Washington, 8 gennaio 2026 – Il deficit commerciale degli Stati Uniti è sceso in ottobre a 29,4 miliardi di dollari, il livello più basso dal 2009. Il dato, reso noto ieri dal Dipartimento del Commercio, arriva in un momento in cui l’economia americana rallenta, ma mostra anche segnali di resistenza, soprattutto grazie alle esportazioni. Le importazioni sono calate del 3,2%, fermandosi a 331,4 miliardi di dollari, mentre le esportazioni sono salite del 2,6%, arrivando a 302 miliardi.
Deficit Usa, il minimo da 17 anni
I numeri ufficiali parlano chiaro: il deficit commerciale è diminuito del 39% rispetto a settembre, una delle riduzioni più nette degli ultimi anni. Gli esperti di Wall Street spiegano che il risultato è frutto sia del calo delle importazioni, sia della spinta delle esportazioni. “Dietro questo dato c’è una dinamica a doppio volto: da un lato la domanda interna si è raffreddata, dall’altro alcuni settori dell’export stanno beneficiando di una domanda estera più forte”, ha detto Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics.
Il valore delle importazioni è sceso a 331,4 miliardi. Il Dipartimento del Commercio sottolinea che la flessione riguarda soprattutto beni di consumo e componenti elettronici. In particolare, si è ridotto l’acquisto di automobili e prodotti tecnologici dall’Asia. “Le famiglie americane stanno tirando il freno sui consumi”, ha commentato una fonte della Federal Reserve di New York.
Export in ripresa: energia e agroalimentare spingono
Sul fronte opposto, le esportazioni hanno toccato i 302 miliardi di dollari, con un aumento del 2,6%. A spingere la crescita sono stati soprattutto i prodotti energetici – petrolio e gas naturale liquefatto – e il settore agroalimentare. La US Department of Agriculture ha segnalato un aumento consistente delle vendite di soia e mais verso l’Asia rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Anche il comparto dei servizi ha dato una mano. “Le imprese americane stanno riconquistando terreno sui mercati esteri dopo mesi difficili”, ha detto John Murphy della US Chamber of Commerce. Ma alcuni esperti mettono in guardia: “Un dollaro forte potrebbe mettere sotto pressione le esportazioni nei prossimi mesi”, ha avvertito l’economista Jennifer Lee di BMO Capital Markets.
Economia e politica monetaria: cosa aspettarsi
Il miglioramento del saldo commerciale arriva in un momento delicato per l’economia degli Stati Uniti. L’inflazione resta sotto controllo, come confermato dai dati del Bureau of Labor Statistics della scorsa settimana, ma la crescita del PIL ha rallentato rispetto ai trimestri precedenti. La Federal Reserve, che si riunirà a fine mese per decidere sui tassi d’interesse, sta monitorando con attenzione questi segnali.
“Un deficit commerciale più basso può dare una spinta al PIL nel breve periodo”, ha spiegato James Knightley, capo economista internazionale di ING. Però, il calo delle importazioni potrebbe anche riflettere una domanda interna meno vivace. “Bisogna capire se è un episodio passeggero o l’inizio di una tendenza”, ha aggiunto Knightley.
Reazioni e scenari futuri
La Casa Bianca ha accolto con favore i dati diffusi ieri mattina. In una nota, il segretario al Commercio Gina Raimondo ha sottolineato che “la competitività delle imprese americane sui mercati globali resta una priorità”. Fonti vicine all’amministrazione Biden confermano che il governo vuole rafforzare le politiche per sostenere l’export, soprattutto nei settori tecnologico e manifatturiero.
I mercati finanziari hanno reagito con cautela: l’indice S&P 500 ha chiuso in leggero rialzo (+0,3%), mentre il dollaro è rimasto stabile contro euro e yen. Gli analisti restano divisi sulle prospettive: alcuni prevedono una ripresa delle importazioni con la fine dell’inverno, altri temono che le tensioni geopolitiche frenino la domanda globale.
Per ora, il dato di ottobre rappresenta un punto di svolta nella bilancia commerciale americana. Resta da vedere se questa tendenza continuerà nei prossimi mesi o se si tratta solo di una parentesi legata a fattori temporanei.
