Treviso, 10 gennaio 2026 – Il Tribunale di Treviso ha condannato i genitori di un ragazzo adolescente, ritenuti responsabili per non avergli insegnato adeguatamente la sessualità, dopo che il giovane aveva violentato una bambina di dieci anni durante un pranzo tra famiglie nel 2012. La sentenza, depositata nei giorni scorsi, impone ai due adulti di versare un risarcimento complessivo di 130 mila euro alla vittima e ai suoi genitori.
Genitori condannati per mancata educazione
La vicenda risale a un pomeriggio di primavera, più di dieci anni fa, in una casa della provincia di Treviso. Due famiglie si erano riunite per un pranzo domenicale. In quell’occasione, l’adolescente – poco più che tredicenne all’epoca – e la bambina si erano allontanati dagli adulti. Solo dopo, la piccola ha raccontato ai genitori quello che era successo. La denuncia è partita subito dopo una visita al pronto soccorso di Treviso, dove i medici hanno trovato segni compatibili con una violenza.
Il processo penale si è chiuso nel 2016: il ragazzo è stato condannato in via definitiva a un anno e due mesi di carcere. La famiglia della vittima ha poi avviato una causa civile per ottenere un risarcimento.
Le ferite invisibili: danni psicologici e familiari
Una perizia disposta dal giudice civile ha accertato nella giovane un disturbo post-traumatico da stress di grado moderato e un danno biologico permanente pari al 19%. Gli esperti hanno sottolineato come le conseguenze psicologiche abbiano segnato profondamente la crescita della ragazza, oggi ventiquattrenne. Anche i genitori hanno pagato un prezzo alto: la coppia si è separata pochi anni dopo, segnando una frattura insanabile.
Il giudice ha riconosciuto il diritto al risarcimento non solo per la vittima diretta, ma anche per i suoi genitori. Ha ritenuto provato il danno morale e relazionale subito da tutta la famiglia. La somma di 130 mila euro dovrà essere pagata dai genitori del ragazzo, considerati responsabili civili per “mancanza di educazione”.
Vigilanza ed educazione: un dovere dei genitori
La sentenza segue una linea giuridica che in questi anni ha visto i tribunali italiani attribuire ai genitori una responsabilità diretta per i comportamenti illeciti dei figli minorenni. Il Tribunale di Treviso ha richiamato una decisione della Corte di Cassazione del 2019, che dice chiaramente: i genitori “devono insegnare ai figli ciò che serve per non fare del male agli altri” e devono anche controllare che questa educazione venga effettivamente data.
Un principio già espresso in altri casi: a Firenze, per esempio, una sentenza simile riguardava una violenza avvenuta in una scuola di Siena. Allora i giudici avevano sottolineato che la responsabilità dei genitori non si limita a dare regole generiche, ma implica un controllo concreto sul comportamento dei figli.
Le reazioni e il dibattito aperto
La condanna ha diviso gli addetti ai lavori e le associazioni per la tutela dei minori. “È un messaggio chiaro: la responsabilità educativa non si può scaricare o sottovalutare”, ha detto l’avvocato Paola G., legale della famiglia della vittima. Dall’altra parte, la difesa dei genitori condannati sostiene che “non si può chiedere ai genitori di prevedere tutte le possibili deviazioni”.
Il caso di Treviso riporta al centro il tema del ruolo delle famiglie nell’educazione affettiva e sessuale dei ragazzi. Un argomento delicato, spesso ignorato, come ha evidenziato anche il giudice nelle motivazioni: “Solo con un’educazione consapevole e continua – si legge nella sentenza – si possono evitare comportamenti dannosi verso i più fragili”.
La vicenda, ora chiusa in tribunale, lascia aperti interrogativi importanti sul rapporto tra responsabilità personale e familiare. E su quanto ancora pesi il silenzio su certi temi nelle case italiane.
