Washington, 7 gennaio 2026 – Donald Trump e il suo staff stanno valutando diverse strade per l’acquisizione della Groenlandia. La notizia, confermata dalla Casa Bianca alla Reuters, ha riacceso un dibattito già molto acceso a livello internazionale. L’ipotesi che possano intervenire le forze armate statunitensi – definita “sempre un’opzione” da un portavoce dell’amministrazione – aggiunge ulteriore tensione a una vicenda che non era certo tranquilla.
Trump riapre il dossier Groenlandia
Non è la prima volta che il nome di Donald Trump torna legato all’idea di comprare la Groenlandia. Già nel 2019, durante il suo primo mandato, l’ex presidente aveva mostrato interesse per questo vasto territorio danese, facendo scalpore e provocando reazioni tra il serio e il sarcastico sia a Copenaghen che a Nuuk, la capitale groenlandese. Ora, con la campagna elettorale che si fa più intensa e Trump di nuovo al centro della scena politica, il tema sembra essere tornato in cima all’agenda.
Fonti della Casa Bianca, citate da Reuters nella serata di ieri, spiegano che il team di Trump sta “esaminando tutte le possibilità”, incluso un eventuale intervento più deciso. “L’uso delle forze armate Usa è sempre un’opzione sul tavolo”, ha detto un funzionario anonimo. Al momento non ci sono dettagli sulle mosse concrete, ma la semplice ammissione ha già scatenato le prime reazioni ufficiali.
Copenaghen e Nuuk: “La Groenlandia non si vende”
Il governo danese, raggiunto nella notte, ha ribadito il suo no netto, già espresso altre volte: “La Groenlandia non è in vendita”, ha detto la premier Mette Frederiksen, sottolineando che “qualsiasi ipotesi di acquisizione forzata è fuori discussione”. Anche le autorità groenlandesi hanno mostrato “preoccupazione” per le parole arrivate da Washington. “Siamo parte del Regno di Danimarca e siamo noi a decidere del nostro futuro”, ha spiegato il premier Múte Bourup Egede.
La Groenlandia, un’isola grande quasi quanto tutta l’Europa occidentale ma abitata da poco più di 56mila persone, è da tempo un punto chiave nell’Artico. Non solo per le sue risorse naturali – minerali rari, petrolio, pesca – ma anche per la sua posizione strategica, fondamentale per le rotte commerciali e militari tra Nord America ed Eurasia.
Artico in tensione: una corsa tra grandi potenze
Negli ultimi anni, l’Artico è diventato un terreno di scontro sempre più acceso tra Stati Uniti, Russia e Cina. La presenza di basi militari, come quella americana di Thule nel nord della Groenlandia, conferma quanto l’area sia considerata strategica. Secondo gli esperti del Center for Strategic and International Studies di Washington, “controllare la Groenlandia darebbe agli Stati Uniti un vantaggio importante sia sul piano militare che economico”.
Ma l’idea di un’acquisizione forzata mette in allarme anche gli alleati europei. Bruxelles segue la situazione con attenzione: “Ogni questione che riguarda territori europei va discussa in sede multilaterale”, ha ricordato ieri un portavoce della Commissione Ue. La NATO, invece, non ha ancora rilasciato commenti ufficiali.
Il precedente 2019 e cosa cambia oggi
Nel 2019, l’idea di Trump era stata accolta con molto scetticismo, sia negli Usa che all’estero. Allora l’ex presidente aveva parlato dell’acquisto della Groenlandia come “un grande affare immobiliare”, paragonandolo a quelle storiche della Louisiana e dell’Alaska. La risposta danese fu dura: cancellò una visita ufficiale di Trump a Copenaghen.
Oggi lo scenario è più teso. Il mondo è cambiato: la guerra in Ucraina ha riacceso le rivalità tra blocchi, mentre la corsa alle risorse dell’Artico si è fatta più serrata. Per alcuni osservatori, questa nuova mossa di Trump potrebbe avere anche un taglio elettorale, pensata per raccogliere consensi tra i settori più nazionalisti del partito repubblicano.
Cosa succederà adesso?
Al momento non ci sono incontri ufficiali tra Stati Uniti e Danimarca sul tema. La Casa Bianca conferma solo che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. In Groenlandia cresce invece la preoccupazione: “Non vogliamo diventare un pezzo in mezzo alle dispute tra grandi potenze”, ha detto ieri sera alla tv locale KNR una giovane insegnante di Nuuk.
Resta da vedere se l’annuncio si tradurrà in fatti concreti o resterà un argomento per il dibattito politico americano. Di certo, la questione della Groenlandia torna a essere un tema caldo nell’agenda internazionale. E stavolta – tra dichiarazioni ufficiali e tensioni nascoste – lo spazio per sorprese è più ampio che mai.
