La villa portoghese: un viaggio senza confini nella storia di Avelina Prat

La villa portoghese: un viaggio senza confini nella storia di Avelina Prat

La villa portoghese: un viaggio senza confini nella storia di Avelina Prat

Giada Liguori

Gennaio 10, 2026

Roma, 10 gennaio 2026 – Da oggi arriva nelle sale italiane “La villa portoghese”, l’ultimo film della regista spagnola Avelina Prat, distribuito da Academy Two. Al centro della storia c’è Fernando, un uomo riservato e silenzioso, professore di geografia in un’università spagnola, che si ritrova improvvisamente a perdere ogni punto di riferimento. Tra dramma esistenziale e ricerca di sé, la pellicola spinge lo spettatore a chiedersi cosa sia davvero la nostra identità.

Fernando, un geografo alla deriva

Fernando, interpretato da Manolo Solo, vive una vita tranquilla, fatta di lezioni e routine casalinga. Ma tutto cambia in un pomeriggio qualunque: tornando a casa, scopre che sua moglie serba è sparita senza lasciare alcuna traccia. Nessun biglietto, nessuna spiegazione. Solo un vuoto immenso. Da quel momento, Fernando deve rimettere insieme i pezzi della sua esistenza, lui che di mestiere traccia mappe e studia territori.

Disorientato, decide di lasciare la Spagna e partire per il Portogallo. Durante un viaggio che sembra quasi casuale, incontra Manuel, un giardiniere solitario. In circostanze volutamente ambigue, Fernando assume l’identità di Manuel e si trasferisce in una villa isolata, immersa nella campagna portoghese. La proprietaria, una donna gentile che ha scelto di ritirarsi in quella casa ereditata dalla nonna, lo accoglie senza fare troppe domande.

Identità e luoghi: il vero cuore della storia

“La villa portoghese” si muove su un terreno delicato: la ricerca di sé. Avelina Prat, nata a Valencia nel 1972, racconta che il film nasce da una domanda semplice ma profonda: “Che cosa ci definisce? Il luogo dove cresciamo, i nostri geni, le abitudini, le esperienze?”. Per lei, uno degli elementi chiave è proprio il luogo, inteso non solo come spazio fisico, ma come intreccio di relazioni e abitudini.

“Il luogo come casa”, ha detto la regista a Roma durante la presentazione. “È il posto dove ti senti te stesso, dove smetti di scappare. Non ha a che fare con le radici, ma con la scoperta”. Nel film, Fernando prova a costruire una nuova identità vivendo la vita di un altro. Eppure – sottolinea Prat – proprio così riesce a darsi una nuova realtà, a inventarsi una vita diversa.

Atmosfere sospese e omaggi letterari

Il ritmo del film è lento, quasi sospeso nel tempo. La villa avvolta dal verde portoghese diventa un luogo fuori dal mondo, dove Fernando può finalmente fermarsi e guardarsi dentro. La natura – alberi secolari, orti curati, silenzi rotti solo dal canto degli uccelli – accompagna il suo cambiamento. In questa nuova famiglia improvvisata, fatta di piccoli gesti e affetto discreto, trova una tregua dal proprio caos interiore.

Non mancano i riferimenti letterari: Prat cita autori come Enrique Vila-Matas e Robert Walser, ma anche i grandi del cinema come Antonioni e Rohmer. “Il protagonista è sempre perseguitato da un senso di estraniamento”, spiega la regista. “Si sente lontano dal suo ambiente, da quello che succede. Un’angoscia che lo spettatore percepisce fin dalle prime scene”.

Una frase che resta e un finale aperto

“Il mondo è caotico finché non lo disegni”, dice Fernando in una delle battute più significative. È il cuore del film: solo mettendo ordine dentro di sé si può sperare di trovare pace. Eppure, come nella vita, il passato torna sempre a farsi sentire quando meno te lo aspetti. Senza svelare troppo, il finale lascia molte domande aperte.

“La villa portoghese” è un film che invita a riflettere senza dare risposte facili. Un piccolo gioiello per chi cerca storie intime e profonde, lontane dai grandi blockbuster. Da oggi nelle sale di tutta Italia.