Rimpatri impossibili: il paradosso delle espulsioni in aumento in Italia

Rimpatri impossibili: il paradosso delle espulsioni in aumento in Italia

Rimpatri impossibili: il paradosso delle espulsioni in aumento in Italia

Matteo Rigamonti

Gennaio 9, 2026

Roma, 9 gennaio 2026 – Il tema dei rimpatri degli stranieri irregolari che hanno commesso reati torna a far discutere l’Italia, scosso da alcuni episodi di cronaca che hanno acceso il dibattito pubblico. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, difende i numeri ufficiali: i rimpatri sono in aumento, ma la realtà sul campo resta complicata, con una macchina burocratica spesso bloccata da ostacoli pratici e legali. Nel 2025, secondo i dati del Viminale, sono stati quasi 7 mila gli espulsi, con un aumento del 12% rispetto all’anno prima. Eppure, fatti come quelli di Aurora Livoli e del capotreno Alessandro Ambrosio, uccisi da persone che avrebbero potuto essere rimandate a casa, sollevano dubbi sull’efficacia del sistema.

Rimpatri in aumento, ma il sistema fa fatica

Negli ultimi anni i rimpatri sono cresciuti costantemente: 4.304 nel 2022, saliti a 4.751 nel 2023, poi 5.414 nel 2024 e quasi 7 mila nel 2025. Il ministro Piantedosi parla di “un segnale di efficienza” e sottolinea “l’impegno massimo delle forze dell’ordine”. Ma chi lavora sul campo racconta un’altra storia. Spesso, spiegano fonti della polizia, “l’ordine di espulsione viene notificato, ma la persona sparisce”. In tanti riescono a far perdere le tracce, fino a quando non vengono beccati di nuovo, magari per altri motivi.

Irreperibilità e identità false: il tallone d’Achille

Uno dei problemi più grossi resta la irreperibilità degli stranieri colpiti da espulsione. “L’ordine viene consegnato, ma poi non si riesce più a trovarli”, dice un funzionario della Questura di Milano. Molti evitano i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) usando più identità: cambiano nome, forniscono dati falsi, rendendo complicatissimo rintracciarli. Spesso passano mesi o anni prima di essere fermati di nuovo, quasi sempre per caso.

Rimpatri costosi e accordi a singhiozzo

Un altro nodo sono i costi dei rimpatri e la necessità di scorte di polizia per accompagnare chi viene espulso. “Non sempre si riesce a organizzare voli dedicati”, ammette un dirigente del Viminale. Così si usa spesso il volo commerciale, con agenti che viaggiano insieme agli espulsi. Ma non basta: gli accordi con i Paesi di origine spesso impongono limiti severi. Per esempio, la Tunisia accetta solo 80 persone a settimana. Anche volendo fare presto, il muro dall’altra parte resta un ostacolo difficile da superare.

Immigrazione e sicurezza: i numeri del 2025

Nel 2025 gli sbarchi in Italia sono stati circa 66 mila, più o meno gli stessi del 2024 e meno della metà rispetto ai 157.651 arrivi del 2023. Il Viminale segnala un calo dei reati: nel 2025 si registra una riduzione del 3,5% rispetto all’anno prima. In particolare, gli stupri sono scesi del 7,5%, i furti del 6%, i maltrattamenti in famiglia dell’8%, le estorsioni del 5%, le rapine del 4,5% e lo sfruttamento della prostituzione del 9%. “Sono dati che dimostrano l’efficacia delle politiche di sicurezza”, ha detto Piantedosi.

Giustizia lenta, espulsioni bloccate

Non va dimenticato il peso della giustizia amministrativa. Molti espulsi presentano ricorso al Tar o al giudice ordinario, ottenendo spesso la sospensione dell’espulsione. “I tempi si allungano e intanto la persona resta qui”, spiega un avvocato esperto di immigrazione. Solo una parte delle espulsioni si conclude in tempi brevi; per le altre si apre una lunga attesa tra notifiche, ricorsi e sentenze.

Un sistema sotto pressione continua

Il tema dei rimpatri resta uno dei punti più delicati nella gestione dell’immigrazione in Italia. I numeri crescono, ma la macchina amministrativa fatica a stare al passo con le richieste dell’opinione pubblica e con le esigenze di sicurezza. “Serve un impegno maggiore sugli accordi internazionali”, ammette un funzionario del Viminale. Nel frattempo, tra ordini ignorati e ricorsi pendenti, il sistema procede a fatica, tra risultati concreti e limiti strutturali difficili da superare.