Crans-Montana unita nella commemorazione: l’omelia che tocca il cuore delle vittime a Roma

Crans-Montana unita nella commemorazione: l'omelia che tocca il cuore delle vittime a Roma

Crans-Montana unita nella commemorazione: l'omelia che tocca il cuore delle vittime a Roma

Matteo Rigamonti

Gennaio 10, 2026

Roma, 10 gennaio 2026 – Questa mattina, nella Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, nel cuore pulsante di Roma, si è tenuta la messa in memoria delle vittime dell’incendio di Crans-Montana. Un momento denso di dolore e silenzio, che ha visto seduti fianco a fianco rappresentanti di tutto lo spettro politico: dal governo all’opposizione. Una partecipazione corale che ha voluto ribadire la portata nazionale del lutto e la domanda ancora aperta di risposte e responsabilità.

Governo e opposizione, uniti nel silenzio del cordoglio

Alle 11, sotto le maestose volte barocche della basilica affacciata su via del Corso, sono arrivati la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il sottosegretario Alfredo Mantovano e vari ministri: tra questi Giancarlo Giorgetti, Guido Crosetto, Giuseppe Valditara e Alessandro Giuli. Poco dopo hanno preso posto anche i leader dell’opposizione: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Riccardo Magi. Il loro ingresso è stato accompagnato da un silenzio profondo, mentre fuori dalla chiesa qualche passante si è fermato a guardare, colpito dall’insolita presenza di tante figure istituzionali insieme.

Prima che iniziasse la funzione, la premier Meloni – insieme ad altri esponenti politici – si è avvicinata ai genitori di Giovanni Tamburi e Riccardo Minghetti, due dei sei giovani italiani morti nell’incendio. Brevi parole sussurrate, strette di mano, abbracci. “Non ci sono parole”, ha detto un parlamentare uscendo dalla sacrestia. È stato in quel momento che l’atmosfera si è fatta ancora più intensa.

Il cardinale Reina: “Sono tutti figli nostri”

A celebrare la messa è stato il cardinale vicario di Roma, Baldassarre Reina. Nel suo discorso, pronunciato con voce ferma ma carica di emozione, ha dato voce al dolore di tutti e ha lanciato un appello a fare chiarezza. “Oggi, nel dolore che punge, sentiamo che questi ragazzi sono figli di tutti noi”, ha detto dal pulpito. “E devono restare figli nostri anche quelli che hanno il diritto di difendere la propria giovinezza, di vivere e divertirsi in sicurezza. Per questo servono regole chiare e il rispetto deciso di queste regole”.

Il cardinale ha sottolineato quanto sia importante non dimenticare cosa ha portato a questa tragedia: “Il dolore sarebbe ancora più forte se restassero il silenzio, la mancanza di spiegazioni, l’opacità e l’inerzia nel capire cosa è successo”. Parole che hanno toccato molti, compresi alcuni familiari delle vittime, che hanno annuito senza parlare. “Sarebbe un tradimento dimenticare la lezione dolorosa che ci ricorda il dovere di proteggere il diritto alla giovinezza”, ha aggiunto Reina.

I nomi delle vittime e il ricordo dei feriti

Durante la cerimonia, il cardinale ha letto con voce chiara i nomi dei sei giovani italiani che hanno perso la vita: Giovanni, Achille, Emanuele, Chiara, Riccardo e Sofia. “Sono nomi che Dio tiene scritti nel palmo della sua mano, indimenticabili”, ha detto, mentre in chiesa si sentiva un’emozione forte. Alcuni parenti stringevano nelle mani fotografie o piccoli oggetti appartenuti ai ragazzi.

Reina ha poi rivolto un pensiero ai feriti che ancora combattono negli ospedali, soprattutto al Niguarda di Milano, ringraziando il personale sanitario per l’impegno quotidiano. “Lottano per la vita e la guarigione”, ha ricordato. In fondo alla navata, una giovane donna – amica di una delle vittime – si asciugava gli occhi con un fazzoletto bianco.

Non dimenticare: l’appello finale

Verso la fine dell’omelia, il cardinale ha richiamato il Vangelo per riflettere sul senso del dolore: “Di fronte a tragedie così ci chiediamo dov’era Dio e perché ha permesso tutto questo. Ma Dio lo troviamo vittima insieme a chi soffre, figlio accanto ai nostri figli feriti e uccisi”. Un invito a cercare le risposte qui sulla terra, non altrove. E a non lasciare che il tempo cancelli la memoria di quanto è successo.

All’uscita dalla basilica, nessuna parola ufficiale dai politici presenti. Solo sguardi bassi e passi lenti verso le auto blu parcheggiate lungo via del Corso. Il dolore resta. E con lui la richiesta, ancora senza risposta, di verità e giustizia per le vittime dell’incendio di Crans-Montana.