Sassari, 9 gennaio 2026 – La nave Gaia Blu, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, è arrivata ieri al largo della costa nord-occidentale della Sardegna, nel tratto di mare che si affaccia sul Golfo dell’Asinara. Fino al 19 gennaio, qui prende il via la campagna scientifica Source2Sink, guidata dai ricercatori dell’Istituto per lo studio degli Impatti Antropici e Sostenibilità in ambiente marino del Cnr di Oristano. L’obiettivo è chiaro: capire perché proprio in questa zona i rifiuti marini, soprattutto le plastiche, si accumulano in modo così evidente.
Al lavoro sul mare: la sfida dei rifiuti nel Golfo dell’Asinara
A bordo della Gaia Blu c’è una squadra di oceanografi, geologi e biologi, diretta dal responsabile scientifico Andrea Cucco e dal capo missione Giovanni De Falco. Hanno iniziato a raccogliere dati fin dalle prime ore di navigazione. Si concentrano soprattutto sui fenomeni naturali che fanno sì che i rifiuti restino fermi in queste acque: dalle correnti marine alla conformazione dei fondali, fino alle caratteristiche chimiche e fisiche dell’acqua.
“Capire come le plastiche si spezzano e si spostano è essenziale per mettere a punto strategie che limitino i danni all’ecosistema”, ha spiegato Cucco durante un briefing a bordo, poco dopo l’arrivo. “Solo conoscendo questi meccanismi possiamo suggerire interventi davvero efficaci”.
Tra boe, sensori e fondali profondi: il cuore della ricerca
La campagna Source2Sink prevede rilievi molto dettagliati. Il team misura parametri come temperatura e salinità dell’acqua, usando strumenti a bordo e boe posizionate in punti chiave. Massima attenzione è dedicata alle correnti marine, considerate tra i principali trasportatori di rifiuti galleggianti.
Ma non si ferma qui: il gruppo esplora anche oltre i 600 metri di profondità, studiando i fondali lungo il margine occidentale della Sardegna e nel canyon sottomarino di Castelsardo. “Queste zone sono poco conosciute, ma possono svelarci molto sulle dinamiche degli accumuli di detriti”, ha sottolineato De Falco, mostrando sul monitor la mappa batimetrica aggiornata in tempo reale.
Non solo rifiuti: a bordo anche la biodiversità del mare
A bordo della Gaia Blu ci sono anche i ricercatori della Fondazione Cima (Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale), impegnati nell’avvistamento di grandi cetacei e altre specie sensibili. Seguire la fauna marina è fondamentale: “I rifiuti possono avere un impatto diretto sulla biodiversità locale”, ha detto una biologa della Fondazione, indicando alcune sagome di delfini avvistate a prua nelle prime ore del mattino.
L’osservazione si fa con binocoli ad alta definizione e registratori acustici, che permettono di individuare anche gli animali nascosti sotto la superficie. “Ogni dato raccolto – ha aggiunto la ricercatrice – ci aiuta a capire meglio l’impatto ambientale”.
Verso soluzioni concrete per il mare sardo
La campagna Source2Sink, che coinvolge una ventina di specialisti tra tecnici e ricercatori, punta a dare indicazioni chiare per il futuro: come monitorare, prevenire e ridurre i rifiuti in mare. I dati raccolti saranno analizzati nei laboratori del Cnr di Oristano e condivisi con enti locali e autorità ambientali.
Secondo le prime valutazioni, il Golfo dell’Asinara è uno dei punti più critici per l’accumulo di plastiche nel Mediterraneo occidentale. “Non è solo un problema di immagine o turismo”, ha ricordato Cucco, “ma riguarda la salute degli ecosistemi e, in fondo, delle comunità costiere”.
Le operazioni continueranno fino al 19 gennaio, con aggiornamenti quotidiani sul mare e sugli avvistamenti. Solo allora, con i dati in mano, si potrà tracciare una mappa precisa delle criticità e proporre soluzioni concrete per proteggere il mare sardo.
