Trattori in piazza: la protesta contro il Mercosur conquista Parigi

Trattori in piazza: la protesta contro il Mercosur conquista Parigi

Trattori in piazza: la protesta contro il Mercosur conquista Parigi

Matteo Rigamonti

Gennaio 8, 2026

Parigi, 8 gennaio 2026 – All’alba di oggi, decine di agricoltori francesi hanno sfidato i divieti e sono entrati a Parigi con i loro trattori. La protesta contro l’accordo commerciale Mercosur tra l’Unione europea e i Paesi sudamericani ha preso vita in pieno centro, con i mezzi agricoli che hanno raggiunto luoghi simbolo come la Tour Eiffel e l’Arco di Trionfo. Il Coordinamento rurale, secondo sindacato agricolo del paese, ha definito questa mobilitazione “decisiva”.

Trattori in città, tensione alle porte di Parigi

Secondo Bertrand Venteau, presidente del Coordinamento rurale, “una centoina di trattori” è entrata in città prima dell’alba. Il ministero dell’Interno conferma che la maggior parte dei mezzi è stata bloccata alle porte, ma circa venti sono riusciti a muoversi nel centro, specialmente intorno alle otto del mattino. Testimoni raccontano di colonne di trattori che hanno attraversato il viale degli Champs-Élysées, mentre la polizia cercava di deviare il traffico e contenere la protesta.

Le ragioni della protesta: crisi e paure per il domani

La protesta degli agricoltori francesi non nasce oggi. Da settimane il settore è in crisi, con aziende messe a dura prova. Tra le preoccupazioni più serie c’è l’epidemia di dermatosi nodulare contagiosa, che sta colpendo duramente gli allevamenti bovini, soprattutto nel sud-ovest. A questo si aggiunge il calo dei prezzi del grano, ai minimi degli ultimi dieci anni secondo la Federazione nazionale dei sindacati agricoli.

Non è tutto. L’aumento dei costi dei concimi e delle materie prime – racconta un agricoltore della Loira presente alla manifestazione – “sta prosciugando i margini già risicati delle nostre aziende”. Ma il punto centrale resta la possibile firma dell’accordo Mercosur, che aprirebbe il mercato europeo ai prodotti agricoli di Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay. “Se passerà questo accordo – avverte Venteau – rischiamo di essere travolti da una concorrenza che non rispetta le nostre stesse regole”.

Un negoziato lungo 25 anni: perché ora la protesta si fa più dura

L’accordo tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur è in discussione da più di 25 anni. Negli ultimi mesi, però, le trattative hanno preso una piega più decisa. Fonti diplomatiche francesi spiegano che Bruxelles vuole chiudere entro la primavera, anche per mandare un segnale politico prima delle elezioni europee. Gli agricoltori temono che questo significhi un aumento delle importazioni di carne e cereali sudamericani, prodotti con standard ambientali e sanitari diversi dai nostri.

“Non siamo contro il commercio internazionale – ha detto Venteau davanti all’Arco di Trionfo – ma chiediamo che le regole siano uguali per tutti. Non possiamo competere con chi produce a costi molto più bassi e senza le stesse garanzie per i consumatori”.

Richieste al Parlamento: incontro urgente con i vertici istituzionali

Durante la mattinata, i rappresentanti del Coordinamento rurale hanno chiesto un incontro urgente con la presidente dell’Assemblée Nationale, Yaël Braun-Pivet, e con il presidente del Senato, Gérard Larcher. “Vogliamo essere ascoltati oggi stesso”, ha detto Venteau, sottolineando che la protesta non si fermerà senza risposte concrete da governo e Parlamento.

Intanto, la polizia ha aumentato i controlli agli ingressi della città e nelle zone più sensibili. Secondo fonti della prefettura, non ci sono stati incidenti gravi, ma la tensione rimane alta. Alcuni automobilisti bloccati nel traffico si sono detti solidali con gli agricoltori, altri hanno invece lamentato ritardi e disagi.

Il futuro dell’agricoltura francese tra incertezze e sfide

Oggi segna un nuovo capitolo nella lunga battaglia degli agricoltori francesi per difendere il proprio lavoro. In gioco non c’è solo la firma di un accordo commerciale: c’è il futuro di migliaia di aziende familiari, spesso tramandate da generazioni. “Non chiediamo privilegi – ha concluso Venteau – vogliamo solo poter continuare a lavorare rispettando le regole che ci vengono imposte”.

Resta da vedere se il governo francese e le istituzioni europee riusciranno a trovare un equilibrio tra apertura dei mercati e tutela delle produzioni locali. Per ora, sotto la pioggia fine che bagna Parigi in questo gennaio incerto, i trattori restano fermi davanti ai monumenti. In attesa di una risposta.