Stellantis prevede un calo del 20% nella produzione entro il 2025: sotto le 380mila unità

Stellantis prevede un calo del 20% nella produzione entro il 2025: sotto le 380mila unità

Stellantis prevede un calo del 20% nella produzione entro il 2025: sotto le 380mila unità

Giada Liguori

Gennaio 8, 2026

Torino, 8 gennaio 2026 – La produzione di Stellantis in Italia segna il passo nel 2025. Secondo i dati della Fim Cisl, il gruppo ha assemblato 379.706 veicoli, tra auto e commerciali, con un calo netto del 20% rispetto all’anno precedente. Un segnale allarmante che, come sottolinea il segretario generale Ferdinando Uliano, “costringe a rivedere subito il piano industriale e a rilanciare gli investimenti negli stabilimenti italiani”.

Produzione in caduta libera: l’allarme dei sindacati

Nel dettaglio, le auto prodotte sono state 213.706, con un calo del 24,5%, mentre i veicoli commerciali si sono fermati a 166 mila, giù del 13,5%. “In meno di due anni – spiega Uliano – la produzione si è praticamente dimezzata rispetto al 2023, quando si superavano i 751 mila veicoli”. Un tonfo che, secondo la Fim Cisl, sarebbe stato ancora più pesante senza il lancio della 500 ibrida a Mirafiori e della Nuova Jeep Compass a Melfi nell’ultimo trimestre. “Questi modelli hanno limitato le perdite”, ricorda Uliano, sottolineando che nei primi nove mesi la produzione era scesa di circa un terzo.

Mirafiori resiste, ma la situazione resta difficile

Tra i siti italiani, Mirafiori è l’unica nota positiva: qui sono state prodotte 30.202 unità, con un aumento del 16,5% rispetto al 2024. “Solo 140 veicoli riguardano le Maserati GranTurismo e GranCabrio, che sono stati realizzati prima dello spostamento della produzione a Modena”, chiarisce la Fim Cisl. Gran parte del risultato è dovuto alla nuova 500 ibrida: “In poco più di un mese ne abbiamo fatte 4.580”, dice Uliano, “raddrizzando una tendenza negativa che durava da mesi”. Resta però il segno meno per Maserati: la produzione è calata del 23,1% nel 2025. Il sindacato insiste: “Lo spazio lasciato libero dalle Maserati va subito riempito con nuovi modelli, per non mettere a rischio continuità e posti di lavoro”.

Melfi e Atessa in affanno: perdite pesanti

Fuori da Torino, invece, il quadro è meno incoraggiante. Tutti gli altri stabilimenti italiani di Stellantis hanno registrato cali a doppia cifra: Melfi ha perso il 47,2% della produzione, mentre Atessa è scesa del 13,5%. La Fim Cisl segnala che anche i veicoli commerciali hanno aiutato a contenere i danni nell’ultimo trimestre, recuperando circa dieci punti percentuali. Ma la situazione resta fragile. “La produzione auto in Italia oggi è tornata ai livelli di settant’anni fa”, commenta Uliano. “Abbiamo toccato il fondo. Ora serve una ripresa vera, con nuovi modelli e investimenti”.

Lavoro e ammortizzatori sociali: l’impatto sulla forza lavoro

Il calo della produzione si è tradotto in un pesante impatto sull’occupazione: quasi metà dei lavoratori Stellantis ha usufruito di ammortizzatori sociali durante il 2025. Per il 2026, la Fim Cisl punta a una ripresa, grazie alla produzione per tutto l’anno della 500 ibrida, della DS8 e della nuova Jeep Compass. Nei prossimi mesi sono attese anche le nuove versioni di DS7 e Lancia Gamma, chiamate a sostituire Renegade e 500X ormai in uscita.

Sindacati: servono investimenti e un piano industriale urgente

Per la Fim Cisl, il ritorno ai livelli del 2023 dipende dalla tenuta degli stabilimenti di Pomigliano e Cassino, con quest’ultimo sotto pressione dopo il rinvio delle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia. “Stellantis deve rafforzare subito gli investimenti”, avverte Uliano. L’apertura europea sulla neutralità tecnologica e sulle minicar elettriche può essere un’opportunità. “Se si vuole raggiungere il milione di auto prodotte auspicato dal governo nel 2023 – aggiunge – serve un impegno forte, sia dall’azienda che dalle istituzioni”.

Il sindacato chiede di recuperare gli impegni mancati su Stelvio e Giulia, anticipare il lancio del nuovo modello su piattaforma Large a Cassino e accelerare i progetti sulla piattaforma Small a Pomigliano. “Vogliamo che il nuovo piano industriale venga presentato prima del previsto”, conclude Uliano, “con scelte concrete per garantire futuro e lavoro agli stabilimenti italiani”.

Torino riparte: assunzioni in vista e nuove sfide

A Torino, intanto, si torna a parlare di assunzioni. Rocco Cutrì, segretario Fim Cisl Torino, commenta: “Il fatto che si ricominci a parlare di nuove assunzioni, anche se al momento solo a tempo determinato, è il segnale positivo che aspettavamo”. A febbraio sono previste circa 400 nuove entrate nello stabilimento. “È solo un inizio – spiega Cutrì – ma puntiamo presto a stabilizzare l’occupazione, consolidando la produzione”.

Il futuro dell’auto italiana resta però appeso alle decisioni che Stellantis e le istituzioni prenderanno nei prossimi mesi. La richiesta dei sindacati è chiara: servono investimenti rapidi, nuovi modelli e un rilancio deciso della ricerca e sviluppo, per non perdere terreno in un settore fondamentale per l’economia del paese.