Scoperta straordinaria: filamenti caotici avvolgono la più grande culla di pianeti mai vista

Scoperta straordinaria: filamenti caotici avvolgono la più grande culla di pianeti mai vista

Scoperta straordinaria: filamenti caotici avvolgono la più grande culla di pianeti mai vista

Matteo Rigamonti

Gennaio 7, 2026

Roma, 7 gennaio 2026 – Una culla di pianeti senza precedenti, estesa per quasi 645 miliardi di chilometri – circa quaranta volte il diametro del nostro Sistema Solare – è stata catturata dal telescopio spaziale Hubble in una serie di immagini che stanno già facendo parlare tutta la comunità scientifica. Il disco protoplanetario, chiamato IRAS 23077+6707, si trova a circa 1.000 anni luce dalla Terra e, secondo gli esperti, è uno degli ambienti più turbolenti e insoliti mai visti mentre i pianeti si formano.

Un disco protoplanetario che rompe gli schemi

Le nuove foto, pubblicate su The Astrophysical Journal da un gruppo guidato dal Centro di Astrofisica Harvard & Smithsonian, mostrano una struttura sorprendente: filamenti lunghi e disordinati che si allungano in modo asimmetrico dal disco. “Il livello di dettaglio che stiamo vedendo è raro per immagini di dischi protoplanetari”, spiega Kristina Monsch, prima autrice dello studio. Per Monsch, queste osservazioni fanno pensare che i dischi protoplanetari possano essere “molto più attivi e caotici di quanto immaginassimo”.

Il disco, soprannominato in modo scherzoso dagli scopritori ‘Chivito di Dracula’ – un omaggio alle radici transilvane e uruguaiane del team (il chivito è un panino tipico dell’Uruguay) – era stato individuato per la prima volta nel 2016. Solo ora, però, grazie alla luce visibile catturata da Hubble, si è riusciti a studiarne la struttura con una precisione mai vista prima.

Filamenti da un solo lato e tanta materia

Le immagini hanno colpito gli astronomi per l’altezza dei filamenti che emergono dal disco. Un aspetto che ha sorpreso è la loro distribuzione: “Sono visibili solo da un lato, mentre l’altro mostra un bordo molto più netto”, aggiunge Monsch. Questa stranezza potrebbe fornire nuovi indizi sui meccanismi fisici dietro la formazione dei pianeti.

Non meno importante è la quantità di materiale presente nel disco: le stime parlano di una massa tra 10 e 30 volte quella di Giove. Questo rende IRAS 23077+6707 un vero e proprio laboratorio naturale per studiare come nascono sistemi planetari complessi. Gli studiosi sottolineano che una simile abbondanza di gas e polveri potrebbe portare alla formazione di pianeti giganti o addirittura di un intero sistema planetario.

Hubble continua a stupire nella ricerca spaziale

Questo risultato è un nuovo successo per il telescopio Hubble, frutto della collaborazione tra NASA e Agenzia Spaziale Europea. Nonostante i suoi oltre trent’anni di servizio, Hubble continua a fornire dati preziosi e immagini nitide, che permettono agli scienziati di spingersi sempre più in là nella conoscenza dell’universo. “Stiamo guardando il disco quasi di taglio”, dice Monsch, spiegando che questa angolazione ha permesso di scorgere dettagli altrimenti nascosti.

Secondo gli autori dello studio, le forme asimmetriche e il caos del ‘Chivito di Dracula’ potrebbero dipendere da interazioni con stelle vicine o da processi interni ancora poco chiari. Solo altre osservazioni potranno dire se si tratta di un caso isolato o di un fenomeno più comune nell’universo.

Nuove domande sulla nascita dei pianeti

La scoperta apre nuovi interrogativi sulle condizioni necessarie perché i pianeti si formino in ambienti così estremi. Gli scienziati si chiedono se quei filamenti così evidenti possano influenzare davvero la nascita e l’evoluzione dei corpi celesti dentro il disco. “Queste immagini ci costringono a rivedere alcune delle nostre idee”, ammette uno dei ricercatori.

Per ora, il ‘Chivito di Dracula’ resta sotto stretta osservazione. Gli astronomi sperano che future missioni, magari con strumenti ancora più potenti, possano rivelare nuovi dettagli di questa gigantesca culla cosmica. Nel frattempo, la comunità scientifica guarda a queste immagini di Hubble come a una nuova finestra aperta sull’infanzia dei pianeti.