Kiev, 8 gennaio 2026 – Questa mattina, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato su X i nuovi attacchi russi al settore energetico nelle regioni di Dnipro e Zaporizhzhia, avvenuti nella notte tra il 7 e l’8 gennaio. I bombardamenti hanno lasciato migliaia di persone senza luce e riscaldamento nel cuore dell’inverno, aggravando una situazione già difficile. “Non c’è alcuna ragione militare per colpire le infrastrutture civili”, ha scritto Zelensky, parlando di una vera e propria “guerra della Russia contro il nostro popolo, contro la vita”.
Attacchi mirati alle reti energetiche
All’alba, le sirene hanno suonato a lungo nei distretti di Dnipro e Zaporizhzhia. Le autorità locali riferiscono che almeno tre centrali elettriche sono state colpite da missili russi, provocando blackout diffusi. “Abbiamo lavorato tutta la notte per rimettere in funzione la corrente”, ha detto il governatore di Zaporizhzhia, Yuriy Malashko. I tecnici sono riusciti a riattivare la fornitura nella maggior parte della regione entro le 9.30. A Dnipro, invece, i lavori vanno avanti tra mille difficoltà, con temperature sotto lo zero.
Zelensky lancia l’appello ai partner occidentali
Nel suo messaggio, Zelensky ha rivolto un appello chiaro ai paesi occidentali: “Il mondo deve reagire a questa sofferenza inflitta alla nostra gente dalla Russia”. Il presidente ha chiesto di rafforzare la resistenza dell’Ucraina e di mantenere “tutte le forme di supporto attive senza ritardi”. Ha poi sottolineato che “le trattative diplomatiche non possono essere una scusa per rallentare l’arrivo di sistemi di difesa aerea”, strumenti fondamentali per proteggere i civili dagli attacchi missilistici.
L’impatto sulla vita di tutti i giorni
Le immagini da Dnipro mostrano strade vuote e palazzi illuminati solo dalle torce. “Abbiamo passato la notte al freddo, con i bambini avvolti nelle coperte”, racconta Olena, che abita nel quartiere Amur-Nyzhnodniprovskyi. I soccorsi hanno distribuito generatori e coperte in alcune zone, mentre le squadre di tecnici lavorano senza sosta per riparare i danni. Secondo il Ministero dell’Energia ucraino, più di 120mila persone sono rimaste senza corrente per almeno sei ore.
Autorità in azione per garantire sicurezza e ripristino
Il governo di Kiev ha convocato una riunione d’emergenza alle 7.45 per coordinare gli interventi nelle aree colpite. Il ministro dell’Interno, Ihor Klymenko, ha detto che “la priorità è la sicurezza dei civili e il ripristino rapido dei servizi essenziali”. Nel frattempo, l’esercito ucraino ha annunciato di aver abbattuto almeno otto droni e due missili durante l’attacco, ma i danni alle infrastrutture non sono stati evitati.
Bombardamenti nel mezzo di tensioni diplomatiche
Questa nuova ondata di attacchi arriva in un momento delicato sul fronte diplomatico. Nei giorni scorsi, diversi leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron, hanno confermato il sostegno a Kiev, ma restano divergenze sui tempi e modi per inviare sistemi di difesa aerea. “Stiamo lavorando con i nostri partner per garantire una risposta efficace”, ha assicurato Zelensky nel suo messaggio.
Energia quasi del tutto ripristinata a Zaporizhzhia, a Dnipro si fatica ancora
Nel pomeriggio, la situazione a Zaporizhzhia è lentamente tornata alla normalità: la corrente è stata ripristinata quasi ovunque, ha riferito il presidente ucraino. A Dnipro, dove i danni sono più gravi, i tecnici continuano a lavorare tra blackout intermittenti e temperature vicine ai meno dieci gradi. “Non ci fermeremo finché tutti non avranno di nuovo luce e riscaldamento”, ha promesso il sindaco Borys Filatov.
La guerra dell’energia che colpisce i civili
Gli attacchi alle reti elettriche sono una delle strategie più controverse del conflitto. Da ottobre 2022, secondo l’ONU, più del 40% della rete nazionale è stata danneggiata o distrutta dai raid russi. Una ferita che pesa sulla vita quotidiana di milioni di persone e mette a dura prova il paese. “Questa è una guerra contro la vita stessa”, ha ribadito Zelensky, chiedendo ancora una volta una risposta concreta dalla comunità internazionale.
