incontro si è svolto in videoconferenza, con collegamenti tra le principali capitali occidentali, mentre a Caracas la situazione resta tesa e incerta.
Tajani spinge per la liberazione degli italiani in Venezuela
“Ho ribadito con forza la necessità di liberare i nostri connazionali rinchiusi nelle prigioni venezuelane, a cominciare da Alberto Trentini, Mario Burlò, Luigi Gasperin e Biagio Pilieri”, ha scritto Tajani in un post pubblicato nel pomeriggio su X (ex Twitter). Il ministro ha trovato terreno fertile nel Segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha confermato il sostegno degli Stati Uniti alla causa dei prigionieri politici. “Il tema è stato affrontato senza giri di parole”, ha raccontato una fonte diplomatica italiana. “Tutti sono d’accordo: nessun progresso nei rapporti con Caracas potrà arrivare senza segnali concreti”.
Fonti della Farnesina riferiscono che i quattro italiani sono detenuti da mesi, in alcuni casi da anni, con accuse che le famiglie e le ong definiscono “pretestuose”. I loro legali denunciano condizioni di detenzione difficili: celle sovraffollate, assistenza medica quasi assente, visite concesse con il contagocce. La storia di Biagio Pilieri, ex deputato di origini italiane, è seguita da vicino anche dal Parlamento europeo.
La comunità italiana in Venezuela tra difficoltà e speranze
Nel corso dell’incontro, Tajani ha sottolineato anche l’urgenza di “assicurare una transizione pacifica in Venezuela” e di “proteggere la numerosa comunità italiana nel Paese”. Secondo il Ministero degli Esteri, gli italiani residenti stabilmente in Venezuela sono più di 140mila, soprattutto a Caracas, Maracaibo e Valencia. Negli ultimi anni, molti hanno segnalato problemi sempre più gravi: difficoltà nell’accesso ai servizi consolari, problemi di sicurezza e una moneta locale in costante svalutazione.
“Non possiamo lasciare soli i nostri connazionali”, ha ribadito Tajani ai colleghi del G7. Ha chiesto che la questione rimanga alta nell’agenda dei prossimi incontri multilaterali. “La situazione è fragile”, ha ammesso un funzionario della Farnesina. “Ogni passo va fatto con estrema cautela”.
Il gioco internazionale sul Venezuela si fa duro
Il dossier Venezuela è tornato al centro dell’attenzione internazionale dopo le elezioni contestate dello scorso anno e il ritorno delle tensioni tra governo e opposizione. Gli Stati Uniti hanno confermato il sostegno alle sanzioni contro il regime di Nicolás Maduro, mentre l’Unione Europea si dice pronta a valutare nuove misure se non ci saranno aperture sui diritti umani. “Siamo preoccupati per la deriva autoritaria”, ha detto il Segretario di Stato Rubio durante la riunione, secondo fonti diplomatiche.
In Italia, le associazioni degli italiani all’estero hanno accolto con favore l’intervento del ministro. “Finalmente una presa di posizione chiara”, ha commentato Giovanni Di Stefano, presidente del Comites di Caracas. “Le famiglie aspettano risposte da troppo tempo”. Anche l’Associazione Nazionale Italiani nel Mondo (ANIM) ha apprezzato l’iniziativa, ma ha chiesto di passare dalle parole ai fatti.
Prossimi passi: la Farnesina non molla
Nei prossimi giorni, spiegano dalla Farnesina, si intensificheranno i contatti con le autorità venezuelane e con le organizzazioni internazionali sul territorio. L’obiettivo è chiaro: ottenere la liberazione degli italiani detenuti e garantire sicurezza per tutta la comunità. “Non ci fermeremo finché non vedremo risultati concreti”, ha assicurato Tajani in serata.
Intanto, a Caracas, le famiglie dei prigionieri aspettano sviluppi. “Ogni giorno che passa è più difficile”, ha detto la sorella di uno dei detenuti, raggiunta al telefono poco dopo la fine della riunione del G7. “Speriamo che questa volta qualcosa si muova davvero”.
