Sheinbaum sfida Trump: Rafforziamo la comunicazione

Sheinbaum sfida Trump: Rafforziamo la comunicazione

Sheinbaum sfida Trump: Rafforziamo la comunicazione

Matteo Rigamonti

Gennaio 9, 2026

Città del Messico, 9 gennaio 2026 – La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha risposto ieri alle parole di Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva rilanciato l’idea di attacchi diretti contro i cartelli della droga. “Dobbiamo migliorare la comunicazione”, ha detto Sheinbaum in conferenza stampa a Los Pinos, poco dopo le 11 del mattino. In un clima già teso tra Messico e Stati Uniti, quella frase suona come un invito a mantenere la calma e a parlare, mentre la campagna elettorale americana riporta sotto i riflettori la sicurezza al confine.

Sheinbaum: “Serve dialogo, non minacce”

La presidente, al suo primo anno di mandato, ha affidato al ministro degli Esteri Juan Ramón de la Fuente il compito di contattare il segretario statunitense Marco Rubio. “Se serve, si incontreranno”, ha spiegato Sheinbaum, sottolineando che la diplomazia resta la strada da seguire per affrontare il problema dei cartelli della droga. Solo pochi giorni fa, ha ricordato, Rubio aveva parlato di “buona collaborazione” tra i due Paesi su temi di sicurezza. Un chiaro riferimento al gruppo di lavoro congiunto, attivo da oltre un anno, che si occupa di emergenze legate al traffico di droga e ai flussi migratori.

Trump rilancia la linea dura: “Pronti a intervenire”

Le dichiarazioni di Trump sono arrivate sabato sera durante un comizio a El Paso, Texas. L’ex presidente ha parlato di “necessità di agire con forza” contro i cartelli messicani, evocando la possibilità di “operazioni mirate” oltre confine. Una posizione che ha subito acceso il dibattito a Washington e a Città del Messico. Secondo fonti diplomatiche raccolte dalla stampa locale, il governo messicano considera “inaccettabile” qualsiasi ipotesi di intervento militare straniero sul proprio territorio. “Non permetteremo mai violazioni della nostra sovranità”, ha ribadito un funzionario del ministero degli Esteri, che ha preferito restare anonimo.

Il nodo della cooperazione bilaterale

Negli ultimi mesi, la sicurezza al confine è tornata al centro dei rapporti tra i due Paesi. Il gruppo di lavoro bilaterale – formato da funzionari delle forze dell’ordine e dei ministeri degli Interni – si riunisce regolarmente tra Città del Messico e Washington. Secondo una nota ufficiale del governo messicano diffusa lunedì sera, “la collaborazione ha già portato risultati concreti nella lotta al traffico di armi e droga”. Eppure, le tensioni restano alte. Solo a dicembre, un’operazione congiunta aveva portato all’arresto di tre membri del cartello di Sinaloa nella zona di Tijuana. Un successo importante, ma che non basta a calmare le preoccupazioni degli Stati Uniti, dove la crisi degli oppioidi e la violenza legata ai narcos restano temi caldi.

Reazioni e prospettive: tra diplomazia e campagna elettorale

La risposta di Sheinbaum – decisa ma misurata – è stata accolta positivamente dai principali quotidiani messicani. “Serve sangue freddo”, ha scritto El Universal in un editoriale pubblicato questa mattina. Anche tra gli analisti politici prevale la linea della prudenza. “Il Messico non può permettersi uno scontro diretto con Washington, ma neppure cedere sulla sovranità”, ha spiegato al telefono l’esperto di relazioni internazionali Carlos Bravo Regidor. Intanto, dal Dipartimento di Stato americano non sono arrivate dichiarazioni ufficiali. Solo una breve nota: “Il dialogo resta aperto”.

Un equilibrio fragile

In questo scenario, la presidente Sheinbaum si trova a gestire una delle crisi diplomatiche più delicate del suo mandato. Da un lato la pressione interna – con l’opinione pubblica messicana che chiede risposte forti contro la violenza dei cartelli – dall’altro le richieste sempre più pressanti degli Stati Uniti su sicurezza e controllo dei confini. La scelta di puntare sulla diplomazia, almeno per ora, sembra l’unica via possibile. Ma il clima resta teso. E ogni parola ha il suo peso.