Ergastolo per l’amico di famiglia: il drammatico omicidio della psicoterapeuta nell’Aretino

Ergastolo per l'amico di famiglia: il drammatico omicidio della psicoterapeuta nell'Aretino

Ergastolo per l'amico di famiglia: il drammatico omicidio della psicoterapeuta nell'Aretino

Matteo Rigamonti

Gennaio 9, 2026

Arezzo, 9 gennaio 2026 – Mohamed Irfan Rhana, 37 anni, cittadino pachistano, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Letizia Girolami, la psicoterapeuta di 72 anni uccisa il 5 ottobre 2024 nella sua casa a Foiano della Chiana. La sentenza è arrivata nel primo pomeriggio di oggi, pronunciata dal presidente della corte d’assise di Arezzo, Anna Maria Loprete, dopo una camera di consiglio durata poco più di un’ora. Un verdetto che chiude, almeno sul piano giudiziario, una vicenda che aveva scosso profondamente la comunità locale e non solo.

Ergastolo per l’omicidio della psicoterapeuta

Poco dopo le 15, nell’aula del tribunale di Arezzo, la presidente Loprete ha letto la sentenza: ergastolo per Rhana, riconosciuto colpevole di omicidio volontario aggravato. In aula c’erano i familiari della vittima, alcuni amici e i legali delle parti. L’imputato ha ascoltato il verdetto in silenzio, senza mostrare emozioni. I giudici hanno accolto la richiesta della procura, che aveva chiesto il massimo della pena già nella scorsa udienza. “È una decisione che rispettiamo”, ha detto l’avvocato difensore Andrea Bianchi, lasciando aperta la porta a un possibile ricorso.

Un delitto dentro la famiglia

Gli investigatori hanno ricostruito una storia fatta di rapporti personali complicati. Rhana era un amico di famiglia e aveva avuto una relazione con la figlia di Letizia Girolami. La sera del 5 ottobre 2024, intorno alle 19, si era presentato a casa della donna in via della Chiana. I vicini hanno notato movimenti strani e, più tardi, hanno dato l’allarme dopo aver sentito delle urla provenire dall’appartamento. Quando sono arrivati i carabinieri, la psicoterapeuta era già morta. Le indagini hanno subito puntato su Rhana, ritenuto responsabile per motivi personali legati alla fine del rapporto con la figlia della vittima.

Indagini rapide e processo lampo

I carabinieri hanno raccolto testimonianze e immagini delle telecamere di sorveglianza che hanno incastrato Rhana in poche ore. L’uomo è stato fermato vicino alla stazione ferroviaria di Arezzo poche ore dopo il delitto. Durante gli interrogatori ha dato versioni contrastanti. “Non volevo uccidere”, avrebbe detto in uno degli ultimi colloqui con il suo avvocato. Ma per la procura, la dinamica dell’aggressione non lascia dubbi: c’è stata volontà di togliere la vita.

La comunità tra dolore e sollievo

A Foiano della Chiana la notizia della condanna ha suscitato un misto di sollievo e tristezza. Letizia Girolami era molto conosciuta in paese, dove aveva lavorato per anni come psicoterapeuta e si era spesa nel volontariato. “Era una donna generosa, sempre pronta ad ascoltare”, ha detto una vicina di casa davanti al tribunale. I familiari hanno scelto di non rilasciare dichiarazioni ufficiali. Solo uno dei figli, uscendo dall’aula, ha sussurrato: “Niente ci restituirà nostra madre”.

Ricorsi in vista e risarcimenti

La difesa ha già fatto sapere che valuterà le motivazioni della sentenza, che arriveranno nelle prossime settimane, prima di decidere se fare appello. “Ci sono aspetti da approfondire”, ha spiegato l’avvocato Bianchi ai cronisti. Nel frattempo, Rhana resta in carcere ad Arezzo. La corte ha anche disposto il risarcimento dei danni per i familiari della vittima, da quantificare in sede civile.

Un caso che ha lasciato il segno

L’omicidio di Letizia Girolami aveva attirato l’attenzione a livello nazionale, riportando al centro il tema della sicurezza in casa e delle relazioni personali che finiscono in tragedia. A Foiano della Chiana, quella sera d’autunno è ancora difficile da dimenticare. La giustizia ha fatto il suo corso, ma resta il vuoto lasciato da una donna ricordata da molti con affetto e rispetto.