Referendum: il comitato firme si prepara a ricorsi, anche alla Consulta

Referendum: il comitato firme si prepara a ricorsi, anche alla Consulta

Referendum: il comitato firme si prepara a ricorsi, anche alla Consulta

Matteo Rigamonti

Gennaio 8, 2026

Roma, 8 gennaio 2026 – Il comitato promotore del referendum sulla Giustizia lancia un duro avvertimento al governo: se l’esecutivo dovesse anticipare la data del voto, violando la prassi consolidata, dovrà spiegarsi nelle sedi istituzionali. A parlare è Carlo Guglielmi, portavoce del gruppo che ha raccolto le firme per la consultazione popolare. Lo abbiamo raggiunto nel pomeriggio, dopo le voci su una possibile decisione già nella prossima riunione del Consiglio dei ministri.

Referendum Giustizia, la battaglia sulla data

Per Guglielmi, non si tratta di un semplice dettaglio. “Nei quattro referendum precedenti – ricorda – il decreto che fissa la data è sempre arrivato alla fine dei tre mesi dedicati alla raccolta firme”. Una prassi che il comitato considera indispensabile per garantire la partecipazione dei cittadini e la piena validità delle sottoscrizioni. “Se il governo deciderà di rompere questa regola consolidata – avverte – lo chiameremo a rispondere in ogni sede possibile”.

La raccolta firme, partita a ottobre, ha superato quota 280 mila. Un numero che, per i promotori, dimostra quanto sia sentito il tema della riforma della giustizia. Ma c’è paura che un’eventuale decisione anticipata possa vanificare tutto il lavoro fatto finora. “Il nostro obiettivo – spiega Guglielmi – è evitare che queste 280 mila firme finiscano nel nulla”.

Pronti a sfidare il governo in tribunale

Alla domanda se il comitato è pronto a ricorrere anche davanti alla Corte Costituzionale, Guglielmi non ha dubbi: “Siamo pronti a muoverci in tutte le sedi. Faremo tutto quello che la Costituzione ci permette”. Un chiaro riferimento ai meccanismi di controllo e bilanciamento previsti dal nostro ordinamento, soprattutto quando si tratta di difendere i diritti democratici.

Fonti vicine al comitato raccontano che nelle ultime ore sono stati consultati diversi esperti costituzionalisti per capire quali mosse fare. Non si esclude un ricorso urgente, anche se – sottolineano – “la priorità resta il confronto istituzionale”. La tensione però è palpabile. “Rispettiamo tutti – dice ancora Guglielmi – ma se qualcuno non rispetterà la partecipazione dei cittadini, reagiremo”.

Palazzo Chigi e la fine di una prassi storica

Al momento da Palazzo Chigi non arrivano conferme su una decisione imminente. Ma fonti parlamentari riferiscono che il tema potrebbe finire all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di venerdì mattina. Se così fosse, si tratterebbe di una rottura con quanto fatto in passato.

Negli ultimi quarant’anni, infatti, i governi hanno sempre aspettato la fine dei tre mesi per fissare la data del voto. Una scelta pensata per verificare le firme e assicurare la massima trasparenza. “Non chiediamo favori – insiste Guglielmi – solo che si rispettino le regole di sempre”.

Tra i promotori, preoccupazione e attesa

Nel frattempo, tra i promotori si respira un mix di attesa e preoccupazione. I volontari, incontrati ieri sera davanti alla sede in via Arenula, parlano di “giornate intense”, tra telefonate e riunioni improvvisate. “Siamo pronti a tutto – confida una coordinatrice – ma speriamo che alla fine prevalga il buon senso”.

Sul fronte politico, le opposizioni seguono con attenzione. Alcuni esponenti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle hanno chiesto chiarimenti al governo sulla tempistica. Per ora, nessun commento ufficiale dai ministri coinvolti.

Il futuro del referendum resta in bilico

Il destino del referendum sulla Giustizia dipende ora dalle mosse del governo. Se l’esecutivo confermerà l’anticipo della decisione, la partita si sposterà rapidamente sul terreno giudiziario e costituzionale. Altrimenti, la raccolta firme continuerà fino alla scadenza naturale dei tre mesi.

Per ora, le 280 mila firme sono custodite negli scatoloni all’ingresso della sede del comitato. Si attendono novità: finiranno davvero nel secchio, come teme Guglielmi, o saranno il primo passo verso una nuova consultazione popolare sulla giustizia italiana?