Il coraggio di una donna interrompe il raduno neofascista: «Viva l’Italia antifascista!»

Il coraggio di una donna interrompe il raduno neofascista: «Viva l’Italia antifascista!»

Il coraggio di una donna interrompe il raduno neofascista: «Viva l’Italia antifascista!»

Matteo Rigamonti

Gennaio 8, 2026

Roma, 7 gennaio 2026 – Nel pomeriggio, davanti all’ex sede del Movimento Sociale Italiano in via Acca Larenzia, si è tenuta la tradizionale commemorazione dei militanti uccisi nel 1978. Come ogni anno, centinaia di militanti di CasaPound e altri gruppi dell’area neofascista si sono radunati per ricordare quei tragici eventi. La cerimonia, scandita dal solito “appello” con il braccio teso, è stata però interrotta da un grido che arrivava dai palazzi intorno: «Viva l’Italia antifascista!». Una voce femminile, chiara e decisa, che ha spezzato il silenzio dopo il secondo “presente”.

Via Acca Larenzia, memoria e scontri a distanza

Erano circa le 18 quando la folla si è raccolta davanti al civico 8 di via Acca Larenzia per dare il via al rito. Tra bandiere tricolori e simboli che richiamano un passato controverso, si riconoscevano volti noti della destra radicale romana. Tra questi, Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, già condannato per l’assalto alla sede nazionale della Cgil nel 2021. Fiore ha scambiato qualche parola con altri militanti, prima che iniziasse la cerimonia.

La commemorazione ricorda l’uccisione di Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, vittime di un agguato attribuito a gruppi dell’estrema sinistra. Il 7 gennaio è una data a cui i gruppi neofascisti guardano come a un simbolo, quasi un “martirologio” politico. Ma anche questa volta, la ritualità è stata interrotta da una voce che ha rotto il silenzio.

Il grido dal balcone che ha gelato la piazza

«Viva l’Italia antifascista!», ha urlato una donna affacciata a un balcone di fronte. Il suo intervento ha sorpreso tutti: per qualche secondo è calato un silenzio denso. Alcuni hanno guardato verso l’alto, altri hanno fatto finta di nulla. Nessuna reazione immediata dalla folla. Dopo qualche attimo la cerimonia è ripresa come se niente fosse successo.

Non è una novità. Già nel 2025 un residente aveva urlato «Viva la Resistenza», accompagnando il grido con un insulto verso i presenti. Allora la reazione era stata mista: qualche applauso dai balconi, altri invece si erano mantenuti in silenzio. Anche quest’anno la scena si è ripetuta quasi uguale, a mostrare quanto la memoria di Acca Larenzia divida ancora il quartiere.

Polizia in strada e tensione nell’aria

Sul posto erano schierati numerosi agenti della Digos e della polizia locale. La sicurezza era stata rafforzata già dal primo pomeriggio: transenne lungo la strada, controlli agli ingressi e pattuglie in borghese che si mescolavano tra la gente. Fortunatamente non si sono registrati incidenti fino a sera, ma l’aria restava tesa. Alcuni abitanti hanno preferito lasciare la zona prima dell’inizio del raduno; altri osservavano tutto dalle finestre, senza intervenire.

Fonti della questura confermano che non ci sono stati scontri diretti o episodi di violenza tra i partecipanti e i contestatori. Tuttavia, la presenza massiccia delle forze dell’ordine dimostra la delicatezza della situazione. «Ogni anno ci prepariamo con cura», ha detto un funzionario della polizia presente sul posto. «Il rischio di tensioni resta sempre alto».

Memoria e polemiche: il quartiere spaccato

La commemorazione di Acca Larenzia è uno degli appuntamenti più divisivi della scena politica romana. Da una parte, i gruppi neofascisti rivendicano il diritto di ricordare i loro “caduti”; dall’altra, molti cittadini sottolineano l’importanza di rispettare i valori della Costituzione repubblicana e di tenere alta la guardia contro ogni forma di apologia del fascismo.

«Non possiamo permettere che certi simboli tornino a infestare le nostre strade», ha detto una residente del quartiere, che ha preferito restare anonima. Altri hanno scelto il silenzio o l’indifferenza. Solo quando quella voce dal balcone ha rotto il protocollo, si è capito quanto questa ferita sia ancora aperta.

La giornata si è chiusa senza gravi incidenti, ma il dibattito resta acceso. In via Acca Larenzia, tra memoria e protesta, la storia pesa ancora sulle spalle di chi vive quei palazzi.