Torino, 9 gennaio 2026 – Giulia Fumaroli, 19 anni, studentessa torinese, è stata esclusa dal corso di Medicina dopo aver fallito tutti gli esami del cosiddetto “semestre filtro”, il nuovo sistema di selezione introdotto quest’anno nelle università italiane. Diplomata lo scorso giugno, Giulia aveva scelto di provare la strada della facoltà medica, ma oggi racconta la sua esperienza, sollevando dubbi sulla reale efficacia del meccanismo: “Il semestre filtro così non funziona”, dice, mettendo in luce problemi organizzativi e didattici che, secondo lei, hanno penalizzato molti aspiranti medici.
Semestre filtro, tra promessa e realtà
Giulia racconta che il periodo di lezioni previsto dal semestre filtro è stato “troppo breve”, con corsi “troppo rapidi e poco approfonditi rispetto ai crediti richiesti”. Le esercitazioni pratiche e le simulazioni, fondamentali per prepararsi agli esami, sono state comunicate quasi all’ultimo, lasciando poco tempo agli studenti per assimilare i contenuti. “Avrei dovuto studiare meglio, è vero”, ammette, “ma non è solo colpa mia. Così com’è, il sistema non regge”.
La riforma voluta dal Ministero dell’Università e della Ricerca per superare i limiti del vecchio numero chiuso ha introdotto quest’anno una fase intermedia: il semestre filtro. Gli studenti devono seguire le lezioni e superare una serie di esami selettivi. Solo chi ce la fa può continuare il percorso. Però, per Giulia e altri ragazzi nella sua situazione, questo nuovo metodo ha portato più problemi che vantaggi.
Il nuovo sistema mette in difficoltà
“Il vecchio test era fuori contesto, non legato al corso di laurea”, ricorda Giulia. “Ma almeno era veloce: sapevi subito se eri dentro o fuori”. Ora, con il semestre filtro, la selezione si è trasformata in un percorso a ostacoli che dura mesi. “Ho dovuto seguire lezioni, sostenere appelli. Adesso devo iscrivermi a un altro corso in ritardo, con un semestre e degli esami in meno rispetto agli altri”, spiega. Una situazione che rischia di mettere in difficoltà chi, come lei, non ha superato gli esami richiesti.
Giulia pensa che sarebbe stato meglio concentrare la selezione in un periodo più breve, magari in estate, con prove a risposta chiusa su un programma più limitato. “Così ho solo perso tempo”, osserva amareggiata. Ma il problema non è solo questo: chi non supera il semestre filtro deve cambiare facoltà o aspettare un altro anno per riprovare Medicina.
Le conseguenze per chi resta fuori
Per Giulia, l’esclusione ha avuto effetti immediati. Non potendo più iscriversi a Biotecnologie a Torino – anche questo corso è a numero chiuso e i termini sono ormai scaduti – dovrà pendolare tra Torino e Novara per frequentare la stessa facoltà in un altro ateneo. “Il ministero dovrebbe obbligare tutte le università ad aprire le iscrizioni a qualsiasi corso, così da lasciare più libertà di scelta”, sostiene.
E chi vuole riprovare il test di Medicina l’anno prossimo si trova davanti a una scelta complicata. “Dovrei sospendere di nuovo la carriera per sei mesi”, spiega Giulia. Una decisione che porta con sé ritardi e incertezze per il futuro.
Ricorsi e proteste crescono
La storia di Giulia non è un caso isolato. In queste settimane, diversi studenti esclusi dal semestre filtro stanno pensando a ricorsi collettivi. “Faremo un ricorso con l’Unione degli universitari”, conferma la giovane torinese. Secondo loro, le regole sono state cambiate in corsa con decreti ministeriali che hanno modificato graduatorie e criteri di valutazione. “È un’ingiustizia, soprattutto per chi non sapeva di poter rifiutare voti o ripescare sufficienze”, aggiunge Giulia.
Il dibattito sull’accesso a Medicina resta aperto. Il Ministero non ha ancora risposto alle richieste degli esclusi, ma nei prossimi mesi potrebbero arrivare novità sulle modalità di selezione per il 2026/2027. Intanto, storie come quella di Giulia Fumaroli mettono in luce le difficoltà di centinaia di giovani alle prese con un sistema ancora in cerca di un equilibrio.
