Parigi pronta a inviare 6.000 soldati in Ucraina: un passo decisivo per la stabilità post-bellica

Parigi pronta a inviare 6.000 soldati in Ucraina: un passo decisivo per la stabilità post-bellica

Parigi pronta a inviare 6.000 soldati in Ucraina: un passo decisivo per la stabilità post-bellica

Matteo Rigamonti

Gennaio 10, 2026

Parigi, 10 gennaio 2026 – Ieri a Parigi, Emmanuel Macron ha convocato a porte chiuse tutti i gruppi politici del Parlamento francese per spiegare il piano di invio di truppe in Ucraina. L’incontro arriva a soli due giorni dal vertice della cosiddetta “coalizione dei volenterosi” e segna una tappa importante nella strategia francese sul conflitto ucraino. Mathilde Panot, capogruppo di France Insoumise, ha riferito che la Francia sarebbe pronta a schierare “circa 6mila soldati” non appena sarà raggiunto un accordo di pace. La notizia è stata diffusa dal quotidiano Le Monde.

Macron chiama i leader: la missione militare in Ucraina prende forma

La riunione si è tenuta nel tardo pomeriggio all’Eliseo, con il premier Gabriel Attal, il ministro della Difesa Sébastien Lecornu, il capo di Stato Maggiore Thierry Burkhard e i presidenti delle due Camere, Yaël Braun-Pivet e Gérard Larcher. Macron ha voluto mettere attorno a un tavolo tutte le forze politiche, dalla maggioranza all’opposizione, per condividere i dettagli di un possibile intervento militare francese in Ucraina.

Secondo chi era presente, il presidente ha spiegato le condizioni e i tempi di un eventuale dispiegamento, chiarendo che la missione dipenderà dalla firma di un accordo di pace tra Kiev e Mosca. “Non si tratta di un’operazione offensiva”, avrebbe detto Macron, “ma di una missione di stabilizzazione e supporto”.

6mila soldati: il nodo del numero

La cifra di 6mila soldati è stata menzionata da Mathilde Panot al termine dell’incontro. “È una stima che ci è stata comunicata durante il confronto”, ha detto la leader della sinistra radicale. Dall’Eliseo, però, nessuna conferma ufficiale: si parla più genericamente di “diverse migliaia” di uomini pronti a partire. Il punto resta aperto. Se confermata, la Francia schiererebbe uno dei contingenti più imponenti della coalizione occidentale.

L’idea di un invio massiccio ha già scatenato reazioni diverse tra i partiti. I Repubblicani chiedono “massima chiarezza sulle regole d’ingaggio”, mentre il Rassemblement National si mostra molto critico. Marine Le Pen ha espresso “forti riserve” su una missione che, secondo lei, “potrebbe trascinare la Francia in uno scenario imprevedibile”.

Il quadro internazionale e i prossimi passi

Il vertice della coalizione dei volenterosi, lunedì scorso a Parigi, ha visto riuniti rappresentanti di Stati Uniti, Germania, Regno Unito e altri Paesi europei. Sul tavolo c’era l’idea di un intervento coordinato per garantire la sicurezza in Ucraina dopo la fine della guerra. La Francia si propone come uno dei protagonisti principali, forte dell’esperienza nelle missioni internazionali e della volontà – più volte ribadita da Macron – di non lasciare sola Kiev.

Secondo fonti diplomatiche, le truppe francesi potrebbero essere schierate nelle regioni orientali dell’Ucraina per far rispettare gli accordi e aiutare la ricostruzione delle infrastrutture civili. Il calendario è ancora incerto: tutto dipenderà dall’andamento dei negoziati tra Russia e Ucraina.

Dentro la Francia, tra dubbi e richieste di chiarezza

Sul fronte interno, il governo dovrà confrontarsi con un Parlamento diviso e un’opinione pubblica ancora scossa dalle recenti tensioni internazionali. “Serve un dibattito trasparente”, ha chiesto Olivier Faure, segretario del Partito Socialista. Anche alcuni centristi hanno chiesto all’esecutivo di fornire un quadro chiaro sulle finalità e sui rischi dell’operazione.

Intanto, dall’Eliseo filtra massimo riserbo sui dettagli. “Ogni decisione rispetterà le prerogative parlamentari”, assicura una fonte vicina al presidente. Solo quando i negoziati porteranno a risultati concreti, si parlerà di date e numeri certi.

La partita è aperta. La Francia si prepara a giocare un ruolo centrale nella stabilizzazione dell’Ucraina.