Bernini: la riforma della medicina è un successo, ma la fisica solleva preoccupazioni

Bernini: la riforma della medicina è un successo, ma la fisica solleva preoccupazioni

Bernini: la riforma della medicina è un successo, ma la fisica solleva preoccupazioni

Matteo Rigamonti

Gennaio 8, 2026

Roma, 8 gennaio 2026 – I dati sulle iscrizioni a Medicina per l’anno accademico in corso, diffusi oggi dal Ministero dell’Università e della Ricerca, raccontano una realtà diversa da quella temuta nei mesi scorsi: nessun flop, anzi, numeri “molto interessanti, soprattutto in prospettiva futura”. A dirlo è stata la ministra Annamaria Bernini, che ha commentato i risultati del nuovo sistema di accesso a Medicina e Chirurgia, sottolineando come la riforma abbia già dato risultati concreti.

Accesso a Medicina, la riforma prende forma

Secondo la ministra, sono circa 50 mila gli studenti che, grazie al nuovo sistema di selezione, hanno fatto il loro ingresso nel circuito universitario. Di questi, 17 mila sono già inseriti nelle graduatorie di Medicina. Un dato che, rispetto agli anni passati, segna un cambio netto: “Prima c’erano 80 mila ‘invisibili’ che restavano fuori dai vecchi test”, ha spiegato Bernini, riferendosi a chi, pur avendo tentato, non superava la prova e restava escluso dal percorso.

La riforma, partita nel 2024, ha rivoluzionato le modalità di selezione per entrare a Medicina. Il sistema precedente – con un unico test nazionale – lasciava ogni anno fuori decine di migliaia di candidati. Ora il percorso è più articolato: prevede una serie di prove distribuite nell’arco dell’anno e la possibilità di accumulare punteggi utili per la graduatoria finale.

Dove si è inceppato il meccanismo

Non è andato tutto liscio. La ministra ha ammesso alcune difficoltà, soprattutto nelle domande di Fisica, che hanno messo in difficoltà molti candidati. “Ne parlerò con i rettori”, ha assicurato Bernini, lasciando intendere che nelle prossime settimane si aprirà un confronto serrato con le università. L’obiettivo è migliorare il sistema, correggendo le anomalie e garantendo un accesso più giusto e trasparente.

Un altro dato importante riguarda i circa 25 mila studenti che, pur non avendo superato nessun esame, potranno iscriversi al secondo semestre di qualsiasi facoltà. Una novità che allarga le possibilità e riduce il rischio di abbandono. “I risultati possono migliorare con l’aiuto di tutti”, ha aggiunto la ministra, chiamando in causa atenei e docenti.

Le università e gli studenti: un primo bilancio

Nelle università di Roma – dalla Sapienza al Campus Biomedico – la notizia è stata accolta con un cauto ottimismo. Alcuni rettori hanno messo in luce come il nuovo sistema abbia intercettato più aspiranti medici, anche se restano dubbi sull’efficacia delle prove distribuite. “Serve un monitoraggio costante”, ha detto un docente della Statale di Milano, “per evitare nuove forme di esclusione”.

Sul fronte studenti, le reazioni sono state diverse. C’è chi parla di “maggiore inclusività” e chi teme che l’aumento delle iscrizioni possa portare a una selezione ancora più dura in seguito. Comunque, la possibilità di iscriversi ad altri corsi senza perdere l’anno viene vista come un passo avanti rispetto al passato.

Che cosa ci aspetta nei prossimi mesi

Guardando avanti, il Ministero si prepara a raccogliere dati più precisi sull’andamento delle iscrizioni e sui risultati degli studenti ammessi con il nuovo sistema. L’intenzione – ribadita da Bernini – è “costruire un modello sempre più efficace”, capace di rispondere sia alle esigenze del sistema sanitario sia alle aspettative dei giovani.

Per ora, i numeri sembrano confermare la bontà della riforma: meno esclusi, più opportunità e un percorso universitario che si apre anche a chi non ha superato subito tutte le prove. Resta da vedere come andrà nei prossimi anni e se le difficoltà segnalate saranno risolte. Ma la strada – almeno secondo i dati – sembra segnata.