Meloni annuncia la data del referendum: 22-23 marzo in arrivo al Cdm

Meloni annuncia la data del referendum: 22-23 marzo in arrivo al Cdm

Meloni annuncia la data del referendum: 22-23 marzo in arrivo al Cdm

Matteo Rigamonti

Gennaio 9, 2026

Roma, 9 gennaio 2026 – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha indicato come probabili date per le prossime elezioni regionali il 22 e 23 marzo, durante la conferenza stampa di fine anno a Palazzo Chigi. Una notizia attesa da settimane nei corridoi della politica romana, che arriva a pochi giorni dal termine fissato dalla legge per l’annuncio ufficiale: il 17 gennaio.

Elezioni regionali, il calendario prende forma

La legge ci impone di fissare la data entro il 17 gennaio, lo farà il prossimo Consiglio dei ministri: il 22 e 23 marzo è la data più probabile e mi sento di confermarla”, ha detto Meloni ai giornalisti nella sala stampa di Palazzo Chigi. Parole che chiudono settimane di voci e trattative tra i partiti. Fonti di governo fanno sapere che la decisione sarà formalizzata martedì 16 gennaio, in occasione del Consiglio dei ministri.

A votare saranno Abruzzo, Basilicata, Piemonte, Sardegna e Umbria, dove i consigli regionali scadono tra febbraio e aprile. La scelta di concentrare il voto in due giorni consecutivi, spiegano dall’esecutivo, serve a favorire una maggiore partecipazione e a gestire meglio le operazioni di voto.

Partiti in fermento, già si pensa alla campagna

La conferma delle date ha subito acceso il dibattito tra i partiti. Dal Partito Democratico, la segretaria Elly Schlein ha commentato: “Siamo pronti a confrontarci sui temi che interessano davvero i cittadini. Queste date ci permettono di organizzare una campagna elettorale seria”. Anche dal centrodestra arrivano segnali di unità: “Abbiamo trovato un’intesa, ora avanti con i programmi”, ha detto Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia.

Non mancano però le critiche. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha sottolineato che “la scelta delle date non deve ridurre la partecipazione, serve trasparenza su ogni passaggio”. In Sardegna, ad esempio, le opposizioni locali chiedevano di votare già a febbraio. Il governo, invece, punta a un calendario uniforme su tutte le regioni coinvolte.

Cosa cambia per amministrazioni e cittadini

Le elezioni regionali sono un appuntamento importante per tutta la politica italiana. In Abruzzo e Basilicata si voterà per rinnovare giunte che negli ultimi anni hanno affrontato problemi legati alla sanità e allo sviluppo economico. In Piemonte, invece, la sfida sarà seguita da vicino anche a livello nazionale: qui il centrodestra cerca di confermare la guida della regione, mentre il centrosinistra punta a ripartire dopo alcune difficoltà.

Per i cittadini, il 22 e 23 marzo segna anche l’inizio della macchina organizzativa: dai seggi alle liste elettorali, fino alla raccolta firme e alla presentazione delle candidature. Nei piccoli comuni, come raccontano diversi sindaci a alanews.it, si lavora già per assicurare la presenza di presidenti di seggio e scrutatori. “Aspettiamo la conferma ufficiale – dice Marco Rossi, sindaco in provincia di Potenza – ma ci stiamo muovendo per non arrivare impreparati”.

Cosa succede ora: verso il decreto ufficiale

Il passo successivo sarà il decreto di indizione delle elezioni, che dovrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro la scadenza di legge. Solo da quel momento partirà ufficialmente la campagna elettorale. Nei palazzi della politica si guarda anche alle possibili alleanze: in alcune regioni si profilano coalizioni nuove, in altre invece si tornerà a vedere gli schieramenti tradizionali.

Durante la conferenza stampa, Meloni ha ribadito l’impegno del governo a “garantire il massimo rispetto delle regole e della partecipazione democratica”. Un impegno che sarà messo alla prova nei prossimi mesi, con confronti in tv, comizi nelle piazze e, come sempre, qualche sorpresa dell’ultimo minuto.