Roma, 9 gennaio 2026 – Nel 2025 gli oceani hanno toccato temperature mai viste prima. A rivelarlo è uno studio internazionale pubblicato su Advances in Atmospheric Sciences, che ha coinvolto più di cinquanta ricercatori da tutto il mondo. I dati mostrano come i mari abbiano immagazzinato più calore che in qualsiasi altro anno dall’inizio delle rilevazioni sistematiche. Un segnale chiaro: il riscaldamento globale non si ferma.
Oceani in allarme: un’energia mai vista prima
Gli autori dello studio – tra cui l’Istituto di Scienze Marine del CNR di Roma e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Bologna – spiegano che nel 2025 gli oceani hanno assorbito circa 23 miliardi di miliardi di joule in più rispetto all’anno precedente. Per capirci meglio, è come se tutta l’energia consumata dall’economia mondiale in trentasette anni fosse finita sotto la superficie del mare. “È un numero che lascia senza parole, anche chi segue queste tematiche da anni”, ha detto Lijing Cheng, climatologo cinese e coordinatore della ricerca.
Il ruolo chiave degli oceani nel clima della Terra
Gli oceani, che coprono oltre il 70% del pianeta, sono un enorme serbatoio di calore. Assorbono più del 90% del calore in eccesso generato dall’uomo, soprattutto a causa della combustione di fonti fossili. “Senza questo effetto di assorbimento, la temperatura dell’aria sarebbe salita molto più rapidamente”, spiega il professor Stefano Russo dell’ISMAR-CNR di Roma. Ma questo accumulo non è senza conseguenze: alza il livello del mare, riduce l’ossigeno nelle acque e aumenta la frequenza di eventi climatici estremi.
Come sono stati raccolti i dati
La ricerca si basa su una rete mondiale di boe, satelliti e stazioni oceanografiche che monitorano la superficie e fino a 2.000 metri di profondità. “Abbiamo confrontato i dati del 2025 con quelli degli ultimi sessant’anni”, racconta Giovanni Coppini, oceanografo dell’INGV di Bologna. Il trend è evidente: dal 2017 ogni anno è stato un nuovo record. Solo nel Pacifico settentrionale la temperatura media è salita di quasi mezzo grado rispetto al decennio precedente.
Gli effetti sugli ecosistemi e sulle comunità
L’aumento della temperatura degli oceani pesa sulle vite di molte specie marine. Il rapporto segnala spostamenti nelle aree di presenza dei pesci, che cercano acque più fresche. “Le barriere coralline sono tra le più danneggiate”, avverte la biologa marina Elena Bianchi. “Molte comunità costiere rischiano di perdere risorse vitali per la pesca e il turismo”. In alcune zone dell’Atlantico i pescatori hanno notato meno pesce tradizionale e specie mai viste prima.
La reazione della comunità scientifica
Lo studio ha subito acceso il dibattito internazionale. “Questi dati confermano che il riscaldamento degli oceani sta accelerando”, commenta Michael Mann, climatologo americano. Anche in Italia le istituzioni hanno espresso preoccupazione: “Serve un impegno concreto per tagliare le emissioni”, ha detto il ministro dell’Ambiente Giulia Rinaldi alla Camera. Nonostante gli allarmi, però, le politiche globali faticano ancora a cambiare passo.
Cosa ci aspetta e le possibili strade da seguire
Gli esperti avvertono: fermare questa tendenza richiederà tempo e decisioni forti. “Ridurre l’uso dei combustibili fossili resta la priorità assoluta”, sottolinea Coppini. Intanto, in diversi Paesi si stanno avviando progetti per riforestare le aree marine e proteggere le coste. Solo così, dicono i ricercatori, si potrà rallentare l’accumulo di calore negli oceani e limitare i danni per chi verrà dopo di noi.
Le previsioni più recenti indicano che, senza cambiamenti importanti, il 2026 potrebbe segnare un nuovo record negativo. Un avvertimento chiaro, che arriva dagli scienziati: “Non possiamo più ignorare questi segnali”, conclude Cheng.
