Il segreto delle meduse: come il sonno preserva il Dna dei neuroni

Il segreto delle meduse: come il sonno preserva il Dna dei neuroni

Il segreto delle meduse: come il sonno preserva il Dna dei neuroni

Giada Liguori

Gennaio 9, 2026

Tel Aviv, 9 gennaio 2026 – Il sonno non è un’esclusiva degli esseri umani o dei mammiferi: anche le meduse, tra le creature più antiche del pianeta, passano circa un terzo della loro vita a dormire. A rivelarlo è uno studio dell’Università Bar-Ilan di Israele, pubblicato su Nature Communications, che getta nuova luce sull’origine e il ruolo del sonno negli animali. Secondo i ricercatori, il riposo notturno delle meduse – e persino i loro “pisolini” durante il giorno – serve a proteggere il Dna dei neuroni, suggerendo che questa funzione sia antichissima, risalente a quasi un miliardo di anni fa.

Il sonno delle meduse: un comportamento che viene da lontano

Le osservazioni su meduse Cassiopea andromeda e anemoni di mare Nematostella vectensis hanno mostrato che entrambi, appartenenti al gruppo degli cnidari, hanno cicli di sonno simili a quelli degli esseri umani. Le meduse preferiscono dormire di notte, mentre gli anemoni si riposano soprattutto durante il giorno. “Abbiamo notato che le meduse, anche in natura, riducono l’attività e mostrano segni di sonnolenza in orari precisi”, ha spiegato il professor Oren Levy, che ha guidato la ricerca.

Sonno e vulnerabilità: un rischio che vale la pena correre

Dormire comporta rischi evidenti: durante il sonno, gli animali sono meno attenti a ciò che li circonda e più esposti ai predatori. Eppure, questo comportamento si trova in tutte le specie dotate di sistema nervoso, dal più semplice al più complesso. Per i ricercatori israeliani, la presenza del sonno nel corso dell’evoluzione dimostra che i vantaggi superano i pericoli. “Che anche organismi così primitivi come le meduse dormano – sottolinea Levy – significa che il sonno ha una funzione fondamentale, probabilmente legata alla protezione delle cellule nervose”.

Danni al Dna e melatonina: la difesa dei neuroni

Gli esperimenti hanno mostrato che la privazione del sonno aumenta i danni al Dna neuronale, sia in laboratorio sia in natura. Quando meduse e anemoni sono esposti a fattori dannosi, come le radiazioni ultraviolette, tendono a dormire di più. Un dato interessante riguarda la melatonina: somministrando questo ormone – conosciuto come “ormone del sonno” – gli cnidari allungano il riposo e migliorano la riparazione del Dna.

“Abbiamo visto una risposta immediata: dopo l’esposizione ai raggi UV, le meduse cercavano subito di riposare più a lungo”, racconta uno degli autori. Solo allora i ricercatori hanno ipotizzato che il sonno sia una strategia evolutiva per difendere il materiale genetico delle cellule nervose.

Un meccanismo nato un miliardo di anni fa

Questa scoperta assume un significato particolare se si pensa che gli antenati comuni di uomini e meduse si sono separati circa un miliardo di anni fa. Questo suggerisce che il meccanismo del sonno è nato molto prima dei vertebrati ed è stato mantenuto nel tempo proprio per la sua utilità biologica. “Il fatto che anche gli cnidari abbiano un sistema regolato dalla melatonina – spiega Levy – ci fa capire che il legame tra luce, ormoni e sonno è davvero molto antico”.

Nuove strade per capire il sonno umano

I risultati dello studio aprono nuove piste per capire i disturbi del sonno e le malattie neurodegenerative negli esseri umani. Se il sonno protegge il Dna dei neuroni, come accade nelle meduse, allora i problemi cronici di riposo potrebbero avere effetti più gravi sul cervello di quanto si pensasse finora. Gli scienziati israeliani vogliono ora approfondire i meccanismi dietro questo fenomeno, con l’obiettivo di trovare nuovi modi per prevenire i danni ai neuroni.

In laboratorio, le meduse Cassiopea andromeda sono state osservate per giorni interi: luci soffuse, vasche trasparenti, movimenti più lenti nelle ore notturne. Un particolare che ha colpito i ricercatori è stato il modo in cui questi animali sembrano “scegliere” quando dormire, come se seguissero un ritmo interno sincronizzato con la luce del giorno.

Secondo gli autori, “capire come e perché dormiamo non è solo una curiosità scientifica: può aiutarci a proteggere meglio il nostro cervello”. E forse, guardando alle meduse, potremmo scoprire qualcosa in più anche su noi stessi.