Roma, 8 gennaio 2026 – Torna al centro del dibattito politico italiano il tema delle spese militari e di come gestirle nel bilancio dello Stato. Ieri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha confermato quanto già detto in commissione: non ci sarà una voce separata per eventuali spese extra in difesa. Si potrà invece ricorrere a uno scostamento di bilancio, ma solo se sarà davvero necessario, dopo il via libera del Parlamento e una conferma ufficiale da Bruxelles che queste spese restano fuori dal nuovo patto di stabilità europeo. Al momento, però, questa conferma non è ancora arrivata.
Bruxelles non cambia posizione: spese extra solo per la difesa
Giorgetti ha spiegato che l’Unione Europea mantiene una linea ferma: le spese aggiuntive autorizzate agli Stati membri possono riguardare solo la difesa. “Non ci piace, ma è quello che l’Ue consente”, ha detto il senatore della Lega, Claudio Borghi, contattato dall’ANSA ieri pomeriggio. Borghi, che ha seguito da vicino la manovra come relatore, ha sottolineato che l’Italia chiede invece di poter usare queste risorse anche per la sicurezza interna e per le forze dell’ordine, non solo per missioni militari all’estero.
Scostamento di bilancio: serve il voto del Parlamento
Come ha chiarito Giorgetti, ogni spesa extra per la difesa dovrà passare dal voto del Parlamento tramite uno scostamento di bilancio. Solo dopo che Bruxelles avrà confermato che si tratta di spese “esterne” ai vincoli europei, il governo potrà presentare la richiesta ufficiale. “Non è detto che voteremo subito uno scostamento, ci sono ancora molti dettagli da valutare”, ha precisato Borghi, lasciando intendere che la posizione della Lega dipenderà da cosa si riuscirà a ottenere a livello europeo.
La Lega insiste: soldi per la sicurezza nelle città
La questione cruciale per il Carroccio è dove finirebbero i soldi eventualmente liberati dal patto di stabilità. “Se le spese extra possono andare solo alla difesa, vogliamo che siano usate per la sicurezza interna e per le forze dell’ordine, non per mandare soldati al fronte”, ha ribadito Borghi. Questa posizione rispecchia le preoccupazioni di altri esponenti della maggioranza, che temono le tensioni internazionali e un possibile coinvolgimento diretto dell’Italia in crisi estere.
Bruxelles ancora indecisa, governo prudente
Al momento, la Commissione europea non ha dato una risposta chiara sulla possibilità di escludere le nuove spese militari dal calcolo del deficit. Fonti del Ministero dell’Economia confermano che i contatti con Bruxelles sono in corso, ma serviranno ancora giorni per capire quali margini di manovra ci sono davvero. Nel frattempo, il governo si muove con cautela, evitando impegni ufficiali fino a quando non arriverà il via libera dall’Unione.
Tra pressioni internazionali e richieste interne, la partita resta aperta
Il nodo dello scostamento di bilancio per la difesa rischia di diventare uno dei temi più caldi delle prossime settimane. Da una parte, la pressione internazionale – soprattutto da parte della NATO – spinge l’Italia a investire di più nel settore militare. Dall’altra, una fetta consistente della maggioranza e dell’opposizione vuole che ogni euro in più vada a rafforzare la sicurezza dentro i confini nazionali. “Ci sono molte cose da valutare”, ha ripetuto Borghi, lasciando intendere che il dibattito sarà acceso e che ogni decisione dovrà passare dal Parlamento.
Fino a quando Bruxelles non darà il via libera, il governo procederà con prudenza. Solo allora si capirà se e come l’Italia potrà muoversi con nuove risorse per la difesa senza mettere a rischio i conti pubblici. Nel frattempo, il Parlamento resta in attesa e i cittadini osservano con attenzione: in gioco non ci sono solo i numeri, ma anche la sicurezza di tutti noi.
