Torino, 8 gennaio 2026 – La produzione di Stellantis in Italia ha fatto un passo indietro nel 2025, scendendo sotto quota 380 mila veicoli: sono 379.706 le auto e i mezzi commerciali usciti dalle fabbriche italiane, secondo i dati diffusi oggi dalla Fim Cisl. Un calo netto, pari al 20% rispetto all’anno precedente, con una contrazione ancora più marcata per le auto, ferme a 213.706 unità (-24,5%). I veicoli commerciali prodotti si fermano a 166 mila, in calo del 13,5%. Solo lo stabilimento di Mirafiori mostra segnali di crescita, mentre gli altri impianti arrancano.
Produzione in caduta libera: numeri che allarmano
Il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha presentato i dati durante una conferenza stampa a Torino. “In meno di due anni – ha detto – la produzione si è dimezzata rispetto al 2023, quando si toccarono i 751.384 veicoli”. Una discesa che, per il sindacato, mette a rischio non solo i posti di lavoro, ma anche la capacità competitiva dell’industria automobilistica italiana. Il calo riguarda soprattutto le auto, mentre i veicoli commerciali resistono un po’ di più, ma non sfuggono comunque al segno meno.
Uliano ha sottolineato come sia urgente fare presto con il nuovo piano industriale di Stellantis per l’Italia. “Servono investimenti e nuovi modelli – ha aggiunto – altrimenti rischiamo di assistere a una vera e propria desertificazione industriale”. Il riferimento è alle mosse del gruppo guidato da Carlos Tavares, che negli ultimi mesi ha riorganizzato le linee produttive e gli stabilimenti italiani.
Mirafiori, l’isola felice
L’unico impianto che fa eccezione è Mirafiori, dove la produzione è cresciuta rispetto al 2024. Lo storico stabilimento torinese ha beneficiato dell’avvio della produzione di nuovi modelli elettrici e dell’aggiornamento delle linee della 500 elettrica. Tuttavia, secondo i sindacati, questa crescita non basta a compensare il calo degli altri siti.
A Cassino, Pomigliano d’Arco e Melfi la situazione resta difficile. “Le fermate produttive sono sempre più frequenti”, racconta un operaio di Pomigliano, “e l’incertezza sul futuro pesa molto tra i colleghi”. A Melfi, dove si aspetta il lancio di nuovi modelli elettrici dal 2026, la produzione è scesa ai minimi storici.
Sindacati: “Serve un piano subito”
La richiesta dei sindacati è chiara: “Bisogna anticipare il nuovo piano industriale”, ha ribadito Uliano. “Non possiamo più aspettare. Senza investimenti e nuovi modelli rischiamo di perdere competenze e posti di lavoro”. Il segretario della Fim Cisl ha chiesto un confronto urgente con il governo e con i vertici di Stellantis per mettere a punto una strategia condivisa.
Il tema degli investimenti pubblici e privati nel settore auto torna così al centro del dibattito politico. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha recentemente sottolineato l’importanza di “difendere la filiera nazionale dell’auto” e di “favorire la transizione verso l’elettrico senza lasciare indietro nessuno”. Ma, per ora, dalle parti sindacali arrivano segnali di attesa: nessuna risposta concreta sulle tempistiche dei nuovi progetti.
Occupazione in bilico, il futuro è incerto
Il calo della produzione pesa anche sull’occupazione. Secondo la Fim Cisl, migliaia di lavoratori sono coinvolti in cassa integrazione o contratti di solidarietà. “La preoccupazione cresce di mese in mese”, racconta un delegato di Cassino. “Molti temono che senza nuovi modelli lo stabilimento possa chiudere”.
Stellantis non ha ancora commentato ufficialmente i dati diffusi oggi dai sindacati. In una nota di dicembre, il gruppo aveva ribadito l’impegno per rilanciare gli stabilimenti italiani puntando sulla transizione elettrica e sull’innovazione tecnologica. Ma, a sentire i rappresentanti dei lavoratori, “le promesse devono trasformarsi in fatti”.
Il 2026 si apre quindi con molte incognite per l’auto in Italia. La sfida è rilanciare la produzione e garantire un futuro agli stabilimenti storici del Paese. Per ora, però, i numeri raccontano una realtà fatta di attese e preoccupazioni che attraversano lavoratori e territori.
