Monte San Biagio, 10 gennaio 2026 – Una folla silenziosa e raccolta ha riempito questa mattina la chiesa di San Giovanni Battista, a Monte San Biagio, per l’ultimo saluto ad Aurora Livoli, la diciannovenne trovata morta il 29 dicembre in un cortile alla periferia di Milano. La comunità, ancora scossa per la tragedia che ha colpito una delle sue ragazze, si è stretta attorno alla famiglia Livoli in un abbraccio discreto ma sincero.
Un addio segnato dal dolore e dalla voglia di giustizia
Durante l’omelia, monsignor Luigi Vari, arcivescovo di Gaeta, ha scelto parole semplici ma piene di forza. Si è rivolto ad Aurora come se fosse ancora lì, tra i banchi: “È dura capire tanta brutalità e sofferenza, una violenza folle che ci lascia senza parole”, ha detto, con la voce ferma ma carica di dolore. Ha poi ricordato le parole del padre della ragazza: “Non cerco vendetta ma giustizia: vuole che tu possa riposare”. Un passaggio che ha toccato i presenti, molti con gli occhi lucidi e una rosa bianca stretta in mano.
La bara di noce chiaro, posata davanti all’altare, era circondata da fiori bianchi e da una foto di Aurora sorridente. Alcuni amici hanno lasciato biglietti e piccoli oggetti accanto al feretro. In chiesa, il silenzio era rotto solo da singhiozzi sommessi e preghiere sussurrate.
Monte San Biagio si stringe alla famiglia Livoli
Il sindaco di Monte San Biagio, Federico Carnevale, ha preso la parola poco prima della fine della cerimonia. “Siamo qui oggi con il cuore spezzato: ogni parola sembra troppo piccola”, ha detto con la voce rotta dall’emozione. Ha ricordato Aurora come “una ragazza con tutta la vita davanti: sogni, passioni, progetti”, sottolineando come la sua morte improvvisa e violenta abbia lasciato “un vuoto enorme” non solo nella famiglia, ma in tutto il paese.
All’uscita della bara dalla chiesa, poco dopo mezzogiorno, decine di palloncini bianchi sono stati lanciati verso il cielo limpido. Un gesto semplice, quasi infantile, che ha commosso tutti. Alcuni amici hanno raccontato a bassa voce piccoli ricordi di Aurora: le passeggiate sul lungomare di Sperlonga, i pomeriggi tra libri e musica, i sogni per l’università che voleva iniziare a settembre.
L’indagine resta aperta, si cercano risposte
Aurora Livoli era stata trovata senza vita la mattina del 29 dicembre in un cortile di via Padova, a Milano. Secondo gli investigatori, la giovane si era allontanata da casa la sera prima. Il corpo mostrava evidenti segni di violenza: si parla di strangolamento dopo un’aggressione sessuale. La Squadra Mobile di Milano continua a lavorare senza sosta, ma finora non sono stati resi noti dettagli su sospetti o piste privilegiate.
Fonti vicine alla Procura dicono che si stanno analizzando immagini delle telecamere di sorveglianza della zona e i tabulati telefonici. Gli investigatori mantengono il massimo riserbo, ma assicurano che ogni pista viene esaminata con attenzione. “La famiglia merita risposte chiare”, ha confidato un investigatore a margine dei funerali.
Un paese ferito che non dimentica
Monte San Biagio, poco più di seimila anime tra le colline pontine, si è fermata oggi per Aurora. I negozi hanno abbassato le saracinesche, le scuole sono rimaste chiuse per lutto cittadino. In piazza Municipio, davanti alla foto della ragazza, un mazzo di fiori e una candela accesa. “Non ci sono parole”, ha detto una compagna di scuola uscendo dalla chiesa. “Solo rabbia e tristezza”.
Il dolore è forte, ma da questa piccola comunità arriva un’unica richiesta: giustizia per Aurora. Non vendetta, come ha ricordato il padre, ma verità e rispetto per una giovane vita spezzata troppo presto.
