Cecilia Sala lancia un appello: il 8 gennaio potrebbe essere il giorno della libertà per Alberto Trentini

Cecilia Sala lancia un appello: il 8 gennaio potrebbe essere il giorno della libertà per Alberto Trentini

Cecilia Sala lancia un appello: il 8 gennaio potrebbe essere il giorno della libertà per Alberto Trentini

Matteo Rigamonti

Gennaio 9, 2026

Roma, 9 gennaio 2026 – Cecilia Sala, giornalista italiana liberata dall’Iran esattamente un anno fa, ha scelto i social per lanciare un messaggio a sostegno di Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto da oltre 400 giorni in Venezuela senza accuse ufficiali. L’8 gennaio, giorno in cui Sala uscì dal carcere di Evin a Teheran, diventa così un’occasione per rinnovare l’appello: “Oggi è l’anniversario del giorno più bello della mia vita – ha scritto su X – Spero che l’8 gennaio possa diventare il giorno più bello anche per Alberto Trentini”.

Da Caracas una speranza, ma nessuna certezza su Trentini

Nella stessa giornata, da Caracas è arrivata una notizia che ha acceso qualche speranza. Il presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana, Jorge Rodríguez, ha annunciato la liberazione di “un numero significativo” di detenuti, tra venezuelani e stranieri. L’obiettivo, ha detto Rodríguez in conferenza stampa intorno alle 13 locali, è “favorire e raggiungere la pace”. Ma non è ancora chiaro se tra i rilasciati ci sia anche Trentini. “Ulteriori dettagli saranno forniti nelle prossime ore”, ha aggiunto, lasciando in sospeso familiari e amici del cooperante.

Un ricordo carico di emozione: Sala e Meloni a Fiumicino

Nel suo post, Cecilia Sala ha condiviso una foto con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, scattata all’aeroporto di Fiumicino l’8 gennaio 2025. Quel giorno, la premier accolse la giornalista al suo ritorno in Italia, dopo mesi di prigionia in Iran. “Quella mattina – ricorda Sala – non sapevo se sarei davvero salita su quell’aereo. Solo quando ho visto il tricolore mi sono sentita libera”. Un’immagine che oggi ha un peso speciale, mentre si attende una svolta anche per Trentini.

Trentini in carcere da oltre un anno a Caracas

Alberto Trentini, 38 anni, di Trento, lavorava per una ONG impegnata in progetti umanitari tra Caracas e Maracaibo. Fu arrestato nel novembre 2024 durante un controllo della polizia locale. Da allora, spiegano fonti della Farnesina, è rinchiuso in un carcere della capitale venezuelana. Nessuna accusa formale è stata finora notificata né a lui né ai suoi avvocati. “La situazione resta delicata”, fanno sapere dal Ministero degli Esteri. La famiglia di Trentini, che vive a Rovereto, aspetta notizie con grande ansia. “Ogni giorno che passa pesa come un macigno”, confida la sorella Marta.

Il caso Trentini dentro un clima di tensioni internazionali

La vicenda di Trentini si inserisce in un contesto di crescenti tensioni diplomatiche tra Caracas e diversi Paesi occidentali. Negli ultimi mesi, il governo venezuelano – sostenuto da una parte dell’amministrazione Trump negli Stati Uniti – ha avviato una serie di rilasci di prigionieri, spesso usati come leva nei negoziati internazionali. “Siamo in costante contatto con le autorità locali”, ha assicurato ieri sera l’ambasciatore italiano a Caracas, Stefano Manfredi. Intanto, dall’Iran – dove Sala era stata detenuta – arrivano immagini di nuove proteste contro il regime degli ayatollah: migliaia di persone sono scese in piazza a Teheran e in altre città.

La solidarietà cresce, colleghi e istituzioni in allerta

Nel mondo del giornalismo e della cooperazione internazionale cresce l’attesa per una possibile liberazione di Trentini. “Non possiamo dimenticare chi è ancora prigioniero”, ha scritto su X il reporter Lorenzo Cremonesi. Molti colleghi di Sala hanno rilanciato l’appello sui social, mentre la Federazione nazionale della stampa italiana ha chiesto “un impegno costante delle istituzioni”. In serata, davanti alla Farnesina, alcune decine di persone si sono radunate per una veglia silenziosa: candele accese e cartelli con la scritta “Libertà per Alberto”.

In attesa di una svolta

Per ora, il destino di Alberto Trentini resta incerto. Solo nelle prossime ore si capirà se il suo nome è tra quelli dei detenuti liberati dal governo venezuelano. Ma l’8 gennaio – data che per Cecilia Sala rappresenta la rinascita – potrebbe diventare anche per lui il giorno del ritorno a casa. “Non smettiamo di sperare”, ha concluso Sala nel suo messaggio. E intanto, tra silenzi e attese, una comunità intera resta con il fiato sospeso.