Bruxelles, 9 gennaio 2026 – “Putin non vuole la pace. La risposta russa alla diplomazia? Più missili e distruzione”. Così, in un post sui social, l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha commentato ieri sera i nuovi massicci attacchi russi all’Ucraina, avvenuti tra la notte dell’8 e il 9 gennaio. Per Kallas, la strategia di Mosca è chiara e consolidata: “Questo ciclo letale di attacchi si ripeterà finché non aiuteremo l’Ucraina a fermarlo”.
Missili Oreshnik: un salto nella guerra
Nel suo intervento, Kallas ha messo l’accento sull’uso del missile Oreshnik, segnalato da diverse fonti ucraine e occidentali, che rappresenta una “chiara escalation” nel conflitto. Il missile, considerato di nuova generazione dalle intelligence occidentali, sarebbe stato usato per la prima volta contro infrastrutture civili e militari nella regione di Dnipro. “È un chiaro avvertimento all’Europa e agli Stati Uniti”, ha scritto Kallas, lasciando intendere che il messaggio di Mosca non si ferma ai confini ucraini.
Le prime ricostruzioni parlano di un attacco che ha colpito una centrale elettrica e diversi edifici residenziali. Le autorità locali riferiscono almeno 12 feriti, tra cui due bambini. Squadre di soccorso hanno lavorato tutta la notte tra le macerie. “Intorno alle 2:30 abbiamo sentito un boato fortissimo”, ha raccontato un residente di Dnipro ai media locali. “Le finestre sono andate in frantumi e la gente è uscita in strada in pigiama”.
L’Europa corre ai ripari
La risposta dell’Unione Europea non si è fatta attendere. Kallas ha chiesto ai paesi membri di “usare di più le loro riserve di difesa aerea” e di “fornire subito gli aiuti necessari” a Kiev. Un appello chiaro, che arriva in un momento in cui cresce la preoccupazione sulla capacità dell’Ucraina di difendersi dai missili russi.
“Non possiamo permetterci ritardi”, ha detto Kallas in un’intervista alla radio estone ERR. “Ogni giorno perso significa più vittime e più distruzione”. La diplomatica estone ha rilanciato anche la necessità di varare “sanzioni più dure” contro la Russia, puntando soprattutto su settori ancora risparmiati dalle misure finora adottate dall’Unione.
Gli alleati occidentali: reazioni e sostegno
Sul fronte internazionale, la risposta degli Stati Uniti è stata prudente ma ferma. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Matthew Miller, ha detto che Washington “sta analizzando con attenzione le informazioni sull’uso del missile Oreshnik” e che continuerà a sostenere l’Ucraina “con tutti i mezzi necessari”. Oggi è prevista una riunione straordinaria del Consiglio Atlantico a Bruxelles.
Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha condannato l’attacco, definendolo “un atto di aggressione che non può restare senza risposta”. Da Berlino, il cancelliere Olaf Scholz ha confermato il sostegno tedesco a Kiev: “La nostra solidarietà non verrà meno”, ha detto durante una conferenza stampa congiunta con il premier polacco Donald Tusk.
Un salto di qualità nelle capacità russe
Secondo gli analisti militari europei, l’uso del missile Oreshnik segna un salto nelle capacità offensive russe. Il generale in pensione Leonardo Tricarico, intervistato da alanews.it, ha spiegato: “Se confermato, si tratta di un missile con gittata superiore ai mille chilometri, capace di sfuggire ai sistemi antimissile occidentali”. Una minaccia che complica ancora di più la difesa delle città ucraine.
Intanto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto un rafforzamento immediato delle forniture militari. “Abbiamo bisogno di più sistemi Patriot e Samp/T”, ha detto in collegamento con il Parlamento europeo. Sul campo la situazione resta tesa: nelle ultime 24 ore, secondo lo Stato Maggiore ucraino, sono stati lanciati oltre 40 attacchi missilistici lungo tutta la linea del fronte.
L’appello finale: l’Europa deve agire
“Non possiamo restare a guardare”, ha concluso Kaja Kallas nel suo messaggio. L’alto rappresentante Ue ha invitato i governi europei a non sottovalutare il rischio di un’escalation che potrebbe coinvolgere tutto il continente. Un monito che arriva mentre a Bruxelles si discute un nuovo pacchetto di aiuti militari da 5 miliardi di euro per Kiev.
Il dibattito è aperto. Ma tra le macerie di Dnipro e le stanze delle istituzioni europee, resta una domanda: quanto tempo resta ancora per fermare questa spirale?
