Teheran, 10 gennaio 2026 – Il bilancio delle proteste in Iran continua a peggiorare. Secondo la Human Rights Activists News Agency (Hrana), le vittime accertate sono almeno 65, con la maggior parte dei decessi che si registrano lontano dalla capitale. Da settimane il Paese è scosso da tensioni fortissime, soprattutto nelle province di Chaharmahal e Bakhtiari, Ilam, Kermanshah e Fars, dove le forze di sicurezza si sono fatte più presenti nelle ultime ore.
Proteste fuori dal centro, morti nelle province
I dati di Hrana confermano che le vittime sono concentrate soprattutto nelle zone periferiche, ben lontane dai riflettori di Teheran. Le province a ovest e sud-ovest sono quelle più colpite. Fonti locali raccontano di scontri soprattutto nelle ore notturne, con barricate improvvisate e una forte tensione tra manifestanti e polizia. In città come Shahr-e Kord e Ilam, i testimoni parlano di strade deserte già dal tardo pomeriggio, negozi chiusi e un’atmosfera di paura palpabile.
Arresti in aumento, la popolazione sotto choc
Oltre alle vittime, Hrana segnala almeno 2.311 arresti dall’inizio delle proteste. Le autorità iraniane non hanno fornito numeri ufficiali, ma le organizzazioni per i diritti umani ritengono che siano molti di più. “Hanno portato via mio fratello all’alba, senza dire nulla”, racconta una donna di Kermanshah contattata telefonicamente. Le famiglie degli arrestati spesso non sanno dove siano né quali accuse siano state mosse. In alcune zone la tensione resta altissima: “La gente ha paura a uscire, ma la rabbia cresce”, spiega un giovane di Fars.
Cos’è scattato la scintilla delle proteste
Le manifestazioni sono scoppiate dopo una serie di eventi controversi che hanno riacceso il malcontento. A far scattare la miccia, dicono le prime ricostruzioni, è stato l’arresto di alcuni attivisti locali e la dura repressione delle autorità sulle richieste di maggiori libertà. Da lì, la protesta si è allargata in fretta, coinvolgendo studenti, lavoratori e cittadini comuni. In molte città si sono visti cortei improvvisati e slogan contro il governo. Le forze dell’ordine hanno risposto con gas lacrimogeni e arresti mirati.
La linea dura del governo
Il governo iraniano ha mantenuto una posizione ferma. In alcune dichiarazioni ufficiali si parla di “elementi sovversivi” e di “influenze straniere” dietro le proteste. Ma osservatori indipendenti sostengono che il malcontento ha radici interne: la crisi economica, la disoccupazione tra i giovani e le restrizioni alle libertà civili. “Non è solo politica – commenta un analista locale – è una frustrazione che attraversa tutta la società”. Le forze di sicurezza restano schierate nei punti più caldi delle città colpite.
La comunità internazionale guarda con attenzione
La scena internazionale segue con molta attenzione quello che succede. Diverse organizzazioni per i diritti umani chiedono al governo iraniano di rispettare le libertà fondamentali e di fare chiarezza sulle morti e gli arresti. “Chiediamo trasparenza e il rilascio immediato dei detenuti politici”, ha detto un portavoce di Amnesty International. Per ora, però, da Teheran non arrivano segnali di apertura.
Un Paese in attesa, tra paura e rabbia
Con il numero delle vittime che cresce – 65 secondo l’ultimo dato di Hrana – e gli arresti che superano i duemila, il clima in Iran resta teso. Nelle province più colpite si respira un’aria di attesa carica di paura: molti temono nuovi scontri nelle prossime ore. Le famiglie delle vittime chiedono giustizia, mentre la popolazione segue con apprensione gli sviluppi. Per ora, la crisi sembra lontana dal trovare una via d’uscita.
