L’omicidio del capotreno: la drammatica sequenza che ha portato alla morte di Alessandro Ambrosio

L'omicidio del capotreno: la drammatica sequenza che ha portato alla morte di Alessandro Ambrosio

L'omicidio del capotreno: la drammatica sequenza che ha portato alla morte di Alessandro Ambrosio

Matteo Rigamonti

Gennaio 10, 2026

Bologna, 10 gennaio 2026 – Tre secondi: tanto sarebbe bastato a Marin Jelenic per seguire e colpire a morte Alessandro Ambrosio, capotreno di 52 anni, quella sera del 7 gennaio, nella stradina tra il piazzale Ovest e il parcheggio della stazione di Bologna. L’omicidio è avvenuto in un punto dove non arrivano le telecamere, ma la squadra mobile e la Procura hanno ricostruito tutto nei dettagli, grazie a indizi e immagini decisive. Il giudice per le indagini preliminari di Brescia, Valeria Rey, ha disposto la custodia cautelare in carcere per il cittadino croato, fermato due giorni dopo a Desenzano del Garda.

Le telecamere raccontano: tre secondi fatali

Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano una scena che si consuma in pochi attimi. Si vede Jelenic, 36 anni, camminare dietro ad Ambrosio con una birra in lattina in mano, a tratti accelerando il passo. Poi scompare per appena tre secondi. Quando torna inquadrato, si allontana di corsa, guardandosi più volte indietro. In quel breve lasso di tempo, secondo la Procura, è avvenuta l’aggressione mortale.

Il colpo che ha ucciso Ambrosio è stato uno solo, inferto alla schiena. Un dettaglio che, secondo la gip Rey, rende difficile pensare a un aggressore arrivato dal lato opposto. “L’unica persona presente accanto alla vittima al momento dell’aggressione era proprio Jelenic”, si legge nell’ordinanza. Nessun altro compare nelle immagini successive.

Gli indizi che incastrano Jelenic

A pesare sull’accusa ci sono anche diversi elementi concreti. Vicino al luogo dell’omicidio è stato trovato un coltello simile a quelli sequestrati a Jelenic durante il fermo: stessa marca, stesso modello. L’arma presenta tracce che potrebbero essere sangue, ma saranno gli esami a confermarlo.

Non solo. Al momento dell’arresto a Desenzano del Garda, Jelenic indossava gli stessi vestiti ripresi dalle telecamere di Bologna: giubbotto scuro, pantaloni chiari, scarpe da ginnastica. Sulla suola di una scarpa è stata trovata una macchia di sangue. Gli investigatori stanno confrontando le impronte lasciate sul posto con quelle delle scarpe sequestrate.

Il fermo e il silenzio dell’indagato

Il giudice di Brescia ha convalidato il fermo di Jelenic, che resta in carcere con l’accusa di omicidio aggravato da due circostanze: aver agito per “motivi abietti” e aver commesso il fatto vicino a una stazione ferroviaria. Ieri mattina, durante l’interrogatorio di garanzia, il 36enne croato ha scelto di non rispondere. “Si riserva di parlare davanti al magistrato che segue l’inchiesta a Bologna”, ha detto la sua avvocata, Luisella Savoldi.

Finora, non risultano rapporti tra Jelenic e la vittima. Il movente resta un mistero: gli inquirenti parlano di “motivi abietti”, ma non escludono che possano venire fuori nuovi dettagli nelle prossime settimane.

La città sotto choc: la sicurezza torna sotto i riflettori

La morte di Alessandro Ambrosio ha scosso colleghi e familiari. “Amava il suo lavoro, ma aveva anche paura”, ha raccontato la compagna della vittima davanti alla stazione. I sindacati dei ferrovieri hanno chiesto più controlli e misure di sicurezza nelle zone meno illuminate degli scali.

Nei prossimi giorni saranno decisivi i risultati degli esami sul coltello e sulle tracce di sangue. Solo allora – spiegano fonti della Procura – si potrà chiudere il cerchio sulle responsabilità e ricostruire con precisione cosa è successo in quei tre secondi fatali tra i binari e il parcheggio della stazione.

L’inchiesta va avanti senza sosta: la squadra mobile di Bologna continua a raccogliere testimonianze e a studiare ogni dettaglio utile per capire cosa sia davvero successo in quella breve, tragica parentesi.