Milano, 8 gennaio 2026 – Sono 78 le nuove imprese che, a partire dal 2025, entreranno nel regime di adempimento collaborativo. L’annuncio è arrivato ieri dall’Agenzia delle Entrate, che ha comunicato l’allargamento del gruppo di aziende che scelgono la strada del confronto diretto e della trasparenza con il Fisco. Con queste nuove adesioni, il totale delle società coinvolte sale a 221, segnando un netto aumento rispetto agli anni scorsi.
Le grandi aziende puntano sempre più sul regime collaborativo
Il regime di adempimento collaborativo – noto anche come cooperative compliance – è nato nel 2015 per creare un rapporto più aperto tra le grandi imprese e l’amministrazione fiscale. Secondo la nota dell’Agenzia, tra le nuove ammesse ci sono realtà importanti del panorama economico italiano: gruppi attivi nei settori finanziario, farmaceutico, automobilistico ed energetico. L’elenco completo è disponibile sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.
Le aziende che hanno ottenuto il via libera avevano presentato domanda nel 2024, rispettando tutti i requisiti previsti dalla legge. L’ok è arrivato a fine dicembre, dopo l’entrata in vigore del decreto correttivo Irpef-Ires. “È un passo avanti per costruire un clima di fiducia reciproca”, ha spiegato un funzionario dell’Agenzia, sottolineando come il regime voglia evitare contenziosi e garantire certezza fiscale.
Un boom di adesioni negli ultimi tre anni
I numeri dell’Agenzia parlano chiaro: negli ultimi tre anni l’adesione è cresciuta molto. Nel 2023 erano solo 19 le imprese ammesse; nel 2024 il numero è salito a 31. Ora, con le 78 nuove adesioni per il 2025, la tendenza è in forte salita. In tutto, le società coinvolte rappresentano oltre 49 miliardi di euro di imponibile.
Gli esperti vedono in questo aumento sia l’interesse delle aziende a gestire i rapporti fiscali in modo più trasparente, sia l’efficacia delle nuove norme. “Il dialogo anticipato con il Fisco aiuta a ridurre i rischi e a pianificare meglio le strategie”, commenta un consulente fiscale milanese che segue alcune di queste società.
Le nuove regole e la certificazione del rischio fiscale
Con il decreto correttivo Irpef-Ires, sono cambiate alcune regole per entrare nel regime. Le imprese ora possono presentare la certificazione del rischio fiscale entro il 30 settembre 2026, termine ultimo per chiudere la procedura prevista dalla legge.
Questa certificazione è uno strumento chiave: permette alle aziende di dimostrare la correttezza dei propri comportamenti fiscali e, in cambio, ottenere una maggiore tutela dall’amministrazione. “È un percorso impegnativo – ammette un dirigente di una multinazionale farmaceutica appena ammessa – ma offre vantaggi concreti in termini di tranquillità operativa”.
Un modello che guarda oltre i confini nazionali
Il regime di adempimento collaborativo si ispira a modelli già presenti in altri Paesi europei, come Olanda e Regno Unito. In Italia, la platea è soprattutto di grandi gruppi industriali e finanziari, ma negli ultimi mesi anche alcune realtà di medie dimensioni stanno mostrando interesse.
L’Agenzia delle Entrate ha ribadito l’obiettivo di “favorire la compliance spontanea e prevenire i rischi fiscali”, puntando su trasparenza e collaborazione. Fonti interne non escludono che, in futuro, il regime possa allargarsi ancora di più, coinvolgendo un numero maggiore di imprese.
L’elenco aggiornato e cosa aspettarsi
L’elenco delle imprese ammesse al regime collaborativo è stato pubblicato ieri sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Si tratta di una lista in continuo aggiornamento, che racconta l’evoluzione del rapporto tra aziende e Fisco nel nostro Paese.
Per molti osservatori, la crescita delle adesioni è un segnale positivo. “Dimostra che il sistema può funzionare”, osserva un docente di diritto tributario dell’Università Bocconi. Ora resta da vedere se questa tendenza continuerà e se il modello diventerà uno strumento stabile nella gestione dei rapporti tra Fisco e imprese.
