Teheran, 10 gennaio 2026 – Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ha deciso di alzare il livello di allerta per il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), superando persino le misure adottate durante la guerra con Israele dello scorso giugno. La notizia, riportata da fonti interne al governo iraniano al Telegraph, arriva mentre il Paese è ormai al quattordicesimo giorno di proteste diffuse in molte città.
Guardie della Rivoluzione: allarme massimo
Secondo le fonti, Khamenei ha scelto di puntare quasi esclusivamente sulle Guardie della Rivoluzione, lasciando da parte esercito e polizia. Dietro questa decisione c’è una questione di fiducia. “Il rischio che qualcuno tradisca l’IRGC è praticamente zero”, ha spiegato un funzionario anonimo. Al contrario, nell’esercito e nella polizia, soprattutto nei momenti più critici, non sono mancati casi di diserzione.
La direttiva è arrivata nelle prime ore del mattino, secondo quanto riferito da ambienti vicini al Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale. Le unità dell’IRGC sono state dispiegate in punti strategici di Teheran, Mashhad e Isfahan, con posti di blocco e pattugliamenti rafforzati. “Ci hanno detto chiaramente: nessuna tolleranza verso chi minaccia la stabilità”, ha confidato un ufficiale che ha preferito restare anonimo.
Proteste in crescita e risposta dura
Le manifestazioni, nate quasi due settimane fa dopo la morte di un giovane attivista a Shiraz, si sono allargate rapidamente ad almeno 18 province. Ogni sera migliaia di persone scendono in piazza, sfidando spesso il coprifuoco imposto dalle autorità. Secondo le prime stime delle organizzazioni per i diritti umani, solo ieri sono stati arrestati almeno 27 manifestanti, mentre il numero dei feriti resta incerto.
Il governo iraniano, tramite il portavoce Ali Bahadori Jahromi, ha ribadito che “ogni tentativo di destabilizzazione sarà fermamente contrastato”. Ma la massiccia presenza delle Guardie della Rivoluzione – riconoscibili dalle uniformi verdi e dai veicoli blindati – ha creato paura e rabbia tra la popolazione. Alcuni abitanti del quartiere Ekbatan a Teheran raccontano di aver visto colonne di mezzi militari dirigersi verso il centro già alle sei del mattino.
Paura di tradimenti interni
La scelta di affidarsi all’IRGC piuttosto che all’esercito regolare non è casuale. Secondo alcuni analisti iraniani, la leadership teme che l’esercito non sia del tutto affidabile se la situazione dovesse peggiorare. “Le Guardie sono viste come un baluardo ideologico”, spiega Amir Mohebian, politologo vicino ai conservatori. “Solo loro garantiscono fedeltà totale alla Guida Suprema”.
Negli ultimi anni non sono mancati segnali di dissenso tra le forze dell’ordine. Nel 2022, durante le proteste per la morte di Mahsa Amini, alcuni agenti rifiutarono di obbedire agli ordini, venendo sospesi. Da allora, il governo ha stretto i controlli e promosso ufficiali considerati più fedeli.
Reazioni dal mondo
La nuova ondata repressiva ha suscitato reazioni internazionali. L’Unione Europea ha espresso “profonda preoccupazione” per l’uso della forza contro i manifestanti e ha chiesto a Teheran di rispettare i diritti fondamentali. Gli Stati Uniti hanno invitato l’Iran a “garantire il diritto a protestare pacificamente”. Mosca, invece, si è limitata a un commento formale sulla necessità di “stabilità regionale”.
Nel frattempo, nelle strade di Teheran la tensione resta alta. Ieri sera, gruppi di giovani hanno acceso piccoli falò vicino all’università Sharif, gridando slogan contro il governo. Le forze speciali sono intervenute poco dopo le 22, disperdendo la folla con lacrimogeni.
Una strategia rischiosa
Per ora, la linea della leadership sembra puntare tutto sulla compattezza delle Guardie della Rivoluzione, viste come l’ultimo baluardo contro un’escalation incontrollata delle proteste. Resta da capire se basterà a fermare una rabbia che, almeno finora, non accenna a diminuire. “Non abbiamo paura”, racconta una studentessa ventenne davanti alla metropolitana di Tajrish. “Siamo stanchi, ma non ci fermeremo”.
