Milano, 8 gennaio 2026 – Ieri centinaia di persone si sono ritrovate nelle chiese di Milano, Bologna, Roma e Lugano per dare l’ultimo saluto ai cinque ragazzi morti nella tragedia del locale Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, nella notte di Capodanno. Tra loro c’erano familiari, amici, rappresentanti delle istituzioni e tanti giovani. Un dolore che attraversa l’Italia intera e si fa voce, con una sola richiesta: verità e giustizia. Lo ha detto chiaramente Andrea Costanzo, padre di Chiara, una delle vittime: «Abbiamo sete di verità e vogliamo che tragedie così non accadano mai più».
Chiara Costanzo, l’addio a Milano
Alla Basilica di Santa Maria delle Grazie, a Milano, la bara di Chiara Costanzo, sedicenne travolta dal rogo, è stata accolta da una folla commossa. Andrea, il padre, provato nel fisico e nell’anima, ha parlato con i giornalisti dopo aver incontrato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. «Siamo stati abbracciati da tutta Italia», ha detto. «Ora però serve serietà, serve che venga fuori tutta la verità». Rivolgendosi direttamente alla presidente del Consiglio, ha aggiunto: «Vorrei parlare con Meloni, voglio avere la certezza che non ci siano stati nascondigli». E ha chiesto che lo Stato si costituisca parte civile nel processo: «Non sono un tecnico, ma lo vorrei».
Durante la cerimonia, tanti ragazzi si sono stretti attorno alla famiglia. Fiori bianchi, silenzi lunghi, sguardi bassi. «Chiara aveva una voglia di vivere enorme», ha ricordato il padre. «E invece è stata costretta a rinunciare ai suoi sogni troppo presto. Nessun ragazzo dovrebbe passare attraverso questo».
Il dolore profondo dei Barosi
Sempre a Milano, nella Basilica di Sant’Ambrogio, si sono tenuti i funerali di Achille Barosi. Il padre Nicola, con la voce rotta, ha raccontato il vuoto che gli ha lasciato la perdita: «Un destino crudele mi ha portato via la cosa più preziosa. Mi sento completamente svuotato». Ha ricordato i momenti semplici con Achille: il marciapiede sotto casa, la fermata del tram numero 1, le mattine insieme. «Dopo la sveglia e la colazione, venivi nel nostro letto per abbracciarci e riaddormentarti per una ventina di minuti». Poi un pensiero a chi ha conosciuto suo figlio: «L’affetto che si è scatenato dopo la sua morte è stato straordinario. Tutti hanno dimostrato quanto fosse amato».
Bologna dice addio a Giovanni Tamburi
A Bologna, davanti alla Cattedrale di San Pietro, una folla silenziosa ha salutato Giovanni Tamburi, anche lui sedicenne. La madre, Carla Masiello, ha parlato con la voce rotta dall’emozione: «Mi commuove vedere quanta gente amasse mio figlio. Ho perso un pezzo della mia vita, ma devo andare avanti per gli altri figli». Ha poi ringraziato la presidente Meloni per la vicinanza: «Mi ha chiamata e mi ha promesso che avrebbe fatto di tutto per ritrovare mio figlio». Durante l’omelia, monsignor Stefano Ottani ha ricordato Giovanni come un ragazzo curioso e vivace: «Faceva domande difficili, era educato e attento». Una compagna di classe, Beatrice, ha preso la parola tra le lacrime: «Da quando sei andato via, hai lasciato un vuoto che non si colmerà facilmente».
Roma e Lugano unite nel dolore
A Roma, nella basilica dei Santi Pietro e Paolo all’EUR, si sono svolti i funerali di Riccardo Minghetti, 16 anni. Monsignor Andrea Manto ha sottolineato l’assurdità di quanto successo: «La vita ci mostra tutta la sua imprevedibilità». Ha rivolto un pensiero ai genitori Massimo e Carla e alla sorella Matilde: «Resta un vuoto enorme, ma vince l’amore». Riccardo era un appassionato di sport e molto legato agli amici.
A Lugano, invece, la chiesa piena ha accolto il feretro di Sofia Prosperi, 15 anni, studentessa dell’International School di Fino Mornasco. Il vescovo Alain de Raemy ha ricordato non solo Sofia, ma anche tutti i giovani colpiti dalla tragedia e chi ancora lotta in ospedale, come Lorenzo, 15 anni, amico di Sofia, ricoverato al Niguarda con ustioni gravi.
Genova si prepara all’ultimo saluto a Emanuele Galeppini
Domani mattina, alle 11:30, nella chiesetta di Sant’Antonio a Boccadasse, Genova, si terranno i funerali di Emanuele Galeppini. La famiglia ha chiesto massima riservatezza: nessun giornalista o fotografo potrà entrare.
La tragedia di Crans-Montana continua a scuotere profondamente le comunità coinvolte. Le famiglie vogliono chiarezza sulle cause dell’incendio e misure concrete per evitare che accada di nuovo. Tra dolore e rabbia silenziosa, resta forte la richiesta di verità. E la speranza che il sacrificio di questi ragazzi non venga mai dimenticato.
