Budapest, 9 gennaio 2026 – La scomparsa di Béla Tarr, uno dei registi più influenti del cinema d’autore europeo, ha lasciato un vuoto enorme. Il maestro ungherese si è spento pochi giorni fa a 70 anni. A ricordarlo con parole intense è stato László Krasznahorkai, Premio Nobel per la Letteratura 2025, che ha affidato il suo addio a una nota diffusa dagli editori italiani di Bompiani. “La morte di Béla Tarr è una perdita enorme per tutti noi, ma per me è anche qualcosa di molto personale”, ha scritto lo scrittore, legato al regista da una lunga e profonda amicizia artistica.
Un legame che ha cambiato il volto del cinema europeo
Krasznahorkai non si è limitato a un semplice ricordo. Ha parlato di amicizia vera e di un “compagno di viaggio nella magia oscura del cinema”. “Con lui se ne va un dark cinema dove non brillerà mai più una luce come quella che riusciva a creare Béla. Il cinema resta vuoto, per me e per tutti noi”, ha confidato lo scrittore. I due avevano condiviso pagine fondamentali della cinematografia europea degli ultimi decenni, dando vita a opere come Satantango (1994), tratto dall’omonimo romanzo di Krasznahorkai, e Le armonie di Werckmeister (2000), ispirato a Melancolia della resistenza.
Satantango e gli altri capolavori
La loro collaborazione è nata proprio con la trasposizione di Satantango, un film di oltre sette ore che ha segnato una svolta nel cinema d’autore. “È stato uno degli artisti più grandi del nostro tempo. Sfrenato, crudele, invincibile”, ha scritto Krasznahorkai. Ma con amarezza ha aggiunto: “Ora il destino lo ha fermato brutalmente”. Dopo Satantango, sono arrivati Le armonie di Werckmeister, accolto con entusiasmo alla Berlinale, poi L’uomo di Londra (2007) e infine Il cavallo di Torino (2011), l’ultimo film diretto da Tarr.
Un’eredità che pesa sul futuro del cinema
Nella sua lettera, Krasznahorkai si è anche soffermato sul domani del cinema d’autore. “Quando perdi un creativo così radicale, per un po’ sembra che tutto diventi noioso”, ha ammesso. Poi ha lanciato una domanda amara: “Chi sarà il prossimo ribelle? Chi si farà avanti? Chi spezzerà tutto? Signori, nessuno si farà avanti. Che ne sarà di noi? Béla, torna indietro”. Parole che raccontano lo smarrimento di una generazione cresciuta nel segno della sperimentazione.
Un addio che ha scosso il mondo della cultura
La notizia della morte di Béla Tarr ha colpito tutta l’Europa. A Budapest, dove aveva scelto di vivere negli ultimi anni, amici e colleghi si sono radunati in silenzio davanti alla sua casa nel quartiere di Újbuda. In Italia, la casa editrice Bompiani ha ricordato la sua “straordinaria capacità di trasformare la letteratura in immagini”. La Cineteca di Bologna ha annunciato una retrospettiva dedicata ai suoi film nelle prossime settimane.
Un’eredità destinata a durare
Nonostante il dolore, il lascito di Béla Tarr continua a ispirare registi e scrittori in tutto il mondo. I suoi film – noti per i lunghi piani sequenza, le atmosfere cupe e le profonde riflessioni sulla condizione umana – restano un punto di riferimento per chi vede nel cinema una forma d’arte capace di interrogare il presente. Come ha scritto Krasznahorkai: “La vita salderà i conti con noi uno a uno”. Ma tra le righe della sua lettera d’addio si percepisce anche una speranza: che il cinema sappia ancora sorprendere. Anche senza Béla Tarr.
