Lo spread Btp-Bund scende ai minimi storici dal 2008: cosa significa per l’economia?

Lo spread Btp-Bund scende ai minimi storici dal 2008: cosa significa per l'economia?

Lo spread Btp-Bund scende ai minimi storici dal 2008: cosa significa per l'economia?

Matteo Rigamonti

Gennaio 8, 2026

Roma, 8 gennaio 2026 – Lo spread tra Btp e Bund ha chiuso oggi, martedì 8 gennaio, a 64,6 punti base, un livello che non si vedeva dal 2008. Il dato, registrato sulla piattaforma Bloomberg poco dopo le 17, arriva dopo una giornata di scambi tranquilli e un clima di relativa calma nei mercati obbligazionari europei. Solo ieri, lunedì 7 gennaio, il differenziale era a 70 punti base.

Spread Btp-Bund ai minimi da quasi vent’anni

Il calo dello spread – la differenza tra il rendimento del decennale italiano e quello tedesco – è stato seguito con attenzione dagli operatori. Il valore di 64,6 punti base riporta indietro di quasi diciotto anni l’orologio dei mercati: era il 2008 quando il differenziale si muoveva su cifre simili. Da allora, crisi finanziarie e tensioni politiche avevano fatto schizzare lo spread oltre i 500 punti, come ricordano molti analisti.

Oggi la situazione è diversa. Il rendimento del Btp decennale è sceso lievemente al 3,5%, rispetto al 3,51% di ieri. Un piccolo movimento, ma che conferma la tendenza degli ultimi mesi: i titoli italiani sono visti come meno rischiosi rispetto a poco tempo fa. Intanto, il rendimento del Bund tedesco è salito al 2,86%, in leggero aumento rispetto al giorno prima.

Mercati in attesa delle mosse della BCE

Secondo diversi operatori sentiti nel pomeriggio, la discesa dello spread riflette sia una maggiore fiducia nella solidità dei conti pubblici italiani sia le aspettative sulle prossime mosse della Banca Centrale Europea. “Il mercato punta su una fase di stabilità politica e su una possibile riduzione dei tassi nei mesi a venire”, ha detto un gestore di fondi romano, che ha preferito restare anonimo.

Non solo. La domanda di titoli italiani resta robusta anche grazie alle ultime aste del Tesoro, che hanno raccolto buona partecipazione dagli investitori istituzionali. “C’è attenzione ai fondamentali, ma anche una ricerca di rendimento in un contesto di tassi ancora relativamente bassi”, ha aggiunto lo stesso gestore.

Cosa significa per i conti pubblici e per le famiglie

Il livello dello spread è monitorato con cura non solo dagli addetti ai lavori, ma anche dal governo e dalle principali associazioni di categoria. Un differenziale più basso vuol dire costi minori per il servizio del debito pubblico: secondo il Ministero dell’Economia, ogni punto base in meno può tradursi in risparmi da centinaia di milioni di euro all’anno.

Per le famiglie italiane, il legame è meno diretto ma comunque presente. Tassi più bassi sui titoli di Stato possono tradursi – con un po’ di tempo – in mutui e prestiti bancari meno cari. “Non ci aspettiamo effetti immediati sulle rate dei mutui”, ha spiegato un consulente finanziario milanese, “ma la tendenza è positiva”.

Reazioni sul mercato e prospettive

Nel primo pomeriggio a Piazza Affari le reazioni sono state contenute: il settore bancario ha chiuso in leggero rialzo, mentre gli altri comparti hanno mostrato andamenti contrastanti. Gli operatori restano prudenti. “Il calo dello spread è una buona notizia, ma bisogna vedere se durerà”, ha commentato un analista di una banca d’affari di primo piano.

Il Ministero dell’Economia non ha rilasciato commenti ufficiali oggi. Fonti vicine al dicastero hanno però sottolineato che il risultato è frutto di “un lavoro costante sulla credibilità dei conti pubblici” e della “fiducia degli investitori internazionali”.

Occhi puntati sulle prossime settimane

Lo sguardo resta fisso sulle prossime decisioni della BCE e sull’andamento dei dati economici italiani. Gli analisti stimano che lo spread potrebbe restare su questi livelli, a meno che non arrivino shock esterni o sorprese negative sulla crescita o sul deficit.

In attesa delle prossime aste del Tesoro, la prima prevista per il 15 gennaio, il clima sui mercati resta prudente. Ma la chiusura sotto quota 65 punti base rappresenta comunque un segnale che molti definiscono “incoraggiante”.