Trump annuncia: Caracas pronta a inviarci 30-50 milioni di barili di petrolio

Trump annuncia: Caracas pronta a inviarci 30-50 milioni di barili di petrolio

Trump annuncia: Caracas pronta a inviarci 30-50 milioni di barili di petrolio

Matteo Rigamonti

Gennaio 7, 2026

Washington, 7 gennaio 2026 – Nella serata di ieri, con un post su Truth Social alle 21.30 ora italiana, Donald Trump, ex presidente e candidato repubblicano, ha lanciato un annuncio che ha subito fatto rumore. Ha dichiarato che le autorità di transizione in Venezuela consegneranno agli Stati Uniti tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità, esenti da sanzioni internazionali. La notizia, diffusa direttamente dal tycoon, ha acceso il dibattito sia a Washington che a Caracas. Fonti diplomatiche americane, però, non hanno ancora confermato ufficialmente l’intesa.

Petrolio venezuelano, un nuovo capitolo

Trump ha scritto: “Sono lieto di annunciare che le autorità di transizione in Venezuela forniranno agli Stati Uniti tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità, esenti da sanzioni”. La partita energetica tra i due Paesi sembra così aprirsi a una fase nuova. L’ex presidente ha precisato che il petrolio sarà “venduto al prezzo di mercato” e che il ricavato sarà gestito da lui, “in qualità di Presidente degli Stati Uniti d’America”, per assicurare che i fondi vadano “a beneficio del popolo venezuelano e degli Stati Uniti”.

Non sono stati forniti dettagli su come e quando avverrà la consegna. Il riferimento alle “autorità di transizione” fa pensare a un ruolo diretto delle forze politiche venezuelane contrarie al regime di Nicolás Maduro. Da Caracas, però, nessuna conferma ufficiale: solo una risposta cauta del ministero degli Esteri, che ha detto di “non commentare trattative in corso”.

Un annuncio che scuote la diplomazia

La notizia arriva in un momento delicato tra Venezuela e Stati Uniti. Dopo anni di sanzioni e isolamento, il governo Maduro aveva aperto negli ultimi mesi a colloqui con Washington, soprattutto sul fronte energetico. Ma menzionare le “autorità di transizione” fa pensare che l’accordo sia stato trattato con l’opposizione venezuelana, forse nell’ambito di negoziati internazionali.

A Washington, dalla Casa Bianca nessuna parola ufficiale. Un funzionario del Dipartimento di Stato, contattato alle 23.15 ora italiana, si è limitato a dire che “gli Stati Uniti sostengono una transizione pacifica e democratica in Venezuela”, senza commentare direttamente l’annuncio di Trump.

Reazioni tra scetticismo e attesa

Tra gli esperti del settore energetico americani la notizia ha suscitato cautela. Daniel Yergin, vicepresidente di S&P Global e figura di riferimento nel petrolio, ha detto che “un accordo di queste dimensioni potrebbe avere un impatto immediato sui mercati, ma servono conferme ufficiali da parte di Washington e Caracas”. Anche l’economista venezuelano Luis Oliveros, su X (ex Twitter), ha sottolineato un punto critico: “La vera questione è chi controllerà i soldi ricavati dalla vendita”.

Nel panorama politico interno americano, i democratici hanno risposto con freddezza. Alexandria Ocasio-Cortez ha scritto: “Trump non è più presidente, non può gestire fondi pubblici né chiudere accordi internazionali”. Dal campo repubblicano, invece, al momento regna il silenzio.

Sanzioni, petrolio e il futuro dei rapporti

Il petrolio venezuelano è stato a lungo al centro delle sanzioni Usa contro il regime Maduro. Solo nell’ultimo anno alcune restrizioni sono state allentate per spingere il dialogo interno. Se confermato, l’annuncio di Trump rappresenterebbe una svolta: Caracas potrebbe esportare greggio senza rischiare sanzioni, mentre Washington avrebbe una nuova fonte energetica.

Resta da vedere se dietro l’annuncio ci siano fatti concreti o solo una mossa elettorale. Intanto in Venezuela la gente aspetta risposte. “La crisi si sente ogni giorno – racconta Maria Fernanda Rodriguez, insegnante a Maracaibo – se davvero quei soldi arrivassero alla gente, forse qualcosa cambierebbe”.

Per ora, tra conferme e smentite, la partita è aperta. E il petrolio venezuelano torna a occupare il centro della scena mondiale.