Bellocchio svela: ‘Bella addormentata’ è frutto di indignazione

Bellocchio svela: 'Bella addormentata' è frutto di indignazione

Bellocchio svela: 'Bella addormentata' è frutto di indignazione

Giada Liguori

Gennaio 9, 2026

Trieste, 9 gennaio 2026 – Ieri sera, dal suo studio in collegamento video, Marco Bellocchio ha ripercorso davanti al pubblico del Teatro Miela di Trieste le origini e le tensioni legate a “Bella addormentata”, il film girato in Friuli Venezia Giulia ispirato alla storia di Eluana Englaro. L’evento si è svolto in occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica “25 anni di Fvg Film Commission, un racconto per immagini di film girati in regione”, aperta fino al 27 febbraio alla Casa del Cinema di Trieste. In sala, tra gli altri, anche Pier Giorgio Bellocchio.

Bellocchio: indignazione e politica al centro della vicenda

“Il primo sentimento è stato un grande senso di indignazione”, ha raccontato il regista, ricordando il clima politico del 2009. “È stata una reazione politica, perché trovavo assurdo che si volesse salvare a tutti i costi questa povera ragazza che, a mio avviso, era già morta da 17 anni. Allora c’era Berlusconi al governo e hanno messo in piedi una legge in pochi giorni per impedire quella che chiamavano ‘esecuzione’”. Bellocchio parla del tentativo di bloccare l’interruzione della nutrizione artificiale a Eluana Englaro, rimasta in stato vegetativo per oltre diciassette anni dopo un incidente.

Il regista ha messo in luce come quel periodo sia stato segnato da una “forte contrapposizione”, con la politica impegnata a “assecondare una parte retriva e reazionaria della Chiesa”, come ha detto lui. “Volevano tenere in vita una ragazza che ormai era solo un guscio”, ha aggiunto, senza nascondere l’amarezza per il dibattito acceso e diviso che ha attraversato il Paese.

Il film tra complessità e contrasti umani

“Bella addormentata”, uscito nel 2012, non è solo un film di protesta. “Non poteva essere soltanto un manifesto, ma un racconto complesso dove personaggi diversi e opposti portano avanti la loro visione della vita”, ha spiegato Bellocchio. Nel film si intrecciano storie e punti di vista variegati: medici, politici, familiari, credenti e laici. “Ci sono forti contrasti, molte scelte e movimenti che cambiano strada”, ha aggiunto il regista. Solo così emerge la parte più umana della storia, quella che va oltre gli scontri ideologici.

Le riprese, tra Udine e Trieste, hanno coinvolto tanti attori e tecnici locali. La scelta del Friuli Venezia Giulia non è stata casuale. “Abbiamo girato senza che i gruppi cattolici più intransigenti provassero a fermarci, almeno così ricordo”, ha detto Bellocchio. Un dettaglio importante, visto il clima teso di quegli anni.

Cinema e territorio: un legame che resiste

La mostra alla Casa del Cinema offre uno sguardo sui set e sulle produzioni che hanno animato il Friuli Venezia Giulia negli ultimi venticinque anni. Foto di backstage, scorci di città e paesaggi raccontano il rapporto tra cinema e territorio. “Mi piacerebbe tornare a lavorare in Fvg”, ha detto Bellocchio chiudendo il collegamento. “Ma serve una storia che abbia radici qui”.

In sala, Pier Giorgio Bellocchio ha ascoltato in silenzio le parole del padre. Tra il pubblico anche operatori del settore audiovisivo regionale, che hanno ricordato come la Film Commission abbia aiutato a portare sul grande schermo storie e paesaggi locali.

Un’eredità che parla ancora a tutti

La vicenda di Eluana Englaro continua a far discutere l’Italia. Il film di Bellocchio resta uno dei pochi tentativi di raccontare quella pagina difficile con uno sguardo aperto, senza semplificazioni. “Non era solo una battaglia politica o religiosa”, ha sottolineato il regista. “Parlava di vita e morte, della dignità delle persone”.

La mostra “25 anni di Fvg Film Commission” sarà aperta fino al 27 febbraio. Un’occasione per scoprire, attraverso immagini e storie, il ruolo del cinema nel raccontare vicende complesse e territori spesso poco conosciuti al grande pubblico.