Copenaghen, 10 gennaio 2026 – I leader dei cinque partiti del parlamento groenlandese, l’Inatsisartut, hanno ribadito oggi con forza la volontà di decidere da soli il proprio destino politico. In una dichiarazione congiunta, diffusa nelle prime ore e ripresa dall’agenzia Dpa, i rappresentanti delle principali forze politiche hanno detto chiaramente: “Non vogliamo essere americani, non vogliamo essere danesi, vogliamo essere groenlandesi”. Un messaggio netto, che arriva in un momento in cui l’attenzione internazionale sull’isola artica non è mai stata così alta.
Groenlandia: “Rispetto per la nostra sovranità”
La nota dei leader, firmata a Nuuk dopo una riunione di oltre tre ore, contiene anche un appello diretto agli Stati Uniti. “Chiediamo agli Stati Uniti di smetterla di mostrare disprezzo per il nostro Paese”, si legge nel documento. Una frase che racconta bene il clima di tensione degli ultimi mesi, segnati da dichiarazioni e visite ufficiali che hanno riacceso il dibattito sul ruolo strategico della Groenlandia nell’Artico. Secondo fonti parlamentari locali, il riferimento è alle recenti dichiarazioni di esponenti americani sulla possibile espansione della presenza militare sull’isola.
Groenlandia: autonomia ampia ma legata a Copenaghen
Con circa 57.000 abitanti, la Groenlandia gode di una vasta autonomia interna dal 2009, anno in cui è entrata in vigore la legge sull’autogoverno. Ma rimane formalmente parte del Regno di Danimarca, che continua a gestire difesa, politica estera e alcune questioni economiche. Negli ultimi anni, la questione dell’indipendenza è tornata spesso al centro del dibattito locale. “Il futuro della Groenlandia deve essere deciso dal suo popolo”, hanno rimarcato i leader dei cinque partiti, tra cui Siumut e Inuit Ataqatigiit.
L’interesse mondiale per le risorse e la posizione strategica
L’attenzione internazionale verso la Groenlandia non smette di crescere. Il motivo? Le sue ricchezze naturali – petrolio, gas, minerali rari – e la posizione chiave nell’Artico. Gli Stati Uniti hanno più volte manifestato la volontà di rafforzare la cooperazione militare e scientifica con Nuuk. Nel 2019, l’allora presidente Donald Trump aveva persino proposto di comprare la Groenlandia dalla Danimarca, scatenando sorpresa e irritazione sia a Copenaghen sia tra i leader locali. Da allora i rapporti tra Washington e Nuuk restano complicati.
Un’identità che si fa sempre più forte
A Nuuk, capitale dell’isola, l’identità nazionale è un tema sentito ogni giorno. “Siamo groenlandesi prima di tutto”, ha detto ieri sera alla radio pubblica KNR la giovane attivista Malene Kristiansen. Nelle scuole e nei centri culturali si moltiplicano le iniziative per valorizzare la lingua e le tradizioni locali. Secondo un sondaggio di dicembre dell’istituto Gallup Greenland, oltre il 60% degli intervistati è favorevole a più autonomia o a una piena indipendenza dalla Danimarca. Ma non mancano le preoccupazioni sulle possibili conseguenze economiche di una separazione totale.
Il futuro della Groenlandia tra autonomia e indipendenza
Il governo danese ha sempre detto di rispettare le scelte del popolo groenlandese. “La Groenlandia fa parte del Regno, ma il suo futuro lo decidono i suoi abitanti”, ha detto nei mesi scorsi il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen. Al momento non sono previsti referendum ufficiali sull’indipendenza, ma il clima politico sembra spingere verso una graduale ridefinizione dei rapporti con Copenaghen. Intanto, la comunità internazionale guarda con attenzione: l’Artico è ormai al centro di nuove tensioni geopolitiche e la voce della Groenlandia – oggi più che mai – vuole farsi sentire.
