Houston, 10 gennaio 2026 – La missione Crew 11 della NASA tornerà sulla Terra con quasi venti giorni di anticipo. A spingere la decisione è stato un problema di salute manifestato da uno degli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La notizia è arrivata ieri sera da Jared Isaacman, il capo dell’agenzia spaziale americana, che ha parlato di una scelta fatta “per precauzione”, ribadendo però che non si tratta di un’emergenza.
Crew 11 torna prima: un fatto senza precedenti in 25 anni
In venticinque anni di attività della ISS, non era mai successo che una missione venisse interrotta per motivi medici. Stavolta la NASA ha preferito non rischiare. “Il rientro anticipato non compromette la missione e non cambia molto il lavoro sulla stazione”, ha spiegato Paolo Nespoli, astronauta italiano con tre voli alle spalle per l’Agenzia Spaziale Europea. Per Nespoli, la decisione è stata presa dopo aver scoperto il problema di salute durante i controlli di routine.
Silenzio stretto sulle condizioni dell’astronauta
La NASA non ha voluto entrare nel dettaglio né svelare chi sia l’astronauta coinvolto. L’unica cosa certa, al momento, è che le sue condizioni sono “stabili” e non gravi. Già il 7 gennaio l’agenzia aveva annunciato il rinvio della passeggiata spaziale prevista per il giorno dopo, che avrebbe visto protagonisti Zena Cardman e Mike Fincke. Da allora, nessuna notizia ufficiale. “Di solito, sulla ISS i problemi medici si risolvono senza fermare la missione”, ha ricordato Nespoli, sottolineando l’addestramento specifico che gli astronauti ricevono per affrontare emergenze sanitarie nello spazio.
Come si gestiscono i problemi medici a bordo
A bordo della ISS la gestione delle emergenze sanitarie si basa su un lavoro costante tra gli astronauti e i medici a Terra. “Abbiamo una farmacia ben fornita, ma ogni farmaco va usato solo con l’ok dei medici a Houston”, ha detto ancora Nespoli. In passato, piccoli malesseri o incidenti si sono risolti grazie a questa specie di telemedicina, senza mai dover tornare prima del previsto. Stavolta, però, gli specialisti della NASA hanno valutato il rischio come “persistente”.
Rientro senza fretta, ma con massima attenzione
Il ritorno sulla Terra seguirà le normali procedure: la navetta Crew Dragon Endeavour di SpaceX riporterà a casa i quattro membri di Crew 11 – oltre a Cardman e Fincke, anche il russo Oleg Platonov e il giapponese Kimiya Yui. L’ammaraggio è previsto nell’Oceano Pacifico, davanti alla California. Dopo il recupero da parte delle squadre specializzate, l’equipaggio sarà portato in elicottero sulla terraferma e poi raggiungerà il Johnson Space Center di Houston con un volo dedicato.
“È la prima volta che facciamo un’evacuazione medica controllata dal veicolo”, ha spiegato Amit Kshatriya, amministratore associato della NASA. “Per noi l’importante è la sicurezza di tutto l’equipaggio, senza correre rischi inutili”.
Poche conseguenze per la vita sulla ISS
La NASA assicura che il rientro anticipato non influirà in modo significativo sulle attività scientifiche e operative della stazione. Gli altri astronauti continueranno il loro lavoro come previsto. L’unica variazione riguarda la passeggiata spaziale, rimandata a data da destinarsi.
Si attendono ora nuovi aggiornamenti ufficiali – la data esatta del rientro sarà comunicata nelle prossime ore – mentre resta la massima riservatezza sulle condizioni dell’astronauta. Una scelta comprensibile, dicono fonti vicine all’agenzia, sia per rispettare la privacy sia per evitare allarmismi.
Per ora, conta una sola cosa: riportare a casa Crew 11 sana e salva.
