Trump avverte: il controllo degli Stati Uniti sul Venezuela potrebbe protrarsi per anni

Trump avverte: il controllo degli Stati Uniti sul Venezuela potrebbe protrarsi per anni

Trump avverte: il controllo degli Stati Uniti sul Venezuela potrebbe protrarsi per anni

Matteo Rigamonti

Gennaio 8, 2026

Washington, 8 gennaio 2026 – Donald Trump ha detto al New York Times che il controllo degli Stati Uniti sul Venezuela potrebbe durare anni, senza dare una data precisa per la fine dell’intervento americano. “Solo il tempo lo dirà”, ha risposto il presidente quando gli hanno chiesto se la situazione si sarebbe risolta in pochi mesi o sarebbe andata oltre l’anno. “Direi molto più a lungo”, ha aggiunto, parlando della volontà di ricostruire il Paese sudamericano “in modo molto conveniente”.

Trump punta al petrolio venezuelano

Secondo il Wall Street Journal, Trump e i suoi consiglieri stanno pensando a una strategia per avere un controllo diretto e duraturo sull’industria petrolifera venezuelana. L’obiettivo, dicono fonti vicine, è portare il prezzo del petrolio a una cifra ritenuta ideale dalla Casa Bianca: 50 dollari al barile. Un prezzo che, secondo Trump, potrebbe aiutare sia l’economia americana sia quella venezuelana, oggi in crisi profonda.

Il piano, ancora in fase di valutazione, prevede che gli Stati Uniti assumano un ruolo chiave nella gestione della compagnia statale Petróleos de Venezuela SA (PDVSA). Si ipotizza che Washington possa prendere in mano e vendere la maggior parte della produzione petrolifera venezuelana. Una mossa che, secondo l’amministrazione americana, potrebbe abbassare i prezzi sul mercato internazionale e allo stesso tempo garantire liquidità immediata a Caracas.

Le parole di Trump e le reazioni

“Useremo il petrolio, lo importeremo. Abbasseremo i prezzi e daremo soldi al Venezuela, che ne ha disperato bisogno”, ha detto Trump nell’intervista. Ha insistito sulla necessità di un intervento per “ricostruire” il Paese, sottolineando che la crisi economica e sociale ha raggiunto livelli insostenibili.

Le sue parole hanno diviso: negli Stati Uniti e in America Latina si sono viste reazioni opposte. Alcuni esperti vedono in questa strategia un tentativo di stabilizzare la regione e di garantire forniture energetiche a prezzi più bassi. Altri, invece, mettono in guardia contro il rischio di aumentare le tensioni geopolitiche e di mettere a rischio la sovranità venezuelana.

Venezuela in ginocchio, Washington osserva

Il Venezuela resta in una situazione critica. Negli ultimi anni il Paese ha affrontato una crisi economica devastante: inflazione fuori controllo, mancanza di beni essenziali, instabilità politica. La produzione di petrolio – che è la principale fonte di entrate per Caracas – è crollata dai 2,5 milioni di barili al giorno del 2015 a meno di 800mila nel 2025, secondo i dati dell’OPEC.

Gli Stati Uniti hanno sempre avuto un ruolo centrale in questa parte del mondo. L’interesse per il petrolio venezuelano non è mai venuto meno: per decenni Washington è stato il principale acquirente del greggio di PDVSA. Ma le sanzioni degli ultimi anni hanno ridotto di molto gli scambi tra i due Paesi.

Il futuro è un’incognita

Fonti diplomatiche citate dal Wall Street Journal rivelano che l’amministrazione Trump sta anche pensando a possibili accordi con aziende private americane per gestire le infrastrutture petrolifere venezuelane. Un’ipotesi che apre dubbi sulla capacità degli Stati Uniti di portare avanti una transizione tranquilla e duratura.

Restano da vedere le reazioni di Caracas e dei principali attori internazionali. Russia e Cina – storici alleati del Venezuela – hanno già manifestato preoccupazione per un possibile aumento dell’influenza americana nella regione. Intanto, la gente comune aspetta risposte concrete: “Abbiamo bisogno di lavoro e stabilità”, ha raccontato a Reuters Maria Rodriguez, insegnante di Maracaibo.

Nelle prossime settimane si capirà se la strategia della Casa Bianca cambierà davvero gli equilibri in Venezuela o se rischierà di aprire nuovi fronti di tensione internazionale. Per ora, la partita è ancora tutta da giocare.