Meloni: la stampa libera, pilastro essenziale della democrazia

Meloni: la stampa libera, pilastro essenziale della democrazia

Meloni: la stampa libera, pilastro essenziale della democrazia

Matteo Rigamonti

Gennaio 9, 2026

Roma, 9 gennaio 2026 – «La libertà di stampa è la base di ogni democrazia e va difesa con forza». Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha aperto la conferenza stampa di fine anno, questa mattina a Palazzo Chigi. Parole nette, in un momento in cui il tema dei diritti dei giornalisti e delle loro condizioni di lavoro è tornato al centro del dibattito pubblico.

Meloni: «Difendere la libertà di stampa è un dovere di tutti»

L’incontro è iniziato poco dopo le 11 nella sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio. Meloni ha ribadito che la libertà di stampa resta un pilastro fondamentale della democrazia. «Dobbiamo ricordare tutti quei cronisti che hanno perso la vita, non solo in zone di guerra, ma anche in territori segnati dalla criminalità», ha detto con tono deciso. Un passaggio che ha raccolto un applauso breve ma sentito da parte dei presenti, in gran parte giornalisti provenienti da testate nazionali e internazionali.

Contratto scaduto da dieci anni, tensione in sala

L’atmosfera si è fatta più tesa poco prima dell’intervento della premier, quando alcuni giornalisti hanno mostrato uno striscione con la scritta: «Giornalisti da 10 anni senza contratto ma alla Fieg finanziamenti milionari». Il gesto ha subito attirato l’attenzione dei fotografi e ha spinto Meloni a intervenire. «Non capisco perché si faccia questa mobilitazione», ha commentato. E ha aggiunto: «L’impressione è che si stia contestando la presidente del Consiglio, ma non dipende da noi. Possiamo solo fare moral suasion, ma non vorrei che tutto sembrasse una protesta personale».

Il riferimento è al contratto nazionale dei giornalisti, scaduto ormai da un decennio. Un tema che spacca la categoria e su cui Meloni ha chiesto «un tavolo aperto» tra le parti. «Il governo può favorire il dialogo – ha spiegato – ma non può sostituirsi ai sindacati e ai datori di lavoro». Una posizione che non ha convinto tutti: alcuni sindacalisti hanno abbandonato la sala in segno di protesta, altri hanno chiesto tempi certi per un eventuale intervento normativo.

Radio Radicale, arriva un contributo straordinario

Durante la conferenza, Meloni ha annunciato un emendamento del governo a favore di Radio Radicale. L’intento è garantire «un contributo straordinario per la digitalizzazione dell’archivio storico della testata», ha spiegato la premier. Questo finanziamento si aggiunge a quello ordinario che l’emittente riceve da anni, riconosciuta per il suo ruolo centrale nella documentazione delle attività parlamentari e nella diffusione di contenuti informativi.

Secondo fonti di Palazzo Chigi, il contributo dovrebbe permettere a Radio Radicale di avviare il processo di digitalizzazione di oltre quarant’anni di materiali d’archivio. Un tesoro unico – più di 250mila ore di registrazioni – che rischiava di andare perso senza un intervento pubblico. «È un dovere verso chi ha garantito trasparenza e accesso all’informazione istituzionale», ha sottolineato Meloni.

Giornalisti, diritti e sicurezza: il dibattito che resta aperto

La conferenza si è chiusa poco dopo le 13, tra domande serrate e qualche momento di tensione. Sullo sfondo rimane il nodo della tutela dei giornalisti, sia sul fronte contrattuale sia per la sicurezza, soprattutto in zone più pericolose. «Molti colleghi hanno perso la vita per il loro lavoro», ha ricordato una cronista in sala, citando i casi più noti degli ultimi anni.

Il governo assicura attenzione e disponibilità al confronto. Ma la distanza tra istituzioni e chi fa informazione sembra ancora grande. «Serve un cambio di passo vero», ha commentato un rappresentante della Federazione Nazionale della Stampa Italiana al termine dell’incontro. Solo così, forse, si potrà tornare a un equilibrio tra diritti e responsabilità che oggi sembra ancora lontano.