La rivoluzione della terapia genica: spegnere il dolore come mai prima d’ora

La rivoluzione della terapia genica: spegnere il dolore come mai prima d'ora

La rivoluzione della terapia genica: spegnere il dolore come mai prima d'ora

Matteo Rigamonti

Gennaio 10, 2026

Philadelphia, 10 gennaio 2026 – Spegnere il dolore agendo direttamente sui circuiti del cervello, senza gli effetti collaterali degli oppioidi: è quanto hanno ottenuto i ricercatori della University of Pennsylvania School of Medicine con una nuova terapia genica testata sui topi. Lo studio, pubblicato su Nature, è stato guidato da Gregory Corder ed Eric Yttri, in collaborazione con le università di Stanford e Carnegie Mellon. Un passo avanti che, dicono gli autori, potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti contro il dolore cronico negli esseri umani.

Dentro la mappa del dolore nel cervello

Per mesi, il gruppo di Philadelphia ha cercato di capire come funziona la percezione del dolore. “Il dolore cronico – spiega Corder – è come una radio con il volume bloccato al massimo: non importa cosa fai, non riesci a farlo abbassare”. Una buona immagine per chi soffre e fatica a trovare sollievo. Le terapie attuali, soprattutto quelle con gli oppioidi, aiutano solo in parte e spesso portano a dipendenza o altri problemi.

I ricercatori hanno usato l’intelligenza artificiale per studiare l’attività cerebrale dei topi sottoposti a stimoli dolorosi. Così hanno tracciato una vera e propria mappa dei percorsi neuronali che trasmettono il dolore. Un lavoro paziente, tra osservazioni al microscopio e analisi dei dati raccolti in tempo reale.

La svolta della terapia genica

Individuati i neuroni che fanno sentire il dolore, il team di Corder e Yttri ha messo a punto una terapia genica su misura. L’idea era spegnere solo quei circuiti, senza toccare le altre funzioni del cervello. “Questa è, per quanto ne sappiamo, la prima terapia genica diretta al sistema nervoso centrale per trattare il dolore. Un modello concreto per una medicina del dolore senza dipendenza e mirata ai singoli circuiti”, sottolinea Corder.

La procedura, finora provata solo sui topi, consiste nell’introdurre nel cervello una sequenza genetica che blocca l’attività dei neuroni coinvolti. Secondo Nature, gli animali trattati hanno mostrato una netta riduzione della sensibilità al dolore, senza gli effetti collaterali tipici degli oppioidi.

Dalla morfina a nuove strade

Lo studio ha anche svelato meglio come funziona la morfina nel cervello. Gli scienziati hanno visto che la sostanza “spegne” alcuni percorsi neuronali, ma in modo meno preciso rispetto alla terapia genica. Questo spiega perché, col tempo, gli oppioidi perdono efficacia o creano dipendenza.

“Abbiamo imparato molto osservando la morfina – racconta Yttri – ma volevamo un’alternativa più precisa e sicura”. Il risultato sui topi è solo il primo passo. Portare questa terapia nell’uomo richiederà ancora tempo.

Cautela e speranze per il futuro

Gli autori sono chiari: “Siamo ancora all’inizio – ammette Corder – servono altri test per capire se la terapia è sicura ed efficace negli esseri umani”. Ma la possibilità di intervenire direttamente sui circuiti del dolore apre nuove speranze per chi soffre di dolori cronici e invalidanti.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 1,5 miliardi di persone nel mondo convivono con dolore cronico. In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità stima che circa il 20% degli adulti ne soffra in modo continuo. Per molti, le terapie oggi disponibili non bastano o sono rischiose.

Verso cure su misura per il dolore

La ricerca su Nature segna una svolta nella comprensione del dolore nel cervello. Se questi risultati si confermeranno anche nell’uomo, apriranno la strada a cure personalizzate e senza gli effetti collaterali che limitano l’uso degli oppioidi. “Non è solo una questione di efficacia – conclude Corder – ma di qualità della vita per milioni di persone”.

Per ora, la speranza è nelle mani dei laboratori e dei prossimi studi clinici. Ma la direzione è chiara: spegnere il dolore alla radice, senza dover pagare il prezzo degli effetti collaterali.