Milano, 7 gennaio 2026 – Basterà una semplice goccia di sangue da un dito per rivoluzionare la diagnosi della malattia di Alzheimer? Potrebbe essere così, secondo uno studio appena pubblicato su Nature Medicine. A guidare la ricerca è Nicholas Ashton dell’Università di Goteborg, con la collaborazione dell’italiano Daniele Altomare, ricercatore dell’Irccs San Giovanni di Dio Fatebenefratelli e dell’Università di Brescia. I primi test su 337 persone mostrano un’accuratezza dell’86%, un risultato che si avvicina ai metodi tradizionali ma con meno invasività e costi più contenuti.
Diagnosi più semplice, senza complicazioni
Il segreto sta nell’analizzare alcuni biomarcatori nel sangue, in particolare la proteina p-tau217, considerata come una “firma” dell’Alzheimer. La novità? Basta una goccia di sangue dal polpastrello, fatta asciugare su carta. Un gesto che ricorda il test glicemico per i diabetici, ma con un impatto potenzialmente enorme per individuare la malattia nelle sue prime fasi. “Abbiamo trovato una forte corrispondenza tra i livelli di p-tau217 nel campione essiccato e quelli rilevati con i metodi tradizionali”, ha spiegato Altomare. Non solo: anche altri due marcatori, GFAP e NfL, sono stati identificati con successo usando questo metodo.
Risultati incoraggianti, ma serve ancora tempo
Con i dati raccolti da 337 partecipanti – tra malati e persone sane – il test raggiunge un’accuratezza dell’86%, quasi pari a quella dei prelievi di liquido spinale o della scintigrafia cerebrale. Tuttavia, come sottolineano gli autori, ci vorranno ancora molte verifiche prima che questa tecnica possa essere usata su larga scala. “Siamo ancora in fase sperimentale”, ammette Ashton, “ma i risultati ci spingono a continuare”. Il bello è che il prelievo è rapido e semplice: una goccia di sangue dal dito, pochi secondi, senza dolore. Un vantaggio enorme per superare gli ostacoli che oggi rallentano una diagnosi precoce.
Un salto avanti per costi e accesso alle cure
Oggi, per diagnosticare l’Alzheimer, si ricorre a procedure complesse e costose: la puntura lombare per il liquido cerebrospinale o esami di imaging come la PET. Tecniche invasive, impegnative e spesso non disponibili al di fuori dei grandi centri. Un test del sangue rapido, magari fatto in farmacia o a casa, cambierebbe tutto. “Ridurre i costi e semplificare la diagnosi è fondamentale”, spiega Altomare. Secondo l’OMS, nel mondo ci sono oltre 55 milioni di persone con demenza, e il 60-70% di questi casi è Alzheimer.
Cosa ci aspetta nei prossimi anni
I ricercatori puntano ora a confermare il test su un numero più ampio di persone e in situazioni diverse, per capire se funziona altrettanto bene ovunque. Solo allora potremo pensare a una diffusione su larga scala. “Non possiamo ancora parlare di rivoluzione”, precisa Ashton, “ma stiamo lavorando per farla diventare realtà”. Intanto, la comunità scientifica guarda con attenzione ai risultati pubblicati su Nature Medicine: una goccia di sangue potrebbe davvero cambiare il modo di combattere l’Alzheimer. Tuttavia, come spesso succede nella ricerca, ci vorrà tempo e pazienza prima che questa speranza diventi una pratica quotidiana.
