Roma, 9 gennaio 2026 – Nella maestosa Sala Regia, tra stucchi dorati e le bandiere degli Stati presenti, Papa Francesco ha preso la parola questa mattina davanti agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede. Il suo messaggio è stato chiaro e senza giri di parole: ha messo in guardia sulla crescente debolezza del multilateralismo nel mondo. “Preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo”, ha detto, fotografando così il clima di tensione che si respira oggi tra le grandi potenze.
La forza torna protagonista, il dialogo si perde
Per Papa Francesco negli ultimi anni il modo di affrontare le crisi mondiali è cambiato profondamente. “Una diplomazia che punta al dialogo e cerca il consenso di tutti sta lasciando spazio a una diplomazia della forza, fatta da singoli o da gruppi di alleati”, ha spiegato ai rappresentanti di oltre 180 Paesi. In sostanza, la ricerca di un accordo comune sembra passare in secondo piano davanti a una competizione sempre più spinta tra blocchi contrapposti.
Il Pontefice ha anche sottolineato come la guerra sia tornata a essere vista come uno strumento legittimo per risolvere i conflitti. “La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando”, ha detto con voce grave. Parole che richiamano subito alla mente i conflitti in corso – dall’Ucraina al Medio Oriente – e le tensioni che attraversano molte parti del mondo.
Un principio infranto, un monito alla comunità internazionale
Nel suo discorso, Francesco ha ricordato il principio stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale: nessuno Stato può usare la forza per violare i confini degli altri. “È stato infranto quel principio che vietava ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui”, ha ribadito. Un chiaro riferimento alle crisi più recenti e un avvertimento alla comunità internazionale: si rischia di tornare indietro di decenni, cancellando con un colpo di spugna le conquiste diplomatiche del secolo scorso.
Il Papa ha poi osservato che oggi non si cerca più la pace come valore in sé. “Non si ricerca più la pace come dono e bene prezioso”, ha detto. Al contrario, spesso la pace viene vista come un traguardo da raggiungere con le armi, come modo per affermare il proprio potere.
Lo stato di diritto in pericolo
Uno dei passaggi più importanti del discorso ha riguardato lo stato di diritto, definito da Papa Francesco “la base di ogni pacifica convivenza civile”. Secondo lui, l’attuale situazione internazionale mette a rischio questo principio fondamentale. “Questo mette a serio rischio lo stato di diritto, che sta alla base di ogni convivenza pacifica”, ha ammonito.
Le parole del Papa arrivano in un momento delicato per la diplomazia mondiale. Solo pochi giorni fa, al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, si è discusso a lungo della necessità di rilanciare il multilateralismo e rafforzare gli strumenti per prevenire i conflitti. Eppure, come ha ricordato Francesco, la realtà sembra andare nella direzione opposta: “Si cerca la pace attraverso le armi, per affermare il proprio dominio”.
Gli ambasciatori e l’atmosfera in sala
Tra i presenti – ambasciatori di Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Germania – si è avvertita attenzione, ma anche qualche sguardo teso. Alcuni diplomatici hanno preso appunti su passaggi chiave; altri sono rimasti in silenzio ad ascoltare. “Il Papa ci ricorda che il dialogo non è solo una scelta etica, ma una necessità politica”, ha confidato a margine un rappresentante dell’America Latina.
Il discorso di Papa Francesco si inserisce in un quadro internazionale segnato da nuove alleanze militari e da una crescente diffidenza tra Stati. Nei corridoi della Santa Sede, già nelle prime ore del mattino, si commentava l’attesa per le sue parole: molti si aspettavano un richiamo forte alla responsabilità comune.
Un appello che suona come un allarme
Nel finale, il Papa ha invitato i leader mondiali a riscoprire il valore del dialogo e della collaborazione multilaterale. “Solo rispettando le regole condivise e cercando il bene comune si può garantire una convivenza pacifica”, ha concluso. Un messaggio che suona come un appello urgente, mentre nel mondo si moltiplicano segnali di instabilità.
La diplomazia della forza – questo il cuore del discorso – rischia di lasciare dietro di sé solo divisioni e nuove ferite. Ma dentro le mura vaticane resta viva la speranza che la comunità internazionale riesca a cambiare rotta.
